Esteri

Gran Bretagna al voto con l'incubo instabilità

Oltre 45 milioni di cittadini chiamati alle urne per il rinnovo dei 650 seggi della Camera dei Comuni

Sul futuro delle terre di Elisabetta II regna sovrana l’incertezza. La Gran Bretagna sta vivendo un incubo, l’instabilità politica, ormai pressoché certa, figlia di un testa a testa all’ultimo voto tra Tories e Labour. Mai così vicini nei sondaggi, i due principali partiti britannici non potranno certamente costituire il nuovo governo senza dover ricorrere a pericolose alleanze. In questo scenario si stanno svolgendo le “british elections” per la Camera dei Comuni, con 45 milioni di aventi diritto al voto pronti a recarsi alle urne nonostante le minacce dei terroristi seguaci dell’IS di farli saltare in aria. Gli ultimi sondaggi prevedono una leggera supremazia dei Tories, che quindi si confermerebbero il primo partito d’Oltremanica con una maggioranza relativa che li costringerebbe però ad allearsi con altre formazioni minori di centro o centro-destra. Tra i possibili partner, i Lib-Dem (con i quali governa attualmente), il Dup (i protestanti filo-britannici del Nord-Irlanda) e l’Ukip (gli antieuropeisti, mina vagante delle elezioni britanniche 2015). Ma il “co-sharing” rischia di non bastare a David Cameron per arrivare ad ottenere la maggioranza assoluta che gli garantirebbe di restare seduto sulla poltronissima di Westminster. I Labour, infatti, potrebbero “sbancare”, nonostante il probabile secondo piazzamento, chiudendo accordi con i soliti Lib-dem di Nick Clegg (sempre più “ago della bilancia”), con i Verdi, con il Partito del Galles e con lo Scottish National Party. Nascerebbe così un esecutivo in mano ad un “penta-partito” all’italiana, fragile e difficile da gestire. Per completare il quadro politico, va doverosamente aggiunto che Ed Miliband, leader dei Labour, se decidesse di includere gli indipendentisti seguaci di Braveheart nel “porridge” (il minestrone tipico di queste parti) per raggiungere i numeri necessari ad ottenere il diritto di governare, verrebbe subito accusato di essersi consegnato agli scozzesi regalandogli il ruolo di “minoranza decisiva”. Proprio il partito in kilt dovrebbe risultare il vero vincitore di questa tormentata tornata elettorale. Gli ultimi sondaggi prevedono infatti che i candidati guidati da Nicola (versione inglese di Nicoletta) Sturgeon riusciranno a conquistare 54 dei 59 seggi presenti in Scozia. Un bel colpo dopo aver perso lo storico referendum del 18 settembre scorso per l’addio all’Union Jack. Questo il Risiko politico sotto il Big Ben, con l’Europa spettatrice interessatissima. Perché un successo-conferma dei Tories aprirebbe la strada al referendum “in/out” dalla UE promesso per il 2017 da Cameron mentre il salto del Tamigi, con l’esecutivo affidato ai Labour, lo scongiurerebbe. Tra poche ore i verdetti, le dichiarazioni, le alleanze, i ricatti dichiarati e quelli sottotraccia. Mai come in questo caso Dio salvi la Regina.

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