Esteri

Terrorismo, Gentiloni: "Non possiamo escludere l'opzione militare"

L'Italia potrebbe fare la sua parte in Libia e in Nigeria rispetto alla minaccia posta da Isis, Shebaab, Boko Haram e altri gruppi jihadisti LEGGI ANCHE Isis, orrore a Tikrit: fosse comuni

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha ben distinto il terrorismo che diversi Paesi insieme stanno affrontanto sul piano internazionale e il ruolo dell'Italia rispetto al fenomeno. In ogni caso Gentiloni  ha asserito che la lotta al terrorismo va condotta con "interventi su più terreni" e che non è possibile escludere l'ipotesi d'intervenire militarmente.  L'Italia potrebbe fare la sua parte in Libia e in Nigeria: "Qualcuno potrà scandalizzarsi, ma questi gruppi - ha detto Gentiloni -  vanno affrontati anche sul piano militare", ha spiegato il titolare della Farnesina in un'intervista al Corriere della Sera sulla minaccia posta da Isis, Shebaab, Boko Haram e altri gruppi jihadisti, "non userò la parla combattere, altrimenti mi ritrovo nei panni del crociato...".   L'Italia contro il terrorismo. Per quanto riguarda l'Italia, Gentiloni ha affermato che "in futuro si potrebbe valutare l'opportunità di contribuire al contrasto del terrorismo in Libia o di fenomeni come Boko Haram in Nigeria, per esempio", oltre all'addestramento già avviato delle forze armate somale da parte dei Carabinieri. Il ministro degli Esteri ha ricordato che "c'è una gravissima minaccia nei confronti di tanti cristiani in diverse parti del mondo", a cui spesso l'Europa reagisce con "egoismo e ignavia" voltando "lo sguardo dall'altra parte". Gentiloni ha auspicato "segnali immediati di sostegno" alla comunità cristiana del Kenya dopo la strage al campus di Garissa, "anche raccogliendo la disponibilità di diverse università italiane".

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