I primi familiari delle 150 vittime del disastro aereo di Barcelonnette sono arrivati in Francia. Tra loro pure i parenti del co-pilota Andreas Lubitz, accusato dalla procura di Marsiglia di aver volontariamente fatto precipitare l’Airbus A320 di Germanwings: sono stati messi sotto protezione dalla polizia. I genitori del copilota sono stati ascoltati dai gendarmi francesi per cercare di capire le cause del folle gesto che ha portato allo schianto del velivolo. Con loro anche l’italiana Valeria C., fidanzata con Andreas dal 3 gennaio 2014. Con due voli speciali organizzati dalla compagnia low cost tedesca, da Barcellona e Düsseldorf, una quarantina di parenti dei passeggeri e dell’equipaggio sono sbarcati ieri alle 13.30 nello scalo di Marignane, vicino Marsiglia. E da lì in pullman un gruppo è stato accompagnato a Vernet, nelle Alpi provenzali, dove le autorità francesi hanno organizzato una cerimonia in memoria di coloro che martedì scorso sono morti nello schianto del volo 4U9525. Il secondo gruppo si è recato a Seyne-les-Alpes, vicino al luogo dell’incidente, dove è stata installata una stele in ricordo della tragedia. Poi tutti a pregare nella piccola cappella di montagna. Qualcuno non ce l’ha fatta a sopportare lo strazio ed è stato colto da malore. Altri, sfiniti, si sono sdraiati nella valle e sono stati immortalati dai flash dei fotografi. La gran parte dei familiari dei passeggeri deceduti nel disastro aereo arriveranno oggi, secondo Pierre-Henri Brandet, portavoce del ministero dell’Interno francese. Molti dei parenti delle vittime si fermeranno almeno un giorno in Francia e saranno ospitati in alberghi e strutture predisposte dalla locale protezione civile. Mille e quattrocento sono i letti messi a disposizione, anche in case private da parte di tantissimi residenti di Vernet. La presenza dei familiari è stata richiesta dagli inquirenti per il riconoscimento delle salme e per raccogliere campioni di Dna. Numerosi cadaveri sono, purtroppo, in pessime condizioni e soltanto la prova del Dna potrà garantirne l’identificazione. Terminata la procedura, le famiglie rientreranno nei rispettivi paesi di provenienza. A bordo dell’A320 c’erano 144 passeggeri di 15 differenti nazionalità. Ben 75 erano tedeschi e 51 spagnoli. Per recuperare i corpi ci vorranno almeno quindici giorni, considerato che i rottami del jet sono sparapagliati in un’area di quattro ettari sul massiccio delle Trois Evêchés. La zona è piena di scarpate, il terreno è pericoloso. Gli investigatori vengono accompagnati in quota da guide alpine e indossano scarpe con ramponi per evitare di scivolare. Mentre in Germania l’abitazione a Montabaur, in Renania, nella quale vivono i genitori di Lubitz è ora controllata dalla polizia per il timore di rappresaglie. Gli investigatori tedeschi hanno inoltre perquisito l’appartamento a Düsseldorf dove il co-pilota abitava. «Faremo tutto il possibile per chiarire le circostanze di questa tragedia», ha affermato la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Germanwings ha assicurato che il risarcimento ai familiari per la morte dei propri cari sarà rapido e «un po’ più alto» di quanto previsto dalla legge considerate le circostanze eccezionali della tragedia. L’unica consolazione (se così si può dire) è che le vittime non hanno sofferto. L’Airbus si è schiantato contro la montagna a 700 chilometri all’ora e tutti sono morti sul colpo. Soltanto negli ultimi secondi, come testimoniano le registrazioni della scatola nera, si sono sentite urla perché i passeggeri avevano capito che l’aereo stava precipitando.
Sotto scorta i genitori del comandante
Sale la tensione. La polizia teme rappresaglie contro i parenti del primo ufficiale
