Nella notte l'Arabia Saudita è entrata in azione in Yemen insieme ad altri 9 Paesi, inclusi i 6 membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, tutti sunniti. Le truppe ammassate da martedì al confine meridionale del regno sono intervenute nello Yemen per difendere il governo del presidente, il sunnita Abd-Rabbu Mansour Hadi, contro l'assalto dei ribelli sciiti Houthi, sostenuti, secondo lo stesso Hadi e Riad, dall'Iran, culla dello sciismo e dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh (ma i ribelli fanno sapere che sono preparati al confronto con la coalizione a guida saudita nello Yemen senza chiedere aiuto al loro alleato di ferro, l'Iran: "il popolo yemenita è pronto ad affrontare l'aggressione senza interferenze straniere", ha spiegato una fonte). L'Arabia Saudita ha iniziato la più grande operazione militare della sua storia impegnando ben 100 aerei da guerra e 150.000 soldati nell'intervento armato iniziato a mezzanotte contro i ribelli sciiti Houthi in Yemen in soccorso del presidente, il sunnita Mansour Hadi. Lo riferisce la rete al Arabiya, secondo la quale, nella coalizione islamica (sunnita) guidata da Riad, la Giordania ha inviato 6 caccia-bombardieri F-16 mentre gli Emirati Arabi Uniti 30 jet. Gli altri Paesi impegnati sono Marocco, Egitto, Sudan, Kuwait, Bahrein, Qatar. Pronto ad impegnarsi, anche in operazioni di terra, il Pakistan. Oggi le forze leali al presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi hanno ripreso il controllo dell'aeroporto di Aden, nel sud dello Yemen, dopo violenti scontri con i ribelli sciiti Houthi, che lo avevano strappato ieri ai governativi. Lo riferisce una fonte ufficiale locale. L'attacco. L'ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, ha chiarito da Washington che l'attacco è stato iniziato dalle truppe saudite alle 19 ora della Costa orientale americana (mezzanotte in Italia) per "difendere il legittimo governo" yemenita di Hadi su richiesta esplicita di quest'ultimo. Gli Stati Uniti, ha specifcato, non stanno partecipando in alcun modo all'attacco che coinvolge esclusivamente Paesi musulmani. L'azione non si limiterà ad alcune città yemenite ma a tutto il Paese perché "il fallimento (come Stato) dello Yemen non è un'opzione (accettabile) per noi", ha proseguito al-Jubeir. Il diplomatico ha anche sottolineato che l'azione è giustificata sulle norme previste dalla 'carta' costitutiva delle Nazioni Unite e della Lega Araba e includerà raid aerei contro le postazioni degli sciiti Houthi che da settembre controllano la capitale Sanaa e che stanno avandando da gionri su Aden. Da ultimo al-Jubeir ha lanciato l'allarme per la notizia che gli Houthi hanno il controllo di missili balistici, in grado di raggiungere obiettivi negli Stati confinanti, e delle aeronautica militare yemenita. Il presidente rimane ad Aden. Intanto il presidente dello Yemen Abd-Rabbu Mansour Hadi sarebbe rimasto nel suo quartier generale di Aden, l'importante città portuale nel sud dove si e' rifugiato nelle scorse settimana. Non solo. Hadi sarebbe "di buon umore" per l'intervento armato, a guida saudita. Lo riferisce Mohammed Marem, 'capo di gabinetto' di Hadi, che nel pomeriggio alcune fonti avevano dato in fuga da Aden: "Il presidente ringrazia e Paesi del Golfo, Giordania, Egitto e Sudan e tutti i Paesi della regione", aggiungendo che i raid sono diretti soprattutto a neutralizzare le difese aeree degli Houthi nel nord dello Yemen. L'Oman non partecipa all'intervento armato. Delle sei petromonarchie - tutte sunnite - del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Persico) solo l'Oman (che confina ad ovest con lo Yemen) non sta partecipando all'intervento armato nel Paese contro i ribelli sciiti Houthi per "proteggere" il governo del presidente, il sunnita Abd-Rabbu Mansour Hadi, "dall'aggressione". E' quanto emerge dalla dichiarazione congiunta, in cui spiegano le ragioni dell'azione, l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, il Bahrein ed il Qatar. Manca all'appello solo il sultanato omanita. Era stato nei giorni scorsi lo stesso Hadi ha chiedere un intervento armato di una coalizioni di "Paesi volenterosi" arabi. In totale sono 10 i Paesi che hanno iniziato l'attacco dalla mezzanotte italiana. Aiuti logistici da Obama. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha autorizzato la fornitura di aiuti logistici e di informazioni di intelligence a sostegno dell'intervento armato a guida saudita iniziato stanotte, alla mezzanotte italiana, contro i ribelli sciiti Houthi in Yemen. Lo ha reso noto la Casa Bianca confermando che seppure le truppe Usa non stanno prendendo parte direttamene all'attacco gli Usa hanno formato una "cellula di pianificazione (delle operazioni) congiunta" con i sauditi per coordinare il sostegno che Washington vuole dare all'operazione Gli Usa, hanno aggiunto alla Casa Bianca, e' stata in stretto contatto con il presidente sunnita dello Yemen, Mansour Hadi - che ha voluto l'intervento a guida saudita - e con i partne dell'Amrica nella regione. Rubati dai ribelli file intelligence su operazioni segrete Usa. Ribelli sciiti houthi hanno rubato file dell'intelligence yemenita con informazioni sulle operazioni antiterroristiche sostenute dagli Stati Uniti e i nomi di informatori. Lo riporta il Los Angeles Times, citando ufficiali statunitensi, precisando che i militanti hanno ottenuto i documenti dopo aver catturato la sede dell'Ufficio di sicurezza nazionale yemenita, che aveva collaborato con la Cia e con altre agenzie dell'intelligence. Inoltre, riporta il giornale, altri file sarebbero stati consegnati a funzionari iraniani da ufficiali yemeniti leali agli houthi. Non ci sono indicazioni, tuttavia, che il movimento sciita abbia ottenuto file dell'intelligence Usa. Il furto dei documenti yemeniti, riferisce il Los Angeles Times, ha influito però sulla decisione dell'amministrazione Obama di evacuare il personale americano dallo Yemen la settimana scorsa.
Yemen, al via l'intervento armato dell'Arabia Saudita contro i ribelli sciiti
Impegnati 100 aerei da guerra e 150.000 soldati.Rubati dai ribelli file intelligence su operazioni segrete Usa LEGGI ANCHE Yemen nel caos. Il presidente Hadi fugge a Gibuti
