Questo accade a chi decide di dire basta con l’estremismo, di denunciare con la democrazia l’assalto di stampo neo-salafita a un quadrante intero. Questo accade a chi decide di essere libero. Molte sono le motivazioni che potremmo menzionare come base per gli attacchi alla Tunisia, al Parlamento e al Museo del Bardo, ma una di certo spicca su tutte: il fatto che nelle ultime elezioni politiche il Paese abbia detto chiaramente no all’estremismo istituzionalizzato, tanto amato dall’Occidente da porgergli su un piatto d’argento rivoluzioni fasulle e coartate come la Primavera Araba. La Tunisia è dal secondo dopoguerra una nazione che conosce il senso della parità, della laicità, della moderazione, della ragione: e questa eredità il jihadismo ha voluto colpire. Di certo non stupisce nessuno sapere che la Tunisia vive di turismo e dei milioni di visitatori che ogni anno affollano le sue bellezze naturali e artistiche e non deve stupire l’equazione secondo la quale se si vuole colpire al cuore un Paese lo si può fare colpendo la sua economia. L’attacco terroristico vuole affamare Tunisi, togliere alla sua disponibilità anche l’ultimo brandello di speranza nel futuro che è rimasto dopo gli anni di Ben Alì e di Ennahda, che hanno decretato una crisi profondissima. Crisi che ha indebolito un partner strategico per l’Europa, assieme a Marocco ed Egitto, nella lotta al terrorismo; un indebolimento programmato, studiato e costruito al fine di rendere fragile il Paese che forse più di tutti, in quel quadrante geografico è esempio di modernità culturale e politica. Una nazione in crisi economica pare più facile da conquistare ma forse chi ha ordito questo attacco non ha fatto i conti con la testardaggine della libertà tunisina. Simboleggiata anche dalle sue donne, che dal 1956 sono pari agli uomini e concorrono alla vita sociale e politica prima che in molti Paesi europei; altro dato, questo, che l’estremismo non ha mai digerito e per il quale sarebbe disposto a distruggere il Paese purché venga eliminato. Chi può dimenticare il coraggio e la forza di Basma Khalfaoui, moglie del leader d’opposizione Chokri Belaid assassinato dai salafiti, che al funerale del marito ha sfilato a testa alta e volto scoperto per le vie di Tunisi senza paura nonostante le lame e le pallottole la facessero da padrone. Testimoniando che il terrorismo si combatte sempre e comunque, perché come diceva lo scrittore algerino Tahar Djaout assassinato dai jihadisti: «Se parli muori, se non parli muori. Allora parla e muori». La Tunisia fa gola da tempo al jihadismo di stampo salafita, che in quel territorio ha fatto proseliti in maniera massiccia, facendo sì che grossa parte dei combattenti arabi in Iraq e Siria, pre e durante Isis, siano di nazionalità tunisina; uomini diretti alla jihad e alla morte che hanno scorazzato liberamente per l’Europa senza che nessuno si degnasse di chiedere loro perché andassero tutti in Turchia, laddove li aspettavano i cargo dell’orrore. Nonostante questo la Tunisia ha votato, fra paure e angosce, e ha accolto fra le sue fragili braccia il ritorno della laicità; una prova della democrazia, questa sì superata, ma subito dopo è calato il silenzio. Nessuno, fra i geopolitici occidentali sempre pronti a glorificare le vittorie dell’estremismo, ha speso due minuti del suo prezioso tempo per parlare della vittoria dei laici in Tunisia. Eh no, non fa comodo ai poteri forti dominanti in Europa parlare di popoli arabi liberi e democratici, è un’eresia pericolosa. I moderati non esistono, ci hanno detto, e quando esistono non hanno alcun peso: bugie, falsità e mistificazioni che armano implicitamente la mano degli jihadisti che colpiscono e colpiranno ancora in Nordafrica. Sì perché non è finita qui, la mano insanguinata dell’integralismo si muove ancora fra le pieghe dei movimenti armati che pullulano nel territorio nordafricano, che si chiamino Isis, AQMI o chissà che altro; ora la Tunisia deve contare sulle sue forze, sulla sua voglia di combattere fino all’ultimo centimetro perché il percorso verso la libertà non si arresti a un passo dal traguardo. Ma sappia bene, la terra dei gelsomini che è sola perché l’Occidente da tempo ha fatto la sua scelta ed essa certo non è ricaduta sui moderati. Che dopo poche ore erano già in piazza a migliaia per dire che non hanno paura e che il terrorismo non vincerà mai.
I moderati arabi lasciati soli
Sotto choc la terra dei gelsomini indebolita da tempo e colpita al cuore della sua economia LEGGI ANCHE Il maggior numero di jihadisti reclutato in Tunisia
