Esteri

Volontaria americana uccisa dalle bombe dell’Alleanza

Morta sotto i bombardamenti della coalizione anti-Isis Kayla Jean Mueller, ostaggio americano. Mentre il re Abdallah II di Giordania si fa fotografare con l’uniforme da combattimento dell’esercito....

Morta sotto i bombardamenti della coalizione anti-Isis Kayla Jean Mueller, ostaggio americano. Mentre il re Abdallah II di Giordania si fa fotografare con l’uniforme da combattimento dell’esercito. L’esecuzione del pilota giordano Mouath al Kasasbeh, bruciato vivo dai terroristi dell'Isis, ha scatenato la rappresaglia. E così ora i «colleghi» di Mouath scrivono messaggi di morte sulle bombe prima di lanciarle. «Mostreremo loro l’inferno». «Da una coraggiosa pilota giordana a Baghdadi» sono soltanto alcuni di questi. durante uno dei raid sarebbe rimasta uccisa ieri la 26enne Mueller. «La donna è morta quando un aereo giordano ha colpito l’edificio dove si trovava nel governatorato di Raqqa, in Siria», scrive Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web. Ma secondo gli Stati Uniti «non ci sono prove» che la cooperante americana sia stata uccisa durante un bombardamento dei caccia di Amman. Già a 15 anni Kayla Mueller aveva deciso di dedicare la vita ad aiutare i bambini in fuga dalle guerre. Nel 2012 si era trasferita in Siria con l’organizzazione umanitaria «Support to Life». Il 4 agosto 2013 è stata rapita ad Aleppo. Mentre dalla Germania un centinaio di ragazze tra i 16 e i 27 anni sono volate in Siria e Iraq a fare la jihad insieme a mariti e fratelli, la Giordania è ora in prima linea nella lotta contro lo Stato islamico. E la strategia d’attacco non è solo militare. Il governo di Amman ha rimesso in libertà Abu Muhammad al Maqdisi, alias Issam Taher al Barqawi, 55 anni, «padre spirituale» del defunto leader qaedista Abu Mussab Al Zarqawi. È nato in Palestina ma ha passaporto giordano. In molti pensano possa essere usato dalle autorità giordane per rivolgere ai suoi seguaci «sermoni anti-Isis». Parlando dagli schermi di una televisione locale Al Maqdisi ha già affermato che la barbara uccisione di Kassasbe «non è accettabile da nessuna fede». Il leader qaedista, già autore di libelli contro la casa reale saudita alleata della Giordania, si è anche presentato come il mediatore chiave nel tentativo di scambio di prigionieri avviato da Amman con l’Isis le settimane scorse per cercare di salvare il pilota.

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