Esteri

Assalto al pozzo di petrolio Rapito un francese, 13 morti

Alemno tredici persone, tra cui cinque stranieri, sono state uccise nell’attacco contro il giacimento petrolifero della Total ad al-Mabrook, a sud di Sirte in Libia. Un cittadino francese e tre...

Alemno tredici persone, tra cui cinque stranieri, sono state uccise nell’attacco contro il giacimento petrolifero della Total ad al-Mabrook, a sud di Sirte in Libia. Un cittadino francese e tre filippini sarebbe stato rapito dal gruppo jiadista Ansar al Sharia, formazione alleata dell’Isis. Per la precisione, la compagnia francese Total ha una partecipazione nel campo petrolifero, che è gestito dalla società di stato libica National Oil Corp. Il portavoce della compagnia, Mohamed El Harari, ha riferito che a sferrare l’attacco sono stati «uomini armati sconosciuti». Da quasi due mesi milizie rivali stanno combattendo per i due principali porti petroliferi in Libia Es Sider e Ras Lanuf. Il campo petrolifero di al-Mabrook è chiuso da dicembre. Total aveva ritirato i suoi dipendenti francesi dalla struttura nel 2013. Attualmente vi lavorerebbero 56 persone tra libici e filippini. Ormai da mesi la situazione in Libia è critica. L’instabilità è all’ordine del giorno e milizie contrapposte si contendono il potere. I governi europei, compreso quello italiano, guardano con molta attenzione l’evolversi della crisi libica. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha espresso preoccupazione per la minaccia di una guerra civile: «Dobbiamo fare di tutto per assicurare che la Libia non diventi uno Stato fallito», ha detto durante la conferenza stampa congiunta a Berlino con il primo ministro maltese Joseph Muscat. Intanto, il portavoce del Congresso nazionale libico, Omar Hamidan, ha annunciato che è stato «raggiunto un accordo sulla prossima sede che ospiterà il dialogo libico». Hamidan ha spiegato che «la commissione delegata a trattare con l’inviato dell’Onu, Bernardino Leon, ha trovato un’intesa scegliendo un luogo e le modalità dell’avvio del dialogo». Il rappresentante del vecchio Parlamento a maggioranza islamista, che non riconosce il nuovo Congresso eletto a giugno ed «esiliato» a Tobruk, non ha rivelato dove si terrà la prossima riunione tra le parti libiche in conflitto ma ha assicurato che l’incontro «avverrà entro i prossimi giorni». Mentre la Missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha condannato «con forza» gli attacchi condotti dalle milizie islamiste al giacimento petrolifero nell’area di Sirte: «L’attacco costituisce una violazione delle dichiarazioni d’intento rese pubbliche dei principali comandanti, che hanno promesso di evitare qualunque azione che potesse danneggiare il processo politico in un momento in cui le parti libiche stanno lavorando intensamente per costruire ponti di cooperazione che contribuiscano a una soluzione pacifica del conflitto in Libia - ha sottolineato l’Unsmil - L’azione non solo rischia di minare gli sforzi per il raggiungimento di un accordo politico tra le parti, ma danneggia anche le risorse petrolifere che appartengono al popolo libico». La missione Onu ha ricordato a tutti i gruppi armati che «la maggioranza dei libici vuole il ristabilimento della pace e della stabilità nel paese» e ha invitato gli attori sul terreno ad «agire in buona fede, in accordo con il cessate il fuoco e con gli impegni assunti come prova di volontà nei confronti del processo politico». «Tutte le parti - ha concluso - devono compiere il massimo sforzo per evitare ogni azione che possa portare a un’escalation della situazione».

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