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Diffamò i carabinieri, nei guai caposcorta del pm Di Matteo

Luca Rocca Il caposcorta del pubblico ministero Nino Di Matteo, Saverio Masi, finisce sotto processo per aver diffamato i carabinieri. L’«angelo custode» del pm palermitano dovrà rispondere di aver...

Diffamò i carabinieri, nei guai caposcorta del pm Di Matteo

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Il caposcorta del pubblico ministero Nino Di Matteo, Saverio Masi, finisce sotto processo per aver diffamato i carabinieri. L’«angelo custode» del pm palermitano dovrà rispondere di aver sostenuto, pur senza mai pronunciare il loro nome, che il colonnello dei carabinieri Gianmarco Sottili, e gli ufficiali Fabio Ottaviani, Michele Miulli e Stefano Sancricca, in servizio al Nucleo investigativo di Palermo nel periodo 2001-2006, misero in atto più azioni per ostacolare la cattura dei boss Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Accuse gravissime che il gup di Roma, Cinzia Parasporo, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio, ha considerato lesive della reputazione dei quattro ufficiali. La diffamazione si sarebbe consumata nel corso di una conferenza stampa organizzata nel maggio del 2013 dal legale di Masi, Giorgio Carta. È nel corso di quell’incontro coi giornalisti che il caposcorta di Di Matteo affermò che i componenti del Nucleo investigativo palermitano ostacolarono, come si legge nel capo d’imputazione, «i militari che intendevano contribuire alla cattura di famigerati latitanti, frapponendo pretestuosi ostacoli di natura burocratica, boicottando sistematicamente le iniziative di Masi e Fiducia, sottovalutando l'apporto informativo degli stessi, nonché dissuadendoli energicamente dal continuare le indagini». Parole che costeranno il processo anche al loro legale, Carta, che organizzò proprio nel suo studio la conferenza stampa incriminata. Masi e Fiducia sono indagati per calunnia anche a Palermo, mentre il primo è già stato condannato in appello a sei mesi per falso materiale e truffa. Sotto processo finiscono anche Michele Santoro, conduttore di Servizio Pubblico, Sandro Ruotolo, suo collaboratore, Antonio Padellaro, direttore del Fatto quotidiano, insieme ai colleghi Walter Molino e Dina Lauricella, che nei loro articoli e servizi televisivi, riportarono quelle accuse concorrendo alla diffamazione. Raggiunti al telefono dal Tempo, Remo Pannain, avvocato dei colonnelli Ottaviani e Sancricca, sottolinea «la soddisfazione» dei suoi assistiti e si dice convinto che «al dibattimento emergerà ancora meglio la verità», mentre Ugo Colonna, legale del colonnello Sottili, afferma che «l’inverosimiglianza e infondatezza delle accuse» di Masi e Fiducia «ha avuto un primo riconoscimento giudiziario, e con il rinvio a giudizio si pongono le premesse anche per smascherare chi ha coordinato il progetto di infangare, con la campagna di stampa oggetto di accusa, la reputazione, il buon nome e l'onorabilità del colonnello Sottili e delle altre parti lese, attraverso la diffusione di strumentali ricostruzioni finalizzate a sostenere taluni processi penali attualmente in corso a Palermo». L’inizio del processo è fissato per l’11 maggio 2016.

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