Esteri

Wanted. Ecco i «ricercati» alle frontiere italiane

Gli sos della polizia sui «passaggi» dei possibili fiancheggiatori di cellule integraliste. Le indagini su due fratelli del Burundi (uno ucciso a Parigi dopo aver cercato di investire alcuni agenti)

Sono tante e aumentano di giorno in giorno le segnalazioni top secret di persone in qualche modo legate alle cellule terroristiche e che sarebbero passate da Roma per muoversi in direzione di altre città europee, come Parigi appunto, o per fermarsi nella Capitale e progettare il prossimo attentato. Tra le informative che girano negli uffici dell’antiterrorismo Il Tempo evita di riportare quelle più strettamente collegate con gli ultimi fatti per non pregiudicare le attività delle indagine in corso. Ciò che possiamo dire, al momento, è che i nomi in bella vista sulle più recenti informative della Questura sono ben 21. Ce n’è una che solo all’apparenza può apparire «tardiva» essendo tutti i personaggi citati già noti alle cronache: ci sono riferimenti a Boumeddienne Hayat, la 28enne nata a Parigi e immortalata l’ultima volta dalle telecamere di sicurezza dell’aeroporto di Instanbul. Accanto a lei Mehdi Sabry Belhoucine, 23enne francese di origini nordafricane insieme alla donna anche nella relazione «Attentato alla redazione del periodico Charlie Hebdo» trasmessa il 15 gennaio scorso. Di loro e di Amedy Coulibaly, il sanguinario autore della strage al supermercato Kosher di Montrouge e ucciso il giorno stesso, si cercano tracce di presenza o transito – magari nei giorni precedenti gli attentati in Francia – a Roma. Nella stessa informativa viene tra l’altro ricordato come Hayat Boumedienne potrebbe ancora utilizzare l’Austin Mini Cooper Breack nera con targa francese CV03(…). Altri riferimenti vanno diretti su due fratelli, come i Kouachi autori dell’attacco al settimanale satirico, originari del Burundi: Bertrand Nzohabonayo, ucciso a colpi di pistola il 20 dicembre scorso dopo aver fatto irruzione in un commissariato francese e aver aggredito diversi agenti al grido di “Allah u Akhbar”, e il fratello 19enne. I loro nomi sono nell’appunto «Francia – Aggressione in danno di agenti di polizia». Il fratello, ancora vivo e forse passato per Roma, era seguito dal servizio segreto interno francese perché avrebbe avuto intenzione di unirsi a 1200 francesi già partiti alla volta della Siria per combattere sotto le bandiere nere della jihad internazionale. Proprio «Siria crisi 2011» si chiama un’altra circolare, inviata ai commissariati di Roma e provincia e a tutte le forze di polizia il giorno stesso della sparatoria a Montrouge per richiedere l’eventuale presenza nella Capitale di N.L. e L.G., uomo e donna francesi di 33 e 19 anni, e di Y.R. tunisino di 44 anni. Si cercano inoltre spunti e segnalazioni su un eventuale transito a Roma anche di alcuni marocchini (sette per la precisione) H.T. di 30 anni, M.B. di 33, M.A. di 31, A.A. di 20, Y.L. di 25 e A.B. di 19 ricollegabili - si legge nella nota - allo «Smantellamento di una cellula terroristica a Berkane (Marocco) del 22-23 novembre scorsi». È ancora in corso un’operazione in Regno Unito che vede coinvolti altri sei ricercati nella Capitale, anche loro di origini nordafricane. Non è escluso che possano sognare un futuro da giustizieri di Allah anche le decine e decine di minori che da Roma ogni giorno svaniscono letteralmente nel nulla. Se siano dei terroristi in erba o le nuove leve da arruolare nell’esercito jihadista è impossibile dirlo con certezza. Le denunce da parte di parenti o di educatori delle cooperative che li ospitano fino al compimento della maggiore età non si contano più, specie negli ultimi mesi. Partono dalla Turchia per raggiungere la Grecia, da lì Bari o Brindisi su barche al limite della sicurezza fino a raggiungere Roma nascosti nei carichi dei camion. Qui, nella città eterna, un vero e proprio centro di smistamento li accoglie e fornisce loro documenti falsi e facili «passaggi» nelle più importanti città europee come Londra e Parigi.

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