Nel giorno dell’estremo saluto a Charb, il direttore di Charlie Hebdo, l’Europa scende sul piede di guerra contro il terrorismo. L’antiterrorismo europeo ha neutralizzato una cellula a Verviers, in Belgio: sono state arrestate 15 persone, due proprio sul punto di entrare in Italia. «Stavano attraversando la frontiera proprio nel momento in cui i poliziotti al confine hanno ricevuto l’allerta dal Belgio e sono stati arrestati», ha raccontato una fonte della polizia. I due sospetti terroristi in fuga, sono stati arrestati nella Savoia, nella regione di Chambery. Gli altri arresti sono avvenuti nella notte tra giovedì e venerdì nel quadro di un’operazione preparata da settimane per «smantellare una cellula terroristica e la sua rete logistica»: si accingevano a «uccidere poliziotti in strada e nei commissariati», ha spiegato la procura belga. L’operazione è stata avviata dall’assalto della polizia a Verviers in cui sono morti due presunti terroristi, appena rientrati dalla Siria, e un terzo uomo è stato arrestato. Preparavano un’azione «entro pochi giorni», ha spiegato il magistrato belga, Thierry Werts. Il trio era in possesso di quattro fucili kalashnikov AK 47, oltre a pistole, munizioni, uniformi della polizia, cellulari, apparati per la comunicazione, documenti falsi e ingenti somme di denaro. Il gruppo, al cui interno c’erano alcuni membri che «avevano combattuto in Siria», progettava «attentati in tutto il Belgio», ha aggiunto un altro sostituto, Eric Van der Sijpt. In serata, la procura ha fatto sapere che cinque degli arrestati sono stati incriminati per «partecipazione ad attività di un gruppo terroristico»; tre sono stati messi in stato di fermo (uno è la persona rimasta ferita nell’assalto a Verviers); due sono stati «liberati con la condizionale». La procura belga ha anche fatto sapere che richiederà rapidamente l’estradizione dei due, di cui non sono note né l’identità né la nazionalità, che volevano arrivare, e forse colpire, in Italia. Nessun legame comunque tra gli arresti in Belgio e gli attentati a Charlie Hebdo della settimana scorsa. A Parigi però le indagini continuano. E ci sarebbe anche il "quarto uomo", il militante sospettato di aver aiutato Amely Coulibaly negli attentati parigini, tra i 12 arrestati nei raid notturni nella banlieue della capitale francese, ad altissima percentuale di residenti musulmani, originari, anche di seconda e terza generazione, dal Nord Africa. Due di loro erano amici di Coulibaly e avrebbero fornito un supporto logistico importante allo jihadista che ha ucciso prima una poliziotta a Montrouge e poi quattro ostaggi in un negozio kosher di Porte des Vincennes. Il "quarto uomo", come hanno ribattezzato i media francesi, quello che è considerato il più stretto complice di Coulibaly e dei fratelli Kouachi, aveva acquistato in compagnia del 32enne militante dell’Isis la famosa Renault Megane utilizzata per sparare all’agente a Montrouge. L’uomo è stato formalmente identificato dalla proprietaria dell’auto venduta. Gli inquirenti sono arrivati a lui perché hanno trovato la carta d’identità della madre, tracce del suo Dna all’interno del veicolo e grazie alle intercettazioni telefoniche. L’uomo, alto 1,95 e di corporatura forte, avrebbe anche fornito la moto Suzuki, con il gps disattivato, vista da diversi testimoni a Vincennes e di proprietà della madre. Si tratterebbe della persona che sparò a una jogger a Foutenay-aux-Roses, poche ore prima degli spari a Montrouge. Cinque dei proiettili rinvenuti a Foutenay-aux-Roses corrispondono all’arma ritrovata a Porte de Vincennes, dopo il sequestro degli ostaggi. L’altro amico di Coulibaly è finito in manette a Grigny, a sud di Parigi, e avrebbe fornito almeno un’arma allo jihadista. Oltre 200 agenti della polizia tedesca, infine, hanno effettuato all'alba un raid contro sospette cellule islamiste a Berlino, e arrestato due uomini di origine turche di 41 e 43 anni, sospettati di guidare «una cellula di (cinque) jiahdisti formata da turchi e russi dalla Cecenia e da Daghestan», mentre, sempre per terrorismo, una ragazza di 18 anni è stata arrestata all’aeroporto di Stansed, vicino Londra. L’allarme terrorismo è al centro dell’agenda dei ministri degli Esteri Ue, che ne discuteranno lunedì prossimo a Bruxelles nella loro riunione mensile: prevenzione contro i «foreign fighters», scambio europeo dei dati e delle informazioni, contrasto alla radicalizzazione dell’opinione pubblica, le crisi regionali che «alimentano questo fenomeno» (Siria, Iraq, Libia, Yemen e i territori nei quali opera Boko Haram in Africa Occidentale). Il tema sarà approfondito il 9 febbraio, prima del summit Ue del 12. Ancora ieri ci sono state diverse, e violente, manifestazioni in diversi paesi musulmani contro le vignette pubblicate da Charlie Hebdo. Gli scontri più gravi a Karachi in Pakistan davanti al consolato francese dove ci sono stati tre feriti gravi, tra cui un fotografo dell'agenzia France Presse. Migliaia di persone hanno poi manifestato contro Charlie Hebdo in Libano, Mauritiana, Siria. In Niger è stato dato fuoco a un centro culturale francese. Sempre ieri, infine, un «incidente» ha messo fuori uso diversi siti di organi di stampa francesi. Probabile un disguido tecnico che tuttavia in un clima di terrore ha fatto subito pensare al terrorismo informatico. Così come una rapina a mano armata con due ostaggi, sempre ieri, in un ufficio postale di Colombes a nord di Parigi ha fatto subito il giro sui media mondiali, temendo un nuovo attentato. Teste di cuoio sul posto, il "comune" rapinatore si è consegnato di sua spontenea volontà.
Due jihadisti belgi venivano da noi. Presi
Smantellata cellula a Verviers. Fuggitivi bloccati alla frontiera della Savoia. Dodici arresti a Parigi: identificato il «quarto uomo» complice di Coulibaly
