Esteri

«Abbiamo rispettato i patti con l’India Non ho svenduto i marò. Ecco la verità»

Parla Corrado Passera, all’epoca ex ministro allo Sviluppo Economico «Avevamo dato la nostra parola all’India Non ho svenduto i marò LEGGI ANCHE Il Parlamento Ue: i due fucilieri devono tornare

Presidente Corrado Passera, affrontiamo una volta per tutte la questione dei Marò. Il mai chiarito incidente in mare con Latorre e Girone è avvenuto il 15 febbraio 2012. Lei quando ne è stato informato? E qual era, secondo lei, la condotta da seguire in quelle prime ore? «Le prime fasi della vicenda furono gestite più direttamente dal Ministero della Difesa, dal Ministero degli Esteri e da Palazzo Chigi come era logico che fosse. Inutile stare a giudicare con il senno di poi quei momenti convulsi. Certo suonò strano ad alcuni di noi che fosse stata fatta entrare la nostra nave in un porto indiano se veramente il presunto incidente era avvenuto in acque internazionali, come pure la non sufficiente forza nel rifiutare la giurisdizione indiana e addirittura il pagamento di indennizzi alle famiglie dei morti». L'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi ha affermato di aver ricevuto forti pressioni dall'allora premier Monti e da lei perché i marò, in permesso in Italia, rientrassero in India, è così? «A parlare sono i fatti e dispiace vedere come in questi anni essi siano stati strumentalizzati. Ricordo che mentre ero in missione a Washington, in Ambasciata venni casualmente a sapere che il Ministro degli Esteri aveva annunciato la decisione di non far tornare i due Marò in India al termine del periodo concesso al Governo italiano. Mi sembrò un fatto di grande gravità: mancare alla parola d'onore data dal nostro Paese ad un altro Paese, e farlo sapere a mezzo stampa invece che per le vie istituzionali, mi apparve una scelta gravissima e dalle conseguenze irreparabili. Il Presidente del Consiglio decise giustamente di riunire il Cisr (Comitato interministeriale petr la sicurezza della Repubblica) e in quell'occasione dopo una discussione accesa, si decise all'unanimità di chiedere al Governo indiano precise condizioni per il rientro e di far rientrare i nostri due connazionali in India come da impegno formale a suo tempo preso». Si ritiene responsabile, in qualche modo, per quello che è accaduto nel suo periodo da ministro? Tornasse indietro rifarebbe quello che ha fatto oppure, a suo dire, il premier monti poteva fare di più? «È il punto centrale della questione, e voglio essere molto chiaro rispondendo a questa domanda. L'Italia aveva dato la sua parola di Paese al governo indiano: vi chiediamo di far rientrare in Italia Girone e Latorre per alcune settimane, ma vi diamo la nostra parola che faranno ritorno da voi nei tempi concordati. Un impegno ufficiale che il nostro Governo aveva assunto e che, dopo le necessarie verifiche nelle sedi istituzionali, confermò, come era giusto, di voler rispettare con una decisione collegiale, presa all'unanimità. A quell'atteggiamento si conformò anche il ministro Terzi. Lo stesso ministro degli Esteri, peraltro, il giorno dopo la decisione rilasciò una intervista al quotidiano Repubblica nella quale non solo la difendeva la restituzione ma spiegava doviziosamente che era l'unica scelta possibile da parte del governo italiano. Se poi qualcuno ha cambiato idea, dovrà essere costui a doversi giustificare. Questi i fatti. Ufficiali e certificati. Da parte mia non posso che ribadire oggi quel che sostenni all'epoca. E cioè che un grande Paese come l'Italia non può non tener conto degli impegni presi ne' tanto meno disattenderli con una mossa unilaterale, pena uno smacco di credibilità interna ed internazionale inaccettabile». In quei giorni guidava il ministero dello Sviluppo economico. Si è paventato un comportamento ondivago dell'Italia per non compromettere i rapporti commerciali tra due Paesi? E' così? Si sono citati vari appalti, l'Ilva, gli elicotteri eccetera... «E' un addebito inconsistente e malevolo, che mi rattrista per la sua meschinità. Io, e non solo io bensì l'intero governo monti, abbiamo operato con un obiettivo chiaro: tutelare le condizioni dei due marò da un lato e salvaguardare l'onore e il rispetto dell'Italia dall'altra. Anche solo adombrare la possibilità che abbiano avuto parte interessi diversi è offensivo e squalifica chi lo fa». Quale dovrebbe essere, nell'agenda di un governo, la posizione del "caso marò"? Dovrebbe lavorare per un Maggior coinvolgimento dell'Europa, dell'ONU, boicottare i prodotti indiani, ritirare l'ambasciatore? «Non spetta a me giudicare o stabilire priorità. A parte una sola, ovvia: tutelare fin nel dettaglio le condizioni di salute e di vivibilità dei nostri due militari. Per il resto, dico solo che sono passati due anni e due paesi come l'Italia e l'India che hanno tanti interessi comuni, tanta solidità di rapporti, non possono non trovare un accordo che consenta, nel rispetto delle giurisdizioni e delle regole internazionali, la positiva conclusione di questa tormentata vicenda. Che può essere una sola: consentire a Latorre e Girone un processo equo e rispettoso. In Italia, naturalmente. Da questo punto di vista, va accolta con soddisfazione la pronuncia di ieri del Parlamento europeo che ha approvato una mozione in cui si auspica che la vicenda sia demandata alla giurisdizione italiana e/o internazionale». L’altro giorno è stato ospite alla nascita del movimento Onda Patriottica che si ispira ai valori militari... «La mia partecipazione a Onda Patriottica è già una risposta non banale alla sua domanda. Ci sono valori a cui sia io che Italia Unica siamo affezionati e che intendiamo rivendicare. Ci sono italiani, e i militari e le forze dell'ordine sono tra questi, che servono il Paese con dedizione ed impegno, spesso fuori dalle luci dei riflettori mediatici. A loro va il mio ringraziamento e quello di tanti e tanti italiani. Voglio citare una persona per tutte, un ufficiale di cui ho grande stima: il generale Serafino Liberati. E perché non ci sia solo retorica aggiungo che vanno tutelate le esigenze, anche economiche, di questo comparto fondamentale per la sicurezza dei cittadini».

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