Esteri

«Musulmani, condannate l’estremismo»

Il Papa: «Il fondamentalismo scarta Dio e lo usa come mero pretesto ideologico»

«Auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare atti di violenza». Non poteva essere più esplicito Papa Francesco non solo nello stigmatizzare il fanatismo omicida dei fondamentalisti ma anche nel chiedere al mondo islamico che cerca un dialogo con l’Occidente di rifiutare e isolare quest’ondata di violenza cieca. Lo ha fatto ieri mattina durante l’udienza al corpo diplomatico accreditato presso la S. Sede, alla vigilia del suo viaggio nello Sri Lanka, dove atterrerà questa mattina, e nelle Filippine. Due territori che hanno sofferto e ancora soffrono la piaga della violenza tra opposte fazioni, consumata anche in nome della religione. Francesco ha definito «agghiaccianti» i risvolti «per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq. Tale fenomeno è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio. Il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico». Il Papa, di fronte ai rappresentanti diplomatici di tutto il mondo, ha fatto risuonare forte la richiesta di pace, citando anche Paolo VI nel 70° anniversario della nascita dell’Onu e della bomba atomica su Hiroshima. Il Pontefice ha messo in guardia da «un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare. Si tratta di una mentalità che genera quella cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e perfino a Dio stesso. Da essa nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti di ogni sorta». Ed ha aggiunto che «una cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri» finisce «per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte. Ne abbiamo una triste eco in numerosi fatti della cronaca quotidiana, non ultima la tragica strage avvenuta a Parigi». Gli eccidi in Pakistan e Nigeria, le tensioni in Ucraina, gli scontri in Palestina, i focolai di guerra in Africa. Francesco ha ricordato tutti i «pezzi» di quella che continua a definire la terza guerra mondiale e le varie forme di violenza che li accompagnano, come gli stupri e i rapimenti per ridurre in schiavitù le persone, senza dimenticare la tragedia dell’epidemia di Ebola. Eppure, il Papa non vuole «che il nostro sguardo sia dominato dal pessimismo». Da qui le parole di speranza rivolte «alla cara nazione italiana» perché «nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro, ma riscopra quei valori di attenzione reciproca e solidarietà che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile, e sono sorgenti di fiducia tanto nel prossimo quanto nel futuro, specie per i giovani». E allo stesso tempo, il ricordo degli aspetti positivi emersi durante i viaggi in Albania e Turchia, la riapertura del dialogo tra Stati Uniti e Cuba, l’accordo «che pone fine a lunghi anni di tensioni nelle Filippine». Spiragli di speranza che fanno credere ancora nella pace che, ha concluso il Pontefice, «prima ancora che dalla fine di ogni guerra, sgorga dalla conversione del cuore».

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