Esteri

Feriti curati dal «maestro» dei Kuoachi

Proseguono le indagini sugli attentati di Parigi. Le forze di sicurezza francesi hanno arrestato 13 persone. Ora sono tutte libere

Nei terribili tre giorni che hanno messo in ginocchio la Francia, con l’assalto dei fratelli Chérif e Said Kouachi al settimanale satirico Charlie Hebdo e poi la presa e l’uccisione degli ostaggi da parte di Amedi Coulibaly nel negozio ebraico a Porte de Vincennes, le forze di sicurezza francesi hanno arrestato, complessivamente, 13 persone, tutte sospettate di legami coi tre terroristi islamici. Ora sono tutte libere.     TUTTI LIBERI Ieri, infatti, come confermato dalla procura di Parigi, anche le ultime cinque ancora in stato di fermo, perché in un primo momento collegate dagli inquirenti alla strage nella redazione di Charlie Hebdo, sono tornate a casa. E fra i sospettati, liberati dopo 72 ore, c’è anche Izzana Hamyd, la moglie di Cherif. Di fronte agli inquirenti, secondo quanto riferisce il suo avvocato, la donna avrebbe espresso la sua «indignazione e condanna per le violenze», aggiungendo che i sui pensieri sono rivolti alle vittime. Ha poi sottolineato che di fronte al massacro al Charlie Hebdo, la sua reazione «è la stessa dell'intera nazione». Inoltre Izzana ha anche dichiarato di non aver notato nulla che potesse farle sospettare delle intenzioni terroristiche del marito e si è definita «stupita» per quanto avvenuto in Francia. Venerdì scorso era stato liberato anche il cognato diciottenne di Cherif.     INFERMIERE PREDICATORE La radicalizzazione dei fratelli Kouachi ha avuto come attori molti «maestri» dello jihadismo, ma il primo della lista si chiama Farid Benyettou, 33 anni, della moschea Adda’Wa di rue de Tanger. È un reclutatore abile di giovani, spesso sbandati, da inviare sul campo in Iraq. Il giorno in cui i Kouachi hanno fatto irruzione nella redazione del settimanale satirico, sono rimasti a terra 12 morti ma anche molti feriti, portati immediatamente nell’ospedale Pitié-Salpetrier di Parigi. Ad accoglierli c’era anche un infermiere che lavora da stagista nell'unità d’emergenza di quel nosocomio, e si tratta proprio di Farid Benyettou, la prima «guida spirituale» di Said e Chérif. Benyettou guidava la cellula delle Buttes Chaumont, di cui ha fatto parte anche Cherif, condannato per questo a tre anni di carcere nel 2008. Ma l’infermiere era vicino anche al «Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento» e nel 2005 è stato condannato per associazione a delinquere in relazione a un'organizzazione terroristica. Un medico dell’ospedale ha dichiarato che «è inimmaginabile che uno dei principali mentori dei fratelli Kouachi, avrebbe potuto accogliere le vittime dei suoi ex pupilli. E non posso nemmeno pensare che l'ospedale non fosse a conoscenza del suo passato».     L’AGGRESSIONE Mercoledì, il giorno dell’assalto al Charlie Hebdo, un uomo di 32 anni è stato aggredito mentre faceva jogging a Fontenay-aux-Roses, nella banlieue parigina. Sul posto la polizia ha trovato dei proiettili compatibili con la pistola Tokarev che Coulibaly ha utilizzato per prendere in ostaggio e poi uccidere le quattro persone nel minimarket kosher. L’uomo è stato ferito alle gambe e alla schiena ed è ancora in pericolo di vita. L’inchiesta è passata in mano all’Antiterrorismo. Dunque Coulibaly potrebbe non essere responsabile solo della morte della vigilessa, uccisa il giorno dopo la strage al settimanale satirico. Anche perché l’aggressione all’uomo che si allenava è avvenuta nel quartiere in cui Coulibaly viveva con la compagna ancora ricercata, Hayat Boumediene.     MOGLIE IN FUGA Intanto continuano gli interrogativi sul fallimento delle forze di sicurezza francesi. Uno riguarda proprio Boumediene. La polizia la cerca dal giorno dell’uccisione della vigilessa, proprio perché sospettata di averne preso parte. In un primo momento si pensava fosse asserragliata col fidanzato nel negozio ebraico, da dove sarebbe fuggita facendosi passare per uno degli ostaggi. Poi però è venuto fuori che dal 2 gennaio la ragazza sarebbe in Siria. Da allora più nessuna notizia. Di certo c’è che nel corso del 2014 fra lei e la compagna di Said Kouachi ci sarebbero stati più di 500 tra messaggi e telefonate.     FALLE È noto che il collegamento fra l’assalto al Charlie Hebdo e quello alla bottega ebraica si sarebbe potuto fare in poche ore, visto, ad esempio, che Coulibaly e Cherif Kouachi avevano avuto lo stesso «padre spirituale», cioè Djamel Beghal, condannato per aver pianificato un attentato a Parigi. Inspiegabile appare anche lo stop al monitoraggio dei fratelli Kouachi nel luglio 2014, nonostante facessero parte della «black list» americana e Cherif fosse stato sospettato di aver preso parte al piano per far fuggire di prigione Smait Ali Belkacem, autore dell'attentato a una stazione parigina. Said, inoltre, era stato nello Yemen con l’imam Anwar al Awlaki, ucciso nel settembre del 2011 da un drone americano, ma si sospetta anche che in quel periodo abbia vissuto con Omar Farouk Abdulmutallab, il terrorista nigeriano che il giorno di Natale del 2009 tentò di far esplodere l'aereo della Delta Airlines in volo fra Amsterdam e Detroit con dell’esplosivo nascosto negli slip.

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