Esteri

Per i marò la giustizia indiana funziona con bastone e carota

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Prima la «linea dura», poi la mano tesa in modo umanitario: la giustizia Indiana continua (ormai da molto tempo) a sferzare i nostri marò, Latorre e Girone, e poi a rassicurarli, con dimostrazione di amicizia. Un copione che va avanti ormai da tre anni. Su richiesta dei legali di Massimiliano Latorre, la Corte Suprema indiana si è detta ieri disponibile a discutere l’eventualità di una proroga al permesso di restare in Italia per cure mediche concesso al marò italiano, ingiustamente accusato della morte di due pescatori nel Kerala. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano «The Hindu». L’udienza fissata dalla Corte si terrà il prossimo 12 gennaio che, casualmente, è l’ultimo giorno utile, visto che il rientro di Latorre era previsto per il 13 (anche se ha già ottenuto una mini-proroga di tre giorni, quindi avrebbe tempo per rientrare fino al 16). La notizia è stata confermata dalla Farnesina: «L’Italia ha presentato una nuova petizione», ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ieri durante la commemorazione a Reggio Emilia della nascita del Primo Tricolore. «Le condizioni di salute di Massimiliano Latorre sono sotto gli occhi di tutti - ha aggiunto Gentiloni - l’altroieri è stato sottoposto ad un nuovo intervento al cuore, quindi ci sono tutte le ragioni da parte dell’Italia per proporre una nuova petizione, cosa che abbiamo fatto stamattina e che verrà discussa lunedì». Sulla vicenda dei marò Gentiloni, che sin dal suo insediamento ha precisato che questa per lui è una vicenda primaria, ha spiegato: «Si sta discutendo da tempo con l’India, i risultati finora ottenuti non sono stati soddisfacenti. Tuttavia il dialogo è in corso, dal punto di vista innanzitutto umanitario ci aspettiamo una risposta dalla Corte Suprema indiana alla richiesta che abbiamo fatto stamattina. Per il resto - ha detto ancora Gentiloni - continuiamo il dialogo con le autorità indiane che finora non ha dato risultati che ci aspettavamo: per questa ragione, prima di Natale, abbiamo richiamato il nostro ambasciatore per le consultazioni». L’insoddisfazione di Gentiloni è ben giustificata: le autorità indiane sembrano adottare il sistema del «bastone e della carota»: alternano momenti di estrema durezza, durante i quali alcuni politici sembrano dare per scontata la colpevolezza (mai dimostrata) dei nostri militari a dimostrazioni di cordiale disponibilità. Il Cocer, il sindacato delle stellette, in merito ha chiesto un incontro con il governo e il senatore Maurizio Gasparri ha detto che «bene fanno i Cocer a chiedere un confronto sulla drammatica vicenda dei due fucilieri di Marina e ritengo più che doveroso che le commissioni Difesa di Camera e Senato incontrino i rappresentanti dei Cocer sul sequestro dei Marò. A tal fine - ha aggiunto - come membro della commissione Difesa e vicepresidente di Palazzo Madama, ho esortato i presidenti Latorre e Vito ad assumere le necessarie iniziative». L’eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio, afferma invece che «la questione legata al rientro in India del marò Latorre, tra scadenze e possibili rinvii dell’ultim’ora, dimostra che la misura è colma. Per questo lanciamo un ultimatum al Governo: è bene che quel fantoccio di Renzi sappia che i patrioti non resteranno con le mani in mano». E ancora: «La decisione della Corte Suprema indiana di discutere l’estensione del permesso di Latorre il 12 gennaio non è un segnale distensivo, ma solo un modo degli indiani di prendere tempo, ingarbugliando ancora di più una situazione a dir poco ridicola - ha aggiunto Borghezio - Dopo i miei interventi nei confronti del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e del presidente dell’Afet Elmar Brok, prosegue il mio impegno al fianco dei nostri due fucilieri: parteciperò a Roma ad una conferenza per chiederne la liberazione, mentre la prossima settimana farò sentire la mia voce a Strasburgo. È il momento di agire».

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