Stanno uccidendo la nostra libertà. Ero in un bar a Milano quando ho appreso la notizia dell’uccisione dei giornalisti e vignettisti satirici del Charlie Hebdo. Ho sentito piombarmi addosso prima incredulità e poi rabbia. Tanta rabbia. Com’è possibile, mi chiedevo, tanto odio verso chi, attraverso una vignetta, esprime il più nobile esempio di libertà? Sono stato simbolo, anni fa, di un attacco alla satira qui in Italia, quando Massimo D’Alema, per una vignetta sul dossier Mitrokhin, mi chiese addirittura 3 miliardi di lire. Nessuno mi difese, e quel giorno la satira fu ammazzata. Ma quello che è accaduto in Francia va oltre l’attacco alla libertà di satira. Di vignette su Maometto, sull’islam, nella mia carriera ne ho disegnate molte, e spesso sono stato preso di mira, ricevendo molte minacce, che non mi hanno mai fermato. Noi occidentali dobbiamo essere fieri della nostra libertà. L’assalto al Charlie Hebdo dimostra ancora una volta, e non ce n’era bisogno, che l’estremismo è morte e non insegna ad amare il prossimo, come fa il cristianesimo. La religione di Cristo predica il bene, l’estremismo religioso, colpendo la satira, così come avveniva in Unione Sovietica, colpisce al cuore la nostra libertà. Gli estremisti religiosi diffondono il disprezzo per chi non è come loro, predicano e vogliono la morte del nemico. E la satira è uno dei principali avversari dell’intolleranza. Io vivo a Roma, a Milano ma anche a Parigi. Nella capitale francese la satira è più libera che in Italia. Ma dopo l’attacco di ieri, dopo aver varcato il confine della minaccia per arrivare al massacro, la Francia non sarà più la stessa. Dobbiamo trasformare l’uccisione dei giornalisti del Charlie Hebdo nella nostra riscossa. La Francia deve diventare la «patria della libertà», rappresentare il confine oltre il quale l’odio religioso non deve andare. Questo attacco alla satira, quindi all’umanità intera, assurdo ma non imprevedibile, avvenuto nel cuore dell’Europa, segna anche la fine del mito del multiculturalismo francese ed europeo. Perché non possiamo più convivere con il culto dell’odio, con il culto della morte, con il culto dell’intolleranza. L’Europa non si può permettere di essere multiculturale, perché multiculturalismo significa sottomissione. Noi non siamo gli Stati Uniti, dove l’accoglienza non riduce gli spazi di libertà. Noi siamo l’Europa, una non-nazione solo apparentemente libera, incapace di proteggere la propria libertà di culto senza trasformarla in arretramento di fronte alla minaccia degli estremisti islamici. Colpire l'espressione più alta dell’umorismo significa colpire al cuore la libertà dell’occidente. Non dobbiamo più permetterlo.
Il valore della satira
di Giorgio Forattini