Sembra di essere tornati indietro di anni con il caso marò: in India, il Paese «amico e alleato», come lo ha definito il premier, si chiede a gran voce la «linea dura» con i due fucilieri e l’Onu scarica un’altra volta Latorre e Girone, derubricando la crisi Roma-Nuova Delhi a una «questione bilaterale», nella quale le Nazioni Unite non vogliono essere coinvolte. Massimiliano Latorre, dopo l’intervento al cuore dell’altro giorno, ha trascorso una notte tranquilla. Ma la tensione tra i due Paesi sembra essere tornata quella dei primi giorni, tre anni fa. E quella «soluzione diplomatica» sperata e inseguita dal Governo Italiano, sembra più lontana che mai. L’AMBIGUITÀ DELL’ONU Il portavoce del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha ripetuto a New York che il Palazzo di Vetro non vuole entrare nel braccio di ferro tra Italia e India sui due marò. Lo ha ripetuto l’altro giorno, nel corso di un briefing, sollecitato da un giornalista che gli chiedeva se Ban avesse preso qualche iniziativa recente sulla questione o se la considerasse ancora un tema bilaterale tra i due Paesi. Il portavoce, Stephane Dujarric, si è limitato a rispondere brevemente: «Non ho nulla da aggiungere a quello che Ban ha già detto sulla questione». Nonostante le pressanti richieste da parte dell’Italia, «Ban ha sempre sostenuto che la querelle va risolta bilateralmente, piuttosto che con un coinvolgimento dell’Onu». PRECISAZIONE DIPLOMATICA Dopo le affermazioni Dujarric non ha mancato di «ammorbidire i toni, ma la sostanza resta quella: «Il segretario generale - viene precisato con un comunicato - è preoccupato che questa vicenda tra Italia e India resti da lungo tempo irrisolta e sia causa di tensioni tra due Paesi amici ed importanti membri dell’Organizzazione. Il segretario generale - ha aggiunto ancora Dujarric - ritiene sia importante che entrambi i Paesi cerchino di trovare una soluzione ragionevole ed accettabile per entrambi. Ban Ki-moon è preoccupato che la vicenda possa aver implicazioni per quanto riguarda le più rilevanti questioni come gli sforzi e la collaborazione per la pace e la sicurezza, inclusa le operazioni anti-pirateria». L’OSTILITÀ DELL’INDIA In India, intento, c’è chi vuole la «linea dura». Nuova Delhi e Roma potrebbero arrivare allo scontro diplomatico, se Massimiliano Latorre, sottoposto lunedì all’intervento chirurgico al cuore a Milano, non tornasse in India. Ne sono convinti leader e deputati indiani del Partito del Congresso, ora all’opposizione. Gli esponenti della formazione politica guidata da Sonia Gandhi chiedono ora al governo fermezza, e che il processo ai due fucilieri del battaglione San Marco cominci immediatamente e senza ulteriori rinvii. GIÀ CONDANNATI «Il governo deve agire contro l’Italia: dovrebbe mettergli pressione per il ritorno in India di Latorre in modo che i due possano presto andare a processo», afferma Rashid Alvi, portavoce del Partito del Congresso. Sulla stessa linea Choudhary Munawwar Saleem, eletto dal Samajwadi Party, di ispirazione socialista, forte soprattutto nello Stato dell’Uttar Pradesh, nella Rajya Sabha, la «camera alta» del Parlamento indiano, il quale aggiunge: «Adesso è arrivato il momento che il governo agisca. Il popolo indiano vuole giustizia per i pescatori che sono stati uccisi dai due miliari italiani. Il governo deve prendere una posizione ferma per il ritorno di Latorre». Non solo: alcuni deputati dell’opposizione indiana sono convinti che proprio la posizione morbida adottata dal governo del premier Narendra Modi abbia ulteriormente complicato la situazione e consentito al governo italiano di «dettare le sue regole». «Il premier Narendra Modi aveva spesso attaccato il governo precedete, guidato dal Partito del Congresso - sostiene Digvijay Singh, deputato proprio del Partito del Congresso - sulla questione dei due marò italiani: ora è il momento che agisca. Finora il governo non ha preso alcuna posizione sulla questione, il che conferma la debolezza del governo del premier Modi». PROTESTE ITALIANE In Italia preoccupa molto la posizione delle Nazioni Unite: «Un nuovo schiaffo all’Italia sulla vicenda dei nostri due marò. L’Onu prende le distanze - afferma il deputato Ncd Barbara Saltamartini - Il silenzio dell’Onu e dell’Europa impongono quindi all’Italia soluzioni estreme quali il ritiro dalle missioni internazionali». NON FERMARE LE MISSIONI Le risponde il compagno di partito Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri della Camera: «Abbiamo piena fiducia in tutto ciò che il governo sta facendo per affrontare e risolvere la difficile questione riguardante i nostri fucilieri di Marina. Francamente continuiamo a non capire le ragioni degli attacchi che vengono rivolti al governo da alcuni esponenti politici così come precedentemente al governo Letta perché entrambi si sono trovati a fare i conti con una situazione contrattualmente e giuridicamente resa assai difficile dai gravissimi errori fatti a suo tempo dal governo Monti». LA VISITA DEL MINISTRO Intanto ieri il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha incontrato nel primo pomeriggio, nell’ospedale Policlinico San Donato dov’è ricoverato, Massimiliano Latorre, complimentandosi con i medici per la riuscita dell’intervento. Il sottufficiale di Marina ha trascorso una notte serena e tranquilla e il decorso procede nella norma dal punto di vista clinico. Solo tra un paio di giorni i medici che lo hanno in cura valuteranno il suo quadro clinico e decideranno le sue dimissioni. Una volta uscito dall’ospedale però il marò, in libertà provvisoria a Delhi, autorizzato a venire in Italia per ragioni di salute, dovrà attenersi ad una lunga convalescenza di riposo.
Le Nazioni Unite riscaricano i marò
Il portavoce: «L’Italia fa pressione, ma l’Onu non vuole essere coinvolto» In India il partito di Sonia Gandhi all’attacco: «Più durezza con i fucilieri»