Trovati i resti del volo QZ8501 di AirAsia. Ad avvistare ieri mattina la sagoma sul fondo del Mar di Java è stato il pilota di un Hecules A1319 dell’Aeronautica indonesiana. Poi l’avvistamento di rottami bianchi, rossi e neri e del portellone di sicurezza. Quindi, alle 13.25, i primi corpi a galleggiare tra le onde a 170 chilometri a sud di Pangkalan Bun, tra il Borneo e l’isola di Belitung. Una quarantina ne sono stati recuperati finora dall’incrociatore della Marina militare «Bung Tomo». «Un corpo era gonfio, faccia in giù nell’acqua, seminudo, altri erano in fila e sembravano tenersi per mano», racconta il co-pilota, dell’Hercules, Erwin Tri Prabowo. Proprio nello Stretto di Karimata domenica alle 6.17 era stato captato l’ultimo segnale da parte dell’Airbus decollato 42 minuti prima dallo scalo Juanda di Surabaya e diretto a Singapore. A bordo 155 passeggeri e sette membri dell’equipaggio. I detriti sono stati trasportati sull’isola di Belitung. I corpi non indossavano giubbotti di salvataggio. L’evento che ha prodotto l’incidente è stato probabilmente improvviso e non c’è stato il tempo di lanciare l’allarme e predisporre le procedure per l’ammaraggio. I pescatori di Belitung sono tornati a parlare di un rumore assordante, come quello di un’esplosione, udito nell’orario in cui il jet malese è sparito dai radar. Per issare a bordo dell’incrociatore i cadaveri, i soccorritori si sono calati con le funi da un elicottero. Le immagini sono state trasmesse in diretta dalle televisioni locali e alcuni parenti delle vittime che erano nel centro di assistenza all’aeroporto Juanda sono svenuti. Cè chi ha urlato e chi pianto, tanti si sono abbracciati. Un uomo di mezza età ha avuto un collasso ed è stato portato via in barella. «Il mio cuore è colmo di tristezza per le famiglie coinvolte nel disastro aereo. Le parole non possono esprimere il dolore che provo», ha scritto su Twitter l’amministratore delegato di AirAsia Tony Fernandes, che ha elogiato il comandante del volo QZ8501 Iriyanto, «uno dei più esperti della compagnia» e ha sottolineato che non si sottrarrà «alle proprie responsabilità». «Ma lasciamo che siano i dati della scatola nera a spiegarci perché ciò è accaduto», ha aggiunto Fernandes, che si è recato a Pangkalan Bun. Poco prima di svanire dai tracciati radar, il pilota aveva chiesto di cambiare rotta e salire da 32mila a 38mila piedi di quota a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Nonostante il velivolo si trovi su un basso fondale, a soli 40 metri di profondità, il registratore di volo non è ancora stato recuperato. Il peggioramento delle condizioni meteo ha costretto in serata i soccorritori ad interrompere le ricerche. Che riprenderanno oggi con 30 navi e 21 aerei inviati da Indonesia, Malesia, Singapore, Corea del Sud e Australia. Il presidente dell’Indonesia Joko Widodo ha incontrato i familiari delle vittime a Surabaya: «Ora è urgente trovare tutti i corpi e i resti del relitto per scoprire la verità». In passato il comandante Iriyanto, dopo una carriera sui caccia F5 e F16, aveva lavorato per Adam Air, una compagnia indonesiana fallita a seguito della scomparsa di un aereo a Capodanno del 2007. E lui era approdato in AirAsia.
Mistero finito. L’aereo è in fondo al mare
Recuperati in Indonesia 40 corpi dei 162 passeggeri in volo con AirAsia Il comandante veniva da una compagnia fallita dopo la scomparsa di un jet
