La vicenda di Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo di Benedetto XVI, arrestato dalla Gendarmeria vaticana e rimasto in isolamento per sessanta giorni, prima di essere processato e condannato a 18 mesi, poi graziato dal Papa, sembrava destinato a restare un caso piuttoso straordinario per la giustizia d’Oltretevere. E invece le celle del piccolo Stato pontificio proprio in questi giorni di Natale sono quasi... sovraffollate. «Un fatto insolito per la S. Sede»: lo ha ammesso lo stesso direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi. Perché sono due i detenuti nelle celle di sicurezza della Gendarmeria. Il giorno di Natale, infatti, circa un’ora dopo la benedizione «Urbi et Orbi» impartita da Papa Francesco a una piazza S. Pietro gremita, un’attivista ucraina del gruppo Femen ha inscenato l’ennesima, offensiva pagliacciata contro la Chiesa. A seno nudo e con la scritta «God in women» sul corpo, Iana Aleksandrovna Azhdanova è salita sul grande presepe allestito in piazza e si è impossessata della statua del Bambinello, gridando ingiurie e insulti. Le Femen hanno preso più volte di mira il Vaticano per le loro proteste, fin dal 2011, ma in tutte le altre occasioni erano state consegnate alla polizia italiana. Questa volta invece la donna è stata fermata dalle forze dell’ordine vaticane e, come ha spiegato padre Lombardi, «si trova in arresto nella Caserma del Corpo della Gendarmeria in attesa dell'interrogatorio da parte dell'autorità giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano, che deciderà se convalidare l'arresto e come procedere. L'arresto è stato disposto ieri (giovedì, ndr) dal Direttore dei Servizi di Sicurezza del Governatorato, in flagranza di reato, per vilipendio, atti osceni in luogo pubblico e furto. Il fatto è da considerare particolarmente grave per il luogo e le circostanze in cui è stato compiuto, offendendo intenzionalmente i sentimenti religiosi di innumerevoli persone - ha aggiunto il portavoce vaticano - Né bisogna dimenticare che tre persone del gruppo Femen avevano già compiuto recentemente, il 14 novembre, atti osceni offensivi per la fede cristiana nella piazza di San Pietro». In quel caso le attiviste furono particolarmente volgari e avevano come obiettivo la visita del Papa a Strasburgo. «È quindi giusto procedere con opportuno rigore nei confronti del ripetersi di atti che violano intenzionalmente, ripetutamente e gravemente il diritto dei fedeli al rispetto delle loro legittime convinzioni religiose» ha concluso padre Lombardi. L’altro detenuto nelle celle vaticane è Marcello Di Finizio, l'imprenditore triestino salito sul timpano che sovrasta la basilica di San Pietro per protestare contro la direttiva Bolkestein. Anche in questo caso non si trattava di una novità: Di Finizio era salito altre quattro volte sulla Cupola di S. Pietro, la prima nel luglio 2012. Questa volta aveva annunciato di voler rimanere lì anche a Natale ma dopo una notte all’addiaccio, imbracato con una fune, aveva ceduto ed era finito tra le braccia dei gendarmi, in attesa di essere interrogato. Attualmente sotto processo in Vaticano ci sono due ecclesiastici polacchi accusati di reati molto gravi: l'economo del Capitolo di S. Maria Maggiore Bronislaw Morawiec, già condannato il 14 novembre scorso in primo grado per truffa aggravata e sottrazione di fondi, e l’ex nunzio Jozef Wesolowski, accusato di abusi su minori a Santo Domingo.
In Vaticano celle piene. Di detenuti
Arrestata l’attivista di Femen che ha preso d’assalto il presepe a San Pietro Trattenuto da lunedì anche l’imprenditore salito sul timpano della Basilica
