Hong Kong ha cominciato a usare il pugno di ferro contro i manifestanti pro democrazia. Da ieri, le piazze occupate da tutti quelli che sono scesi in piazza due mesi fa, per chiedere che la Cina non ingerisse nei loro affari, sono state sgomberare e chi si trovava all’interno, arrestato. Sono state abbattute le tende colorate, icona delle proteste. Sono stati anche tirati giù tutti i lavori artistici degli occupanti, compreso il monumento a forma di ombrello, simbolo delle giornate di manifestazione pacifica. La polizia non è stata leggera. Ha cominciato a tirare via i manifestanti uno per uno. Lo sgombero dei luoghi più significativi della protesta, iniziata quasi dieci settimane fa, ha fatto intendere perfettamente chi stia vincendo nel braccio di ferro tra i manifestanti e la Cina. Le proteste hanno fermato il paese per settimane, causato incidenti e scontri tra le autorità e i dimostranti, ma sembra che siano servite anche come sveglia democratica per buona parte dei cittadini di Hong Kong. Sono stati gli ufficiali giudiziari a dare il via alle procedure di smantellamento delle barricate, in esecuzione di una sentenza promulgata dopo la fine di un contenzioso tra i manifestanti e una società di pullman. Dopo gli ufficiali giudiziari, sono arrivati i poliziotti. Non c’è stata nessuna forma di resistenza mentre le autorità abbattevano tende, utilizzando taglierini e seghe elettriche per distruggere le barriere di metallo, plastica e carta. Sono stati molti i luoghi simbolo della protesta. Nessuno però si è riempito di così tante persone quanto quello accanto alle sedi del governo. Lì si sono riunite migliaia di persone. Ma adesso ne sono rimaste solo qualche centinaio. Molti di loro se ne sono andati spontaneamente allo scadere dell’ultimatum delle forze dell’ordine. «Se è una prova di forza, non c’è alcuna possibilità di vittoria». Ha detto Jamie Ng, un manifestante di 21 anni, intervistato dalla CNN, che ha promesso di restare fino alla fine. Il governo di Pechino, che ha messo definitivamente sotto il suo controllo Hong Kong, ha di fatto ignorato tutte le richieste dei manifestanti per delle elezioni libere, definendo le occupazioni delle strade illegali e lasciando il compito di dirimere la questione alle autorità locali. Già nelle ultime settimane, però, all’interno del movimento di protesta si sono cominciate ad avvertire delle profonde crepe. Il numero dei partecipanti è andato via via diminuendo, anche l’appoggio della popolazione locale si è assottigliatio. Inoltre, i differenti gruppi che compongono l’arcipelago di sigle che si batte contro la Cina hanno cominciato a farsi la guerra per la supremazia e la guida delle manifestazioni. Nonostante tutto, i dimostranti hanno assicurato che, anche dopo gli arresti, loro continueranno la protesta. «Torneremo». Si legge sui muri della piazza, dove poche ore prima c’erano le tende dei manifestanti. «È solo l’inizio. Ng assicura: «Faremo comunque qualcosa, azioni di disobbedienza civile probabilmente. Parleremo alle comunità locali, cercheremo il loro sostegno». I leader dei gruppi studenteschi assicurano che rimarranno nei luoghi presidiati dai manifestanti, ma ci tengono a precisare che non vogliono che si creino scontri tra loro e le autorità, quindi non resisteranno fisicamente alla polizia. Più di 200 persone si sono sedute sul marciapiede, inclusi politici e studenti, urlando di essere pronti all’arresto. Dopo l’ultimo avviso, la polizia ha cominciato a caricare i manifestanti sui cellulari parcheggiati li vicino. Alex Chow, segretario generale della “Hong Kong Federation of Students”, ha assicurato che i membri della sua organizzazione rimarranno fermi e non si sposteranno di un millimetro, ma non opporranno resistenza. Parlando alla folla, Chow ha spiegato che prelevare i manifestanti per sgomberare la zona non servirà a niente. Anche Joshua Wong, il ragazzo di 18 anni divenuto suo malgrado l’icona delle manifestazioni, ha pregato i manifestanti di rimanere pacifici. Wong, il leader di Scholarism, ha terminato il suo sciopero della fame, che lo stava seriamente prostrando, quando ha capito che Pechino non si stava interessando della faccenda. Il giorno prima degli sgomberi, un manifestante di 24 anni ha spiegato alla CNN che, nonostante gli arresti, l’eredità morale della protesta comunque sopravvivrà. «Prima del movimento degli ombrelli nessuno a Hong Kong si occupava di politica, ma adesso è un tema al centro del dibattito civile». Ha assicurato. «La nostra generazione passerà alla storia».
Hong kong, il pugno di ferro contro la protesta
Gli scontri hanno fermato il paese per settimane, causato incidenti e scontri tra le autorità e i dimostranti, ma sembra che siano servite anche come sveglia democratica per buona parte dei cittadini.
