Assalnto a una sinagoga di Gerusalemme nel sobborgo ultraortodosso di Har Nof, su Agasi street. Due uomini con armi da fuoco e asce e coltelli hanno fatto irruzione durante l'ora della preghiera, scagliandosi contro i fedeli. Uccisi almeno 4 israeliani. Gli attentatori sono stati a loro volta uccisi dalla sicurezza in seguito a una sparatoria. Almeno otto i feriti (tra cui due poliziotti), dei quali quattro sono in gravissime condizioni. Si teme che un terzo killer sia in fuga, ma la polizia ha smentito questa possibilità. La notizia è stata salutata nella Striscia di Gaza con il lancio di fuochi d'artificio e manifestazioni di gioia. La polizia ha spiegato che i due attentatori uccisi sono due cugini palestinesi di Gerusalemme Est che erano stati rilasciati dalle prigioni israeliane nel 2011, in cambio della liberazione del soldato Gilad Shalit. I due erano affiliati al Fronte popolare per la liberazione della Palestina. L'attentato è stato rivendicato da Hamas, come rappresaglia alla tensione sulla Spianata delle Moschee e all'uccisione (un suicidio secondo la polizia israeliana) dell'autista di autobus palestinese di una ditta israeliana. L'uomo si chiamava Yusuf Hasan al Ramuni, 32enne padre di due bambini, residente nel quartiere di Ras al Amud, sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme Est: è stato trovato morto impiccato nella notte tra domenica e lunedì nella zona industriale di Har Hotzvim, a Gerusalemme Ovest. L'attentato per Hamas è anche una risposta ai “crimini di Israele ad al-Aqsa”. “Hamas - si legge ancora nella nota - chiede la continuazione di azioni di vendetta”. Questo di oggi è solo l'ultimo in ordine di tempo di una serie di attacchi che hanno visto - come non succedeva da tempo - Gerusalemme come teatro. La tensione è alta da quanto Marwan Barghouti, leader di Tanzim (braccio armato di Fatah), che sconta 5 ergastoli nelle prigioni israeliane, ha invocato la III intifada dopo quella del 1987 e del 2000. Il 22 ottobre un palestinese uomo alla guida di un'auto ha investito un gruppo di pedoni a una fermata del tram, uccidendo una neonata di tre mesi ed una donna. L'attentatore, il 21enne Abdelrahman Shaludi, è stato ucciso dai poliziotti mentre tentava di fuggire a piedi. Il 5 novembre un altro attentato con un auto contro la folla: muore un agente di polizia e vengono ferite 13 persone. L'uomo che al volante è stato identificato come Ibrahim al Akri, 48enne membro della Jihad islamica, è stato ucciso dagli agenti. L'attentato era avvenuto poche ore dopo i nuovi scontri tra palestinesi e agenti di polizia sulla Spianata delle Moschee che avevano portato a una breve chiusura dell'area. Il 16 novembre nuovo attacco all'arma bianca contro un israeliano a Gerusalemme. Un uomo è stato accoltellato alla schiena ed è stato ricoverato in ospedale. Il fatto è avvenuto vicino alla Porta di Damasco, il principale ingresso alla città vecchia. Dopo il ritrovamento del corpo senza vita del conducente d'autobus Yusuf Hasan al Ramuni, ci sono stati nuovi scontri ieri. La scorsa settimana le tensioni sembravano essersi placate a seguito di un incontro fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il segretario di Stato americano John Kerry e il re Abdullah II di Giordania ad Amman. Si era trattato di un tentativo di ripristinare la calma dopo mesi di confronti violenti proprio intorno alla Spianata delle Moschee. Iraeliani e palestinesi avevano detto che avrebbero intrapreso azioni mirate a ridurre la tensione e a evitare un'escalation. Oggi Netnayhu punta il dito contro Hamas e il premier dell'Anp accomunandoli nella responsabilità dell'attacco di alla sinagoga e afferma che Israele “risponderà duramente” all'attentato. Attentato che il segretario di Sttao americano John Kerry definisce “un atto di puro terrore che semplicemente non può trovare spazio in un comportamento umano".
Gerusalemme, Hamas attacca una sinagoga: 4 israeliani uccisi
Due uomini con armi, asce e coltelli contro i fedeli. L'attentato per vendicare la morte dell'autista di bus palestinese trovato impiccato domenica sera GUARDA LE FOTO
