È un Barack Obama teso quello di oggi a Pechino. Il vertice Apec mostra un incontro atteso: quello con Vladimir Putin. I due si sono studiati hanno parlato dei rispettivi interessi, ma è il gelo a dominare la scena. Almeno per quanto riguarda il presidente degli Stati Uniti. E' una foto a mostrare quanto le relazioni personali tra i due siano complesse. Una pacca sulla spalla (quella di Putin) si scontra con una faccia contrita (di Obama). Uno sguardo che elude coinvolgimenti di ogni sorta. Questo è il primo faccia a faccia tra Mosca e Washington dall'uscita della Russia dal G8 e dall'intervento in Ucraina. Diversamente da quanto era successo in passato, i due hanno tenuto lontano dalle telecamere i loro disaccordi politici profondamente radicati. Entrando in una stanza riccamente ornata per l'inizio del summit, i due presidenti sembravano due ragazzi al primo giorno di scuola. "È bello, vero?", ha detto Putin nella direzione di Obama, il quale ha risposto di sì evitando però il contatto visivo. Quando i tre presidenti sono arrivati al tavolo, Putin ha allungato la mano per dare a Obama una pacca sulla spalla. Nello stesso momento, tuttavia, il leader Usa si è girato in un'altra direzione e sembra che la mano di Putin non abbia raggiunto l'obiettivo. Qualche ora dopo i due si sono trovati insieme mentre tutti i leader presenti al summit piantavano alberi in onore dei propri Paesi. Putin si è diretto con sicurezza verso il suo albero, mentre Obama ha messo le mani dietro la schiena prima di prendere una pala e salutare i giornalisti di una tv spagnola. Indiscrezioni dicono che i due abbiano parlato di Siria (altro nodo dolente per le relazioni tra i due paesi) e di Ucraina. Obama è in apparente contraddizione con se stesso. Arriva di fronte a Xi Jinping, probabilmente il leader cinese più potente degli ultimi 25 anni. A tre anni dall'annuncio di voler concentrare l'attenzione della politica estera americana sul continente asiatico, in risposta alla crescente influenza cinese, il presidente si ritrova sprovvisto dei principali consiglieri che indicarono le linee di quella strategia. Al posto di Timothy Geithner, il precedente segretario al Tesoro che aveva studiato mandarino a Pechino e che aveva buone conoscenze all'interno del politburo cinese, c'è ora Jacob Lew, poco esperto di Cina e più esperto di questioni di budget. Il posto di Hillary Clinton, che più volte aveva sottolineato l'importanza per l'America di rivolgere la propria attenzione all'Asia, è stato preso da un segretario di Stato, John Kerry, che finora è apparso più concentrato sul Medio Oriente e sul processo di pace israelo-palestinese. E perfino l'attuale ambasciatore Usa a Pechino, Max Sieben Baucus, ha ammesso di non essere "un vero esperto di Cina". Una situazione che, secondo ex funzionari e diplomatici di entrambi i colori politici, fotografa la passività dell'America rispetto ai proclami di qualche anno fa. Gli Stati Uniti, sostengono, si limitano a reagire agli eventi invece che determinarli, a vantaggio di una Cina sempre più assertiva. "L'amministrazione nei primi anni è stata molto concentrata sui cinesi, e ora sembriamo completamente assenti", dice intervistato da Bloomberg Jon Huntsman, ambasciatore Usa in Cina fino al 2011. "Credo che il presidente abbia stabilito che non c'è alcun vantaggio politico nel gestire il rapporto al di là dello status quo». Agli Stati Uniti «manca una risposta credibile all'ascesa della Cina", sostiene un altro ex ambasciatore, Chas Freeman, che fece da interprete a Richard Nixon nello storico viaggio in Cina del 1972. "Non stiamo affrontando con efficacia le conseguenze del nostro graduale spostamento dal centro dell'economia globale da parte della Cina", aggiunge. L'amministrazione respinge le critiche, riafferma l'impegno totale della Casa Bianca in Asia e sottolinea che Obama è il presidente che ha trascorso più tempo con i leader cinesi da quando i rapporti tra Washington e Pechino furono normalizzati nel 1979. Lo stesso segretario di Stato Kerry, la scorsa settimana ha definito le relazioni Usa-Cina "le più conseguenziali nel mondo". Eppure, per Douglas Paal, ex diplomatico Usa a Taiwan nell'amministrazione di George W. Bush, alla Casa Bianca "il team che si occupa della Cina è debole". Per Paal, "gli Stati Uniti al momento non sono ben strutturati per mettere insieme tutta la forza necessaria per trattare con la Cina".
Il gelo tra Obama e Putin. Il vertice Apec in una foto
Una pacca sulla spalla e uno sguardo freddo inaugurano la giornata a Pechino. Colloqui privati per i due capi di Stato. Si è discusso di Siria, Ucraina e Iran.
