Non si parlavano dal 2012, ma il premier cinese Xi Jinping, e il premier giapponese Shinzo Abe, si sono riavvicinati in questi giorni durante gli incontri all’APEC, Asia-Pacific Economic Cooperation, rompendo quel silenzio diplomatico plumbeo che sta opprimendo i due Paesi, soprattutto riguardo ai problemi relativi alle Isole Senkaku e ai problemi di difesa territoriale nel mare della Cina Orientale. Abe è in Cina, insieme ad altri leader, compresi Putin e Obama, proprio per partecipare al meeting economico, che si svolge sulle rive di un lago in un resort nella zona montuosa a nord est di Pechino. Abe e Xi si sono incontrati stamattina nella Hall of The People. Ore prima del meeting economico tenuto da Xi. La stretta di mano tra i due è stata gelida, segno evidente che le tensioni restano ancora all’ordine del giorno. Abe ha dichiarato di aver chiesto a Xi di dare vita a una linea diretta tra loro due per prevenire scontri armati che potrebbero prendere vita a causa di quella striscia di isole che i giapponesi chiamano Senkaku e i cinesi Diaoyu. «Gli ho chiesto di migliorare i mezzi di comunicazione marittima, e penso che lavoreremo concretamente per arrivare a questo risultato» ha detto Abe, parlando ai media giapponesi. Ma come riporta l’agenzia stampa Kyodo, un politico presente all’incontro avrebbe chiarito che delle isole proprio non se ne è parlato. Da parte sua il governo cinese non ha rilasciato alcune dichiarazione sull’incontro. Dal 2012 le relazioni diplomatiche dei due Paesi sono congelatie, proprio a causa di questo problema. Entrambi, sia Cina sia Giappone, più volte hanno fatto alzare in volo i caccia in risposta a delle incursioni reciproche, presunte o reali, facendo così salire la tensione a livelli talmente alti, che molti osservatori stranieri non avevano del tutto eliminato la possibilità che si arrivasse a un conflitto. Il premier giapponese, Shinzo Abe, è descritto ripetutamente dai media cinesi come un “ottuso militarista”. A gennaio, un inviato cinese ha definito il Giappone il “Lord Voldemort” dell’Asia dell’Est, la risposta del Giappone non si è fatta attendere, e, sempre a colpi di bacchetta, l’ambasciatore giapponese in Inghilterra ha a sua volta definito la Cina il Voldemort asiatico. Nel 2012 la tensione era diventata così palpabile che in tutta la Cina erano esplose delle dimostrazioni violente contro il Sol Levante, subito stroncate dal governo cinese. I dimostranti avevano dato alle fiamme auto giapponesi e distrutto magazzini di proprietà di industriali giapponesi. Ronald Huiskin, un esperto dell’ Australia National University sull’Asia, ha spiegato che il meeting era in preparazione «per un bel po’ di motivi». Principalmente, ha spiegato, l’APEC ha dato la possibilità a entrambi i governi di mostrarsi sul palcoscenico internazionale come disponibili al dialogo, senza mostrarsi ostili pregiudizievolmente. In secondo luogo, le autorità cinesi hanno ottenuto molto più da Tokyo in un regime come questo, di freddezza diplomatica, che non in altri periodi. Pechino, secondo l’esperto universitario, vorrebbe vedere fino a che punto il Giappone è disponibile a sopportare le continue umiliazioni politiche e diplomatiche della Cina pur di costruire rapporti solidi tra i due paesi. «È abbastanza chiaro che Abe abbia fatto tutto il possibile per far funzionare le cose con Pechino». Ha spiegato Huiskin. «Io non credo che Xi – ha continuato – abbia perso tempo nel fare offerte. Comunque vadano le cose, non si possono fare previsioni certe». Abe, prima della partenza, aveva spiegato di voler ristabilire relazioni diplomatiche migliori di quelle antecedenti ai contenziosi territoriali perché «si ritorni allo spirito originale di mutuo beneficio strategico». Il Japan Times, che ha riportato le parole del premier, ha scritto anche che Abe avrebbe detto: «Il mio desiderio è di implementare le relazioni tra i due paesi, desiderio che non è mai venuto meno dal 2006, anno del mio primo mandato». La settimana scorsa, Abe, in una intervista rilasciata al Washingtong Post, aveva dichiarato: «Le relazioni Cina Giappone sono fondamentali. Nonostante la difficile situazione economica mondiale, abbiamo un rapporto indistruttibile. Siamo vicini, ecco perché, ma ci sono comunque dei problemi». «Ma proprio perché ci sono problemi – ha continuato Abe nell’intervista – noi dobbiamo continuare il dialogo reciproco evitando di avere pregiudizi di sorta l’uno riguardo l’altro». Nonostante questi inviti alla diplomazia, Abe non ha retrocesso di un passo riguardo la questione delle Senkaku, e nemmeno ha promesso di smettere di rendere visita allo Yasakuni, il santuario militare al centro di continue polemiche. Pechino ha visto la vista di Abe al santuario nel dicembre del 2013 come un’aggressione militare, insieme a un rifiuto di riconoscere la brutalità dell’occupazione giapponese della Cina durante la II Guerra Mondiale.
Giappone e Cina tornano a parlarsi
I due premier Xi Jinping e Shinzo Abe si sono incontrati a margine del vertice Apec che si sta svolgendo a Nord di Pechino
