E' un voto storico. The lame duck (l'anatra zoppa) Barack Obama perde entrambi i rami del Congresso in una notte magica per il partito Repubblicano. La conquista della maggioranza al Senato da parte dei repubblicani è sinonimo di rifiuto delle fallimentari politiche del presidente Obama. E' il commento più frequente. "Ai repubblicani è stata data l'opportunità di guidare il paese in una migliore direzione e i repubblicani alla Camera e al Senato sono pronti ad ascoltare il popolo americano. Speriamo che lo farà anche il presidente Obama", ha detto il presidente del partito Reince Priebus, dopo che è apparso chiaro che il Great Old Party controlla ormai la maggioranza sia della Camera che del Senato in quella che appare come una chiara sconfitta politica per il presidente democratico. I repubblicani hanno ottenuto alla Camera, alle elezioni di midterm, un risultato che li spinge verso una maggioranza storica. Hanno scacciato dai loro posti gli ultimi democratici bianchi del sud e fatto conquiste nelle roccaforti del partito di Obama in tutto il Paese. Hanno superato la soglia richiesta di 218 seggi e sono sulla via di sorpassare il numero di 246 detenuti durante l'amministrazione del presidente Harry S. Truman, più di 60 ani fa. Secondo l'ultima proiezione, il Gop ha 237 seggi e i democratici nel hanno 164, sul totale di 435. Il presidente Obama dovrà quindi affrontare un Congresso tutto repubblicano, poiché il partito rivale ha conquistato anche la maggioranza al Senato, in precedenza democratica. Obama, il cui partito perse 63 seggi nel 2010, diventerà il presidente al secondo mandato con il maggior numero di sconfitte nel voto di midterm, sorpassando il record di Truman nel 1974. L'Empire State Building si tinge di rosso per celebrare la vittoria repubblicana alle Mid Term. IL SENATO Il GOP conquista la maggioranza al Senato. Hanno infatti superato la soglia necessaria, con 53 seggi, mentre i democratici ne hanno 45. Sette i seggi ai repubblicani, mentre ne erano loro necessari sei per avere la maggioranza. Sono passati dai democratici ai repubblicani: Colorado, Iowa (dove i due partiti erano impegnati in un testa a testa). Arkansas, Georgia, Kentycky (dove il GOP erano in leggero vantaggio). Montana, South Dakota, West Virginia (dove i repubblicani erano in vantaggio) e perfino in North Carolina (dove le possibilità di vittoria dell'elefante sembravano remote). Il senatore Mitch McConnell, nuovo leader della maggioranza Gop al Senato, ha dichiarato che "gli elettori sono affamati di una nuova leadership". Restano non decisi Alaska e Virginia, mentre il ballottagio in Louisiana si terrà il 6 dicembre fra la democratica Mary Landrieu e il repubbliano Bill Cassidy. I GOVERNATORI Dopo aver conquistato il controllo di entrambe le Camere del Congresso, i repubblicani hanno fatto man bassa anche nelle elezioni delle cariche di governatore dei 36 Stati in lizza, conquistando vittorie inattese anche in roccaforti tradizionalmente democratiche come il Maryland, il Massachusetts e persino nello Stato del presidente Barack Obama, l'Illinois. Dei 36 governatori da eleggere, 22 erano in Stati attualmente guidati da repubblicani, ma 14 erano in mano ai democratici, che speravano di ottenere qualche vittoria dopo la temuta perdita del Senato. In Wisconsin e Ohio hanno vinto due repubblicani potenzialmente candidati alle presidenziali del 2016, Scott Walker, un favoritissimo del Tea Party, e John Kasich. In Florida il governatore repubblicano uscente Rick Scott ha conquistato la rielezione con il vantaggio di appena un punto e dopo una campagna elettorale in cui era rimasto praticamente sempre testa a testa con il repubblicano, diventato democratico Charlie Crist. In Georgia, il nipote di Jimmy Carter, il democratico Jason Carter, per il quale l'ex presidente ormai novantenne si era speso in prima persona tornando a fare campagna elettorale nonostante l'avanzata età, non e' riuscito a snidare l'attuale governatore, il repubblicano Nathan Deal. Mentre in Arkansas, il repubblicano Asa Hutchinson ha strappato la carica all'attuale inquilino, il democratico, Mike Beebe. Ma è stato il cambio della guardia nelle roccaforti tradizionalmente democratici come il Maryland, l'Illinois e il Massachusetts, che ha destato la vera sorpresa e ratificato il dominio repubblicano. In Maryland, Larry Hogan si e' imposto sul democratico, Anthony Brown, diventando il settimo governatore repubblicano nella storia dello Stato. Mentre in Illinois, il repubblicano Bruce Rauner ha sbancato il governatore attuale, il democratico, Pat Quinn (per il quale erano scesi in campo personalmente non solo Obama, ma anche altri pezzi da novanta dell'Asinello, come Bill Clinton). E secondo le proiezioni dei principali media Usa, il repubblicano Charlie Baker si imporrà sulla democratica, Martha Coakley, in Massachusetts. In Maine, un'altra roccaforte progressista, il governatore repubblicano, Paul LePage, otterrà la rielezione, al contrario di quel che prevedevano gli analisti. Le scarne buone notizie per i democratici sono arrivate in Pennsylvania, dove il candidato del partito, Tom Wolf, ha portato a casa il risultato, battendo il governatore repubblicano, Tom Corbett (grazie soprattutto ai suoi tagli alla scuola). Sono riusciti a conservare il posto anche i governatori democratici di California, Jerry Brown; New York, Andrew Cuomo; Minnesota, Mark Dayton; New Hampshire, Maggie Hassan; Oregon, John Kitzhaber; e Rhode Island, Gina Raimondo. E anche alle Hawaii, il democratico David Ige ce la dovrebbe aver fatta. Rimangono ancora in bilico, il Vermont, dove il governatore democratico Peter Schumlin si gioca la rielezione; il Colorado, dove John Hickenlooper rischia di perdere le redini dello Stato per mano del repubblicano Bob Beauprez; e l'Alaska, dove Bill Walker punta a sostituire il repubblicano Sean Parnell. In New Mexico, la governatrice repubblicana Susana Marti'nez ha ottenuto senza problemi la rielezione. E così anche i suoi colleghi di partito Brian Sandoval in Nevada, Sam Brownback in Kansas, Robert Bentley in Alabama, Nikki Haley in South Carolina, Butch Otter in Idaho, Terry Branstad in Iowa, Mary Fallin in Oklahoma e Denis Daugaard in South Dakota. In Texas, il repubblicano Greg Abott si è imposto sulla democratica Wendy Davis, mentre il conservatore Pete Ricketts ha vinto in Nebraska, e il suo collega di partito Matt Mead ha ottenuto la rielezione in Wyoming. I REFERENDUM Sì alla marijuana a scopo ricreativo in Oregon e a Washington DC, ma no dalla Florida all'uso di cannabis per fini medici. Inoltre sì all'estensione dei controlli su chi acquista armi nello Stato di Washington. Sono alcuni dei risultati dei referendum per i quali si è votato su 141 quesiti in 32 Stati degli Usa in concomitanza con le elezioni di midterm. Alcuni esiti mancano ancora, per esempio quello dell' Alaska, dove pure si è tenuta una consultazione sulla legalizzazione della marijuana, ma in cui i seggi hanno chiuso per ultimi alle 7 di stamattina ora italiana. Si è votato inoltre su temi come aborto, gioco d'azzardo e salario minimo. A questo proposito il Massachusetts non ha voluto dire no ai casinò e invece il sì all'aumento del salario minimo è arrivato da tre Stati: Arkansas, Nebraska e South Dakota.
Trionfo repubblicano alle elezioni Midterm
Il presidente Barack Obama perde il Congresso. Gli avversari conquistano il Senato (per la prima volta in 8 anni) con 54 seggi e la Camera dei Rappresentanti con 242 deputati
