Esteri

Allarme dell’Onu: record di stranieri tra i terroristi dell’Isis

NEW YORK Sempre più stranieri vanno ad ingrossare le fila dei gruppi terroristici, soprattutto in Siria e in Iraq, dove hanno ormai raggiunto la cifra «senza precedenti» di 15.000 combattenti. È l'al...

NEW YORK Sempre più stranieri vanno ad ingrossare le fila dei gruppi terroristici, soprattutto in Siria e in Iraq, dove hanno ormai raggiunto la cifra «senza precedenti» di 15.000 combattenti. È l'allarme lanciato dal rapporto preparato da un gruppo di esperti dell’Onu che monitorano le attività di Al Qaeda e dei talebani. Il numero di combattenti stranieri registrato dopo il 2010, si legge nel documento sottoposto al Consiglio di sicurezza, è di molte volte superiore al numero complessivo dei terroristi stranieri nel precedente ventennio e continua a crescere. I combattenti provenienti da oltre 80 Paesi collaborano con gruppi legati ad Al Qaeda in Siria e Iraq e «sono al centro di una nuova diaspora che potrebbe seminare la minaccia per i prossimi anni» avvertono gli esperti, aggiungendo che il rischio di attacchi nei Paesi d'origine potrebbe aumentare quando i combattenti ritorneranno a casa. L'uso sempre più sofisticato dei social media, si legge nel rapporto, fa sembrare «cosmopoliti» i militanti dello Stato islamico ma non è chiaro se il gruppo riuscirà a superare le divisioni e imporsi come organizzazione dominante in Al Qaeda. Intanto il governo elvetico ha reso noto che i tre iracheni fermati in Svizzera a marzo stavano pianificando attentati in Europa. Le indagini, alle quali hanno partecipato anche i servizi di altri Paesi, compreso l’Fbi, hanno consentito di accertare l'affiliazione dei tre allo Stato islamico. E mentre continuano i bombardamenti della coalizione contro le postazioni dell’Isis e i peshmerga curdi avanzano verso Mosul, emergono nuovi orrori perpetrati dagli jihadisti. Le autorità irachene hanno infatti scoperto nella provincia sunnita di al Anbar fosse comuni realizzate dai miliziani islamici. Secondo alcuni testimoni, vi sono stati sepolti tra 150 e 200 abitanti della zona giustiziati perché si rifiutavano di collaborare con i terroristi. Il premier iracheno al Abadi ha promesso di vendicarne l'uccisione.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.