La Gran Bretagna è pronta a bombardare. Il premier David Cameron avverte che l'impegno potrebbe durare anni. Il Parlamento dà l'ok: il Regno Unito si unirà alla coalizione che ormai da giorni colpisce gli obiettivi dello Stato Islamico. Sei caccia sono pronti a decollare dalla base inglese di Cipro, mentre il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen dichiara che le maggiori sfide contemporanee dell'alleanza sono l'invasione russa dell'Ucraina e la formazione del Califfato del terrore a cavallo tra Iraq e Siria. Prima del passaggio del testimone al norvegese Jens Stoltenberg, Rasmussen, all'ultimo giorno di mandato, dichiara: "Ecco le sfide di un livello che non si vedeva da due decenni e che devono essere affrontate". Gli attacchi dell'Isis sfondano a ovest verso il confine turco. I curdi, che da mesi si oppongono ai jihadisti fuggono verso la Turchia e solo di pochi giorni fa la notizia di un emergenza umanitaria crescente nel paese guidato da Erdogan. In Inghilterra, l'uccisione dell'ostaggio scozzese David Haines (la cui figlia ha diffuso oggi un video con il quale supporta l'idea dei raid) "ha mostrato che non si tratta di una minaccia lontana", ha insistito Cameron. In un clima di terrorismo globale, da tenere in considerazione le minacce a Francia e Stati Uniti, il jihadismo, le sue istituzioni religiose e finanziarie sono onnipresenti e il web facilita le interconnessioni fra le cellule delle varie realtà. La strategia Usa. Secondo l'editorialista del National Review, Charles Krauthammer, Obama va avanti con un programma che tenta di intercettare la volontà dell'opinione pubblica. Ma con le elezioni alle porte dovrà dimostrare di essere senza paura. Dal puto di vista Usa, l'obiettivo sarebbe duplice. Espellere i militanti dello stato islamico dall'Iraq, dove gli americani, hanno un appoggio via terra e contenere il pericolo in Siria. Iraq. Si combatteva vicino Baghad, ma l'intervento americano ha indebolito su questo fronte l'avanzata dell'Isis. I curdi combatteranno, ma non molto al di là del proprio territorio. Secondo ill National Review, dagli sciiti in Iraq dobbiamo aspettarci poco. Consiglieri americani integrati con alcune forze speciali irachene altamente qualificati potrebbe fare qualche progresso. Ma non possiamo contare sul regolare militare dominato dagli sciiti corrotta e demoralizzata. I nostri principali alleati potenziali sono le tribù sunnite. Dovremo indurli a cambiare alleanze per la seconda volta, ci unisce, come hanno fatto durante l'ondata 2007-2008, la posizione anti-jihadista. Ma non sarà facile convincerli dopo la retromarcia del 2011. Siria. E' difficile tra mille fazioni, snidare il cancro fondamentalista. E con la Turchia che resta alla finestra, negando per ora l'uso delle basi militari incrementano le difficoltà. Neppure l'appoggio diretto ai gruppi moderati, più volte dichiarato dal presidente Usa, potrebbero essere determinanti. Quanto resta dell'esercito siriano libero: l'amministrazione ammette che non sarà in grado di mettere in campo tutte le forze addestrate per almeno un altro anno. E anche allora saranno solo circa 5.000 uomini. Lo Stato islamico può contare su circa 30.000 uomini. Una lotta impari per una polveriera mediorientale.
Isis, Cameron: "L'impegno potrebbe durare anni" (VIDEO)
La strategia del contenimento americana e l'ok del Parlamento britannico per l'attacco al Califfato del terrore
