Esteri

Ecco il dossier top secret su Ebola

Il rapporto della Casa Bianca per fermare l’epidemia. Già 2.793 i morti Tremila militari per evitare che terroristi trasformino la malattia in arma LA STORIA "Da Roma alla Liberia a tu per tu col virus"

Per gli Stati Uniti Ebola è una minaccia alla sicurezza del mondo. Tanto che il piano di contenimento dell’epidemia della Casa Bianca schiera in prima linea l’Us Africa Command con tremila militari e un centinaio di medici. Dietro le linee lavorerà invece l’Unione Europea, che si prepara ad accogliere i sanitari contagiati in Liberia, Sierra Leone, Guinea, Senegal e Nigeria. La task force Ue non è ancora pronta perché al momento solo cinque paesi hanno posti letto disponibili. Gli Usa invece vanno spediti. Curare è importante ma lo è ancor più evitare che terroristi utilizzino Ebola come arma. Agli States la minaccia è arrivata diretta dall’Isis. Per questo l’approccio all’epidemia è militare. In campo, rivela il documento «Us response to the Ebola epidemic in West Africa» emesso martedì scorso, scenderanno tremila soldati per mettere sotto «biosorveglianza» i paesi colpiti dal virus. Il quartier generale verrà installato a Monrovia perché la presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf ha chiesto aiuto agli Usa con una lettera inviata il 9 settembre al presidente americano Barack Obama. «A lavorare ci saranno pure gli specialisti di minacce biologiche», viene sottolineato. Mentre in Sierra Leone i tre giorni di coprifuoco hanno fatto saltar fuori una novantina di nuovi contagiati e hanno permesso di seppellire 70 salme di vittime morte in strada, in Liberia è il caos. Di qui l’intervento degli Usa prima che sia troppo tardi. «I medici militari - chiarisce il dossier - costruiranno ospedali da campo per curare il personale sanitario contagiato e ogni settimana formeranno 500 nuovi operatori per curare la popolazione. Kit di protezione con guanti e mascherine verranno distribuiti a 400mila famiglie delle aree a rischio». Il Dart (Disaster assistance response team) «farà arrivare 130mila set di attrezzature di protezione per medici e infermieri». Rimettere in piedi l’assistenza sanitaria in loco è strategico: 75 milioni di dollari già impegnati, altri 30 chiesti al Congresso per inviare altri specialisti del Cdc di Atlanta, il Centro di controllo per le malattie infettive: un centinaio sono già all’opera. Che gli Stati Uniti prendano sul serio la minaccia Ebola, che ha già fatto 2.793 morti, lo testimonia anche la richiesta del Dipartimento della Difesa di stornare a supporto dell’emergenza 500 milioni di dollari stanziati per il 2014 per le Operazioni d’Oltremare. «Usaid - sottolinea il rapporto - ha già trasportato 16 tonnellate di forniture mediche in Liberia, 10mila set di attrezzature di protezione individuale, due unità di trattamento per l’acqua potabile e 5mila sacchi per la rimozione sicura delle salme». Oltre a «10mila test per rilevare il virus» che verranno spediti all’ospedale di Kenema, in Sierra Leone. Gli americani sorveglieranno gli aeroporti per evitare che malati salgano a bordo dei jet. Giovedì a Washington è in programma il vertice con i ministri della Salute dell’Ue per vedere come coordinare la futura task force europea al piano d’intervento statunitense. Intanto il ministro della Difesa della Germania Ursula von der Leyen ha chiesto ai soldati e ai dipendenti civili dell’esercito di entrare a far parte come volontari dello staff della clinica (con 50 posti letto) che Berlino vuole allestire in Africa per affrontare l’emergenza Ebola.

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