L’arbitrato c’è ma, per il momento, non si vede. L’internazionalizzazione della vicenda dei marò, quella annunciata dal premier Renzi e portata avanti dal ministro degli Esteri (a orologeria) Federica Mogherini, è pronta. Ma attualmente è parcheggiata in Italia. «Confermo qui la scelta che abbiamo condiviso in questa aula in primavera, quella dell’internazionalizzazione, che ora è tecnicamente pronta». Così ieri il ministro degli Esteri Mogherini, nel corso delle comunicazioni alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Senato e Camera degli esiti del vertice Nato che si è tenuto in Galles il 4 e il 5 settembre. La responsabile del dicastero (lo sarà fino ad ottobre, poi sarà formalizzata la sua elezione a Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri) ha spiegato: «Oggi la priorità sono le condizioni di salute di Massimiliano Latorre, ma anche le condizioni di vita di entrambi i fucilieri, che chiaramente non sono le più serene», ha affermato. La titolare della Farnesina ha poi ribadito la linea politica della «scelta dell’internazionalizzazione, che ora è tecnicamente pronta». Tuttavia, ha aggiunto, «è chiaro che da non più di qualche mese c’è un nuovo interlocutore nel governo Modi, quindi è dovere di questo governo esplorare questa interlocuzione». Il capo della diplomazia italiana ha poi auspicato che la richiesta di fare tornare in Italia Latorre per motivi di salute venga accolta da parte indiana. La decisione è attesa in settimana, salvo rinvii. «Venerdì ci sarà da parte della Corte suprema» dell’India l’esame «della richiesta presentata per il permesso» a rientrare in Italia del marò Massimiliano Latorre. Le possibilità che il fuciliere di Marina possa rientrare in Italia in tempi brevissimi sono ben fondate. La Corte suprema, in proposito, ha chiesto un parere politico che è stato positivo. Latorre potrebbe avere un permesso di alcune settimane per proseguire in patria le cure necessarie dopo l’ischemia che lo ha colpito nei giorni scorsi e per la quale è stato ricoverato in un reparto di neurologia in un ospedale di Nuova Delhi. Ma il problema resta e una soluzione onorevole per i due marò sembra lontana. Insomma la strombazzata procedura di arbitrato è allo stesso punto dei primi di agosto quando il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, durante un incontro delle commissioni Esteri e Difesa, riunite per la discussione del decreto legge sulla proroga delle missioni internazionali raggelò l’Italia intera. «Ci sono dei colloqui, ma la proposta non è stata ancora formalizzata», spiegò il sottosegretario. E questo quando tutti erano convinti che il fascicolo fosse già partito.
L’arbitrato c’è, ma non parte
Il ministro Mogherini: «L’internazionalizzazione è tecnicamente pronta». Intanto si attende il verdetto indiano sul ritorno di Latorre
