L o sceicco nero è il nuovo «nemico numero 1» che minaccia gli Stati Uniti e il Mondo. Da tre anni sulla sua testa pende una taglia di dieci milioni di dollari del Dipartimento di Stato Usa. Lui è Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo dello Stato islamico che comprende un territorio che va dal Mediterranneo alla Mesopotamia. Da Aleppo alle porte di Baghdad. L’uomo in nero che sogna di conquistare tutto il Medio Oriente, il Nord Africa, la Spagna e i Balcani. Al Baghdadi vuole ricostruire l’impero degli Ommayyadi che molti secoli fa impose la legge islamica a gran parte di quelle terre. Ora Al Baghdadi minaccia tutti senza distinzione: arabi, europei americani. Eppure per dieci mesi, ma alcune fonti parlano di quattro anni, questo sceicco nero del terrore era in catene a Camp Bucca nel sud dell’Iraq, prigione dove gli americani parcheggiavano i combattenti nemici. Fatto è che Abu Bakr al Baghdadi fu lasciato libero di continuare a mozzare teste e lui sprezzante, così si narra, uscendo dalla Guantanamo irachena, disse ai marines: «I’ll see you guys in New York», ci vedremo a New York. Una frase che oggi suona come un nero presagio. Uomo in parte misterioso Abu Bakr al Baghdadi. Qualcuno lo vuole accreditare come il nuovo Osama Bin Laden dal quale però è distante molte leghe. Nulla di ieratico nella sua figura massiccia ingolfata nel camicione arabo e con la barba incolta. Sposato, è riuscito al liberare la moglie scambiandola con le suore di Malula. Una sorella si è fatta esplodere a Erbil. C'è addirittura chi afferma che al Baghdadi sia un agente del Mossad, dal vero nome di Elliott Shimon, addestrato per seminare il caos, attraverso l'organizzazione Daesh, nome arabo dell'Isis, nei paesi arabi confinanti con Israele. Secondo il sito americano Veterans Today, al Baghdadi sarebbe nato da genitori ebrei e scelto dall'intelligence israeliana. La sua biografia ufficiale, rilasciata dall’Isis, Esercito islamico dell’Iraq e del Levante, parla di lui come un dottore in Scienze islamiche e importante predicatore nella moschea di Diyala negli anni di Saddam. Sicuramente proviene da una famiglia religiosa e le sue tracce si trovano nell’università islamica di Baghdad dove risulta con il suo nome d’origine: Ibrahim ibn Awwad Ali al-Badri al-Samarri. Dopo l’invasione americana dell’Iraq nel 2003 il predicatore si trasforma in guerrigliero. Alcuni sostengono che l’arte della guerra l’abbia imparata in Afghanistan nei campi di Al Qaeda dove conobbe Abu Musab al Zarqawi, il macellaio di Baghdad. Certo è che durante la presenza americana in Iraq, Abu Du’a, questo il nome di battaglia scelto all’epoca, si distingue nelle azioni più cruente contro le truppe Usa e le forze di sicurezza del nuovo Iraq. Catturato, sarà torturato e poi, appunto rilasciato. Quando nel 2006 gli Stati Uniti riescono ad uccidere Al Zarqawi con un incursione aerea a Baquba, la catena di comando di Al Qaeda irachena cambia così come il gruppo, che diventa lo Stato Islamico dell’Iraq (ISI) sotto il comando dello sceicco Abu Abdullah Rashid al-Baghdadi coadiuvato da Abu Ayyub al-Masri. La milizia continua ad essere protagonista degli attacchi condotti contro la comunità sciita. Nel 2010, tuttavia, entrambi vengono uccisi dagli americani. Evento che azzera la leadership jihadista irachena facendo credere a Washington di essere riuscita a sconfiggere la presenza di Al Qeda in Iraq. Il nome di Abu Du’a, o al Baghdadi, riemerge dall’ombra proprio durante questa fase, quando prende il controllo dell’ISI. Ma sarà la rivolta anti Assad in Siria a far sì che l’Isi si trasformi da gruppo di guerriglieri a forza di conquista. In Siria Al Baghdadi impone al gruppo rivale «Al Nusra», fedele ad Al Qaeda, di unirsi a lui, al rifiuto massacra i qaedisti e arriva ad accusare il leader mondiale Ayman al Zawahiri di apostasia e tradimento. «Ho scelto di farmi comandare da Dio e non da chi gli è contro», è stato il messaggio inviato dal Califfo al successore di Osama. Al Baghdadi comincia, appena un anno fa, la sua cavalcata di conquista attraverso il Medio Oriente seminando morti e governando le terre occupate con la scimitarra dei suoi boia. Occupa caserme e pozzi di petrolio, si impossessa di 400milioni di dollari custoditi nella banca di Mosul. Nelle sue file arrivano combattenti stranieri dall’Europa, America e da tutto il mondo arabo. E così arriva a proclamare il Califfato e proclamarsi Califfo. «Io sono il Wali, destinato a guidarvi, ma non sono migliore di voi; se credete che abbia ragione, aiutatemi, se credete che abbia torto, consigliatemi e indicatemi la retta via. Obbeditemi come obbedite al Dio». Questa la sua esortazione nella moschea di Mosul nel giugno scorso. Un Califfo bocciato dai sunniti perché non è stato eletto dall’Umma, la comunità di tutti i musulmani. Condannato dall’influente studioso Al Qaradawi, dal mufti di Istanbul. E lui Al Baghdadi cambia nome: aggiunge quello di Al Qurashi per dimostare che discende dai khalifa di Maometto e poi, proprio ieri, manda dire al mufti de La Mecca che lo avversa: «Sei sotto i miei piedi». Ora si aggira per il suo Califfato a bordo di un Hamvee blindato. A volte su una Toyota grigia. Non si ferma mai nello stesso posto e il suo rifugio sicuro resta il deserto tra Raqqa in Siria e Falluja in Iraq.
Il Califfo, uomo in nero che terrorizza il mondo
Su di lui una taglia di 10 milioni di dollari
