La rabbia continua a montare a Ferguson, la città americana dove è morto Michael Brown. Il governatore dello Stato, Jay Nixon, ha chiesto l’intervento della Guardia Nazionale. «Guardando cosa sta accadendo in questa zona, ho richiesto un intervento diretto della forza della GN, proprio per instaurare di nuovo la pace e l’ordine in questa comunità». Ha dichiarato Nixon in un comunicato. Domenica notte è stato il peggior momento, secondo le autorità. Colpi d’arma da fuoco, gas lacrimogeni e bottiglie molotov hanno dato la prova evidente di una escalation di violenza. Le tensioni non sono diminuite neanche dopo l’autopsia sul corpo del ragazzo, ucciso con sei colpi di pistola. Quella che era iniziata come una protesta pacifica è diventata una rivolta dopo che «due civili sono stati feriti durante le manifestazioni». Lo ha spiegato il capitano Ron Johnson. Ma ha anche aggiunto «non sono stati feriti dalla polizia». «Stanotte, - ha continuato - domenica notte, era iniziata con preghiere e messaggi di unità e pace. Ma qualcosa, dopo che è calata la notte, è cambiato». Molti dei partecipanti alla protesta pacifica si sono trasformati in vandali, lanciando molotov contro la polizia e prendendo di mira alcuni negozi, hanno devastato la zona della città nella quale si erano riuniti i manifestanti. Tutto questo, nonostante i continui e ripetuti appelli alla calma della famiglia Brown. «Presto atto di ciò- ha concluso Johnson – non posso fare altro che rispondere in modo adeguato». Insomma, andrà sempre peggio. I poliziotti hanno lanciato bombole di lacrimogeni in mezzo alla folla, per disperderla, folla che si era riunita per protestare contro il coprifuoco indetto dalle autorità. Tra i protestanti colpiti dai lacrimogeni alcuni bambini. Ma c’è anche l’altra versione, quella dei dimostranti. Lisha Williams, un’attivista, confuta la tesi che siano stati loro a provocare la reazione della polizia. «È una menzogna – ha detto alla CNN domenica notte – non c’è stato nessun conflitto, non è stato sparato nessun colpo da parte nostra». «Tutto quello che abbiamo fatto – ha continuato – è stato muoverci compattamente verso la sede del comando centrale, per metterci in ginocchio e chiedere ‘non sparate’. Loro hanno iniziato ad aprire il fuoco». Gli scontri quindi sono deflagrati, mentre lo sceriffo della contea di Sant Charles ha dichiarato che i colpi sono stati effettivamente esplosi contro di loro. L’ansia rimane. I bambini oggi non sono andati a scuola. “Prendendo atto delle informazioni ricevute dalle autorità, abbiamo deciso di tenere chiuse le scuole, per il timore che possa accadere qualcosa ai bambini che aspettano l’autobus”. È scritto sul sito Facebook del distretto scolastico Fergusson-Florissant. Michael Brown era un ragazzino di appena diciotto anni, ucciso dai sei colpi di pistola, esplosi da un agente di polizia di ventotto anni. Due dei colpi sono arrivati a colpirlo alla testa. Questi sono i risultati preliminari dell’autopsia indipendente, espressamente richiesta dalla famiglia Brown. Anthony Gray, l’avvocato di famiglia, ha spiegato che oltre ai due colpi alla testa, sono state rilevate altre quattro altre ferite d’arma da fuoco sul braccio destro. Quindi, tutte quante nella parte anteriore del corpo. Nessuna alle spalle. La scorsa settimana, quando ancora la situazione sembrava essere sotto controllo, la polizia di Sant Louis aveva dichiarato che il ragazzo era morto per i colpi ricevuti, ma non aveva dato nessun dettaglio circa il dove avessero colpito Michael Brown e quanti proiettili fossero stati sparati. Sempre secondo l’autopsia i colpi non sono stati esplosi da vicino, vista l’assenza della polvere da sparo sul corpo del ragazzo. Uno dei proiettili è entrato nell’occhio destro, ha viaggiato nel viso, uscendo dalla mascella e rientrando nella clavicola. Due dei proiettili sono entrati in testa. Uno sempre secondo l’avvocato Gray, è entrato nella parte alta del cranio, lasciando capire che Brown si fosse piegato a terra dal dolore, prima che quel colpo fosse esploso. Le versioni delle controparti sono assolutamente divergenti. Cosa effettivamente sia successo quanto Darren Wilson, il poliziotto 28enne, ha fermato Michael Brown non è ancora per nulla certo. Alcuni testimoni riferiscono di aver assistito a una litigata tra i due, prima che Brown cadesse a terra ucciso. Ma altre testimonianze dichiarano di aver visto il ragazzo alzare le mani e non parlare con il poliziotto. Piaget Crenshaw ha assistito alla scena, riuscendo a filmare solamente dal momento in cui il ragazzo era già a terra. «Avevo capito fin da subito che sarebbe finita male». Ha dichiarato alla CNN. La signora dichiara di aver visto il giovane scappare dal poliziotto e poi averlo visto girarsi, in quel momento, secondo la sua testimonianza, il ragazzo è stato colpito. Ma la polizia dà una differente versione: Brown avrebbe litigato con il poliziotto cercando di rubargli l’arma. Da quando il nome dell’ufficiale che ha ucciso il giovane afroamericano è uscito allo scoperto, 22mila persone si sono iscritte alla pagine Facebook “I Support Officer Wilson”. L’avvocato di Stato, Eric Holder, ha disposto una nuova autopsia, questa volta governativa, sul corpo del giovane afro americano.
Usa, ancora scontri a Ferguson. Il governatore invia la Guardia Nazionale
Nuove proteste nella cittadina Usa dopo la morte di Michael Brown, il 18enne di colore ucciso da un poliziotto con sei colpi di pistola
