A Ferguson, dove un ragazzo di colore è stato ucciso da un poliziotto durante un normale controllo, la tensione sale; e anche nelle famiglie sembra che qualcosa si stia muovendo, come se il tempo tornasse indietro. Pare proprio che nell’America del Presidente Obama ancora ci siano strade diverse per educare i bambini: attenti e guardinghi quelli di colore e liberi e felici quelli bianchi. Da padre a figlio, da zio a nipote, da nonno a nipote, è una conversazione spinosa quella che sta tornando di moda in casa a Ferguson. È un tipo di lettura della realtà che molti americani preferiscono non vedere, ma i che genitori di Kelli Knox del Sud della California conoscono bene, perché questa disparità gli ha rubato il figlio, trasformandolo in un’icona del dolore nazionale. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice che nelle cucine delle famiglie di colore americane il discorso è sempre quello: come evitare di mettersi nei guai con la polizia, proprio a causa del colore della pelle. Per prima cosa, pensare due volte prima di mettersi il cappuccio. Tirarsi su i pantaloni. Stare zitto quando gira la polizia. Ingoiare il rospo se fanno i bulli. Non guidare mai con più di tre amici nella stessa macchina. E fai vedere sempre le mani bene in vista. Più che una lista educativa, sembra di vivere in modalità di combattimento di guerriglia. Questi, però, sono solo alcuni dei consigli che i genitori danno ai figli, spesso anche le figlie, per sopravvivere. In un modo o nell’altro, l’argomento tocca uno dei temi più spinosi per la nazione americana: la Razza. Ancora non si è spento il ricordo di Trayvon Martin, ucciso nel 2012, non si è smarrito neanche il ricordo dell’adolescente che stava solo chiedendo aiuto ed è stato abbattuto dalla polizia nel North Carolina nel 2013 e poi il caso Ferguson. Tutti i pezzi del puzzle messi insieme danno un quadro di insieme drammatico: a morire sono ragazzini, disarmati e di colore. La tensione sale, ormai diventa paura. Robert Spicer, un camionista che vive a Los Angeles, ha detto al figlio più grande, 15 anni, di stare attento a come si veste. «Lo stresso lo so – ha detto il genitore del comitato che è nato spontaneamente dopo i fatti di Ferguson – ma voglio che stia attento a come si muove e al modo con il quale parla con le persone». La moglie rincara la dose: Lashon, 42 anni, dice «che qui tutte le coppie di colore hanno paura per i figli, ogni giorno. Non sai mai cosa potrebbe capitargli dal momento che scendono dalla macchina a quello in cui entrano a casa». Tutte queste attenzioni però non hanno evitato che Michael Brown, un diciottenne disarmato morisse ammazzato da Darren Wilson, il 9 agosto scorso. Stava andando a trovare la nonna. I testimoni hanno dichiarato che Brown teneva le mani alzate quando lo hanno abbattuto. I figli dal canto loro accettano i consigli, ma non si capacitano di come sia possibile vivere così, con questa paura. «Certe volte penso che come afro americano, come ragazzo, perché dovrei avere paura? Da camminare per strada per esempio e venire discriminato solo perché ho una pelle più scura?». A dirlo è Crishawn Spicer, 15, il figlio piccolo. Ma forse, un poco più maturo di molti con la divisa.
Usa, scontri a Ferguson
Guerriglia urbana nel quartiere della città di St. Louis dopo l'omicidio di un diciottenne, disarmato, da parte di un agente di polizia
