"Ora il Paese è nelle tue mani" ha affermato il Presidente Masum nel dare l'incarico ad Al Abadi. La cerimonia è stata trasmessa dalla televisione irachena. Il presidente dell'Iraq, Fouad Massum, ha affidato al vice presidente del Parlamento iracheno, Haider al-Ibadi, l'incarico di formare entro 30 giorni un nuovo governo, mettendo così da parte il primo ministro uscente Nouri al-Maliki. In una dichiarazione televisiva, Massum ha detto che spera che al-Ibadi riesca a formare un governo che "protegga il popolo iracheno". Al-Maliki non intendeva rinunciare al terzo mandato da premier, incarico che ricopre dal 2006, e ha aggravato la crisi politica annunciando alla tv di Stato di volere denunciare il presidente iracheno per violazione della Costituzione, che ha accusato di volergli impedire di essere nuovamente premier. Stamattina le forze speciali irachene leali ad al-Maliki sono state dispiegate negli incroci principali di Baghdad, alimentando i timori di un colpo di Stato. Nel pomeriggio però la stessa coalizione sciita alla quale appartiene al-Maliki, Alleanza nazionale sciita, ha scelto come suo candidato a primo ministro Haider al-Ibadi al posto del premier uscente. Nell'Iraq sotto i raid americani e in guerra con gli jihadisti dell'Isis, esplode il terremoto politico. Il premier uscente, lo sciita Nouri al-Maliki, non intendeva rinunciare al tentativo di formare per la terza volta un governo, e aveva chiesto al Parlamento la messa in stato d'accusa del presidente, il curdo Fuad Masum, per violazione della costituzione. Il tutto mentre nella notte si è assistito a un massiccio schieramento di forze intorno alla "zona verde" di Baghdad, dove hanno sede tutti i palazzi governativi e le ambasciate. Maliki sostiene che Masum ha violato la legge poiché ancora non ha assegnato a lui e alla sua alleanza l'incarico di formare un nuovo esecutivo. "Quanto sta avvenendo oggi è un golpe contro la costituzione, una sua deliberata violazione ad opera del presidente", ha dichiarato Maliki. Il 30 aprile scorso il partito “Coalizione dello Stato di Diritto” di Maliki è risultato il primo alle ultime elezioni legislative, conquistando 92 seggi sui 328 locali, lontani dalla maggioranza di 165. Da allora Maliki non è riuscito a formare una coalizione per ottenere la fiducia dal Parlamento, che si è insediato solo agli inizi di luglio. Stamane il presidente del Parlamento, Salim Jabouri, ha prolungato la scadenza del termine al 19 agosto. Su questa crisi si è inserita l'avanzata da giugno degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico. Avanzata che ha portato gli Usa a tornare a bombardare l'Iraq, da giovedì scorso, dopo aver ritirato le truppe a fine del 2011. Usa e occidentali hanno chiesto a Maliki di farsi da parte o di formare un governo inclusivo di tutte le confessioni, sciiti, ed etnie, curdi. Barack Obama, in un'intervista al New York Times, ha criticato duramente la maggioranza sciita per non aver voluto avviare un dialogo con curdi e sunniti. Sotto attacco ci sono anche le politiche “discriminatorie” di Maliki, che avrebbero alimentato tensioni interconfessionali, portando i sunniti a simpatizzare per i miliziani dell'Isis. Gli Usa hanno ribadito e confermato il totale sostegno a Masum. "Noi sosteniamo lealmente il presidente Masum che ha la responsabilità di sostenere la costituzione irachena. La nostra speranza è che il signor Maliki non smuova troppo le acque", ha detto il Segretario di Stato Usa, John Kerry. I diversi partiti, compresi i principali che sono espressione della comunità sciita, sarebbero vicini a un accordo per la nomina di un nuovo primo ministro al posto di Maliki. Lo ha annunciato Haider al-Abadi, numero due del Consiglio dei Rappresentanti, il Parlamento uscito dalle elezioni legislative del 30 aprile scorso. Lo stesso Abadi, di confessione sciita, è una delle figure indicate come possibile successore del premier alla guida del futuro esecutivo. Ma a sostegno di Maliki è arrivata la decisione della Corte suprema irachena, che ha riconosciuto ufficialmente la “Coalizione dello Stato di Diritto” come il gruppo politico più vasto nel Consiglio dei Rappresentanti, e in tal modo ha implicitamente spianato la strada al reinsediamento come nuovo primo ministro di Maliki. A Baghdad Centinaia di sostenitori del primo ministro sono scesi in strada, cantando slogan pro governativi e sventolando bandiere dell'Iraq. “Siamo con te, al-Maliki”, gridavano i dimostranti portando in corteo poster dell'attuale premier. Le principali le forze speciali leali ad al-Maliki sono dispiegate ai principali incroci della città, e due delle strade principali, solitamente usate per manifestazioni pro e contro il governo, sono state parzialmente chiuse. Il rappresentante speciale delle Nazioni unite per l'Iraq, Nickolay Mladenov, ha invitato gli iracheni alla calma: “Le forze speciali irachene dovrebbero astenersi dal compiere azioni che possono essere considerate un'interferenza in questioni legate al trasferimento democratico dell'autorità politica”. Le operazioni degli Usa. Intanto gli Stati Uniti hanno ritirato "temporaneamente" parte del proprio personale dal consolato di Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan iracheno minacciato dall'avanzata delle milizie jihadiste. I dipendenti richiamati dalla città curda sono stati trasferiti a Bassora e ad Amman. Il consolato americano di Erbil resterà comunque aperto. E sembra che l'amministrazione Obama abbia cominciato a fornire armi direttamente alle forze curde, che hanno iniziato a ottenere vittorie contro lo Stato islamico dopo avere perso terreno rispetto ai militanti. Finora Washington aveva insistito sul fatto che stava vendendo armi solo al governo iracheno.
Colpo di stato sventato. Al Abadi al governo
Al Maliki non intendeva rinunciare al terzo mandato e chiedeva la messa in stato d'accusa di Masum. Gli Usa chiedono a Maliki di farsi da parte, ma la Corte suprema gli dà ragione
