NEW DEHLI - Un’apocalisse di acqua e di sassi ha spazzato gli stati costieri dell’Asia meridionale facendo oltre tremila morti in India e altrettanti in Sri Lanka. Onde alte fra i 5 e i 10 metri hanno flagellato la metropoli di Madras, la principale dell’India meridionale, ma il numero maggiore di vittime, 1.567, è nello stato di Tamil Nadu. La televisione ha mostrato le immagini di corpi che galleggiavano nelle acque melmose del mare antistante Madras, mentre parenti in lacrime si raccoglievano intorno ai cadaveri sulle spiagge. Per l’India, è considerata la più grave disgrazia negli ultimi anni: si tratta del peggior terremoto degli ultimi 40 anni, hanno detto gli stessi americani citati dalla televisione NDTV. Il ministro dell’Interno Ghivraj Patil si è recato a Madras, capitale del Tamil Nadu, che sta diventando il centro per il coordinamento dei soccorsi. La NDTV, la tv indiana, ha mostrato immagini di morte e disperazione intorno agli ospedali delle città colpite. Sono state mostrate anche riprese di cortei di donne, bambini, uomini e vecchi che si allontanano dalle zone costiere invase dalle acque dell’Oceano Indiano. I morti sono stati provocati da un apocalittico tsunami causato da un terremoto che lo ha sollevato da profondità abissali con epicentro a ovest dell’isola di Sumatra. La forza è stata di magnitudo 8.9 sulla scala Richter. Il nuovo premier indiano Manmaohan Sing si è appellato in televisione alla solidarietà internazionale. L’India, che assisterà anche le popolazioni colpite dello Sri Lanka ha di nuovo bisogno degli altri paesi. Servono medicinali, tende, soldi. I morti dell’India sono quasi tutti degli stati meridionali del Tamil Nadul e dell’Andhra Pradesh. Le vittime sono soprattutto tra la povera gente. Persone che hanno come tetto uno straccio e che vivono sulla spiaggia. Tanto lì nessuno chiede l’affitto, perchè il bel tempo dura tutto l’anno. Nei tre stati colpiti dalla catastrofe ci sono interi villaggi ubicati sulla spiaggia, senza corrente elettrica, senza acqua potabile. Tutta l’India meridionale è pattugliata da elicotteri militari che sorvolano le città allagate e segnalano via radio le colonie che hanno maggiormente bisogno di coperte, medicinali, generi di conforto. In questo periodo gli stati colpiti dalla catastrofe conoscono la punta più alta del turismo. Negli alberghi è tutto esaurito fino a metà gennaio. Tutte le ambasciate di New Dehli sono al lavoro, sebbene sia anche qui giorno festivo per fare la conta dei connazionali che stanno trascorrendo le vacanze del sud continente indiano. Il presidente A.P.J. Abdul Kalam, originario dello stato di Tamil Nadu, ha lanciato un appello alla calma. DISASTRO EPOCALE La paura non corre sul filo. Non più. La tecnologia ha cambiato anche questo. Ora gli sms e le e-mail, oltrepassando l?ostacolo di linee telefoniche fuori uso per il maltempo e quello dei contatti diplomatici difficili in caso di calamità naturali, sfrecciano nell’etere e percorrono migliaia di chilometri in pochi secondi. Anche se il cellulare «non ha campo» per telefonare, il messaggio arriva ugualmente a destinazione. Così molti «siti» di giornali e radio già ieri raccoglievano le vivide testimonianze di chi aveva assistito ai fatti, aveva sentito la terra tremare sotto ai piedi, aveva visto arrivare dall’oceano lo tsunami, l’onda gigantesca provocata dal sisma sottomarino. E si era salvato per miracolo. Il cataclisma ha colpito zone in questo periodo affollate di turisti occidentali che approfittano delle feste, del clima estivo e dell’assenza di monsoni e piogge per trascorrere le vacanze in alberghi di lusso o in piccoli villaggi di bungalow a prezzi economici di Indonesia, Thailandia, India, Malaysia, Maldive e Sri Lanka. Prima la terra ha tremato. Con violenza. E a lungo. Poi sono arrivate le onde «anomale», alte 5-10 metri. Una marea inarrestabile e possente, come quella provocata dal cedimento improvviso di una diga, che alle sue spalle ha lasciato morte e distruzione. Le televisioni hanno mostrato immagini di turisti terrorizzati, molti ancora in costume da bagno, lo sguardo spaurito e perso nel vuoto. La furia della natura ha abbattuto le palme, portato via le automobili come se fossero di compensato, trascinato ombrelloni e sedie a sdraio per centinaia di metri, scaraventandoli su strade e abitazioni. E molti sono stati colti di sorpresa mentre nuotavano, facevano «snorkeling», o stavano mangiando in riva al mare. «Stavo pranzando sul terrazzo di un albergo sulla spiaggia di Nygombo quando ho visto un?onda enorme che si dirigeva verso di noi - racconta Jacqui Walker dallo Sri Lanka sul sito della Bbc - Ci siamo tutti alzati di scatto e abbiamo cominciato a correre. Alle nostre spalle sentivamo rumore di vetri rotti e urla. È stato il caos». «La spiaggia a Pukhet è un disastro con tutti i ristoranti locali distrutti», ha detto un altro testimone. L’impiegato di un albergo dell’isola ha riferito che il mare è entrato dall’ingresso, trascinando fuori i mobili. «Anche un’automobile è finita dentro l’albergo, si è rovesciata davanti ai miei occhi e poi è stata trascinata fuori», ha detto Boree Carlsson all’agenzia Reuters. Dall’isola di Koh Phi Phi, resa famosa del film «The Beach» sono stati trascinati nell?oceano almeno 200 bungalow. «Se eri sulla spiaggia, eri in trappola... sentivamo urlare, mentre un’enorme onda saliva dal mare, invadeva la strada, entrava nei negozi e nel giardino dell’albergo - riferisce Mike Williams - E l’onda continuava a montare mentre decine di automobili venivano portate via, come dei giocattoli. Era terrificante». «È stato un ciclo continuo: l’acqua montava e poi si ritirava e poi rimontava ancora più violenta... e poi c’è stata questa immensa onda. Davvero, tirava su camioncini, motociclette e le gettava davanti a noi», racconta Paul Ramsbottom, da Pukhet. «Stavo lì seduto in terrazza e ho visto passare la mia macchina e poi i tralicci hanno cominciato a tremare... per almeno dieci minuti. Sono corso in spiaggia. Era il panico totale, tutti piangevano, urlavano, non era rimasto nulla», dice Maurice de Jong. «C’erano delle persone in acqua, stavano nuotando con la maschera e sono state sbattute sulla riva e quelli che erano sdraiati al sole sono stati trascinati in mare», racconta Simon Clark, dall’isola di Ngai. «La casa ha tremato, i libri e i bicchieri sono caduti dagli scaffali», riferisce Shyamali Ganguly, delle isole Andamane, in India, dove ci sono stati almeno mille morti. «Sono scappato fuori, quando ho sentito le prime scosse. C’era il caos totale, alcuni edifici sono crollati e c’erano enormi crepe sul manto stradale», dice M. S. Rao, dalle stesse isole. «Un numero incredibile di pescherecci volavano sulla cresta delle onde, come barchette di carta. Alcuni si sono rovesciati e i pescatori cercavano di restare attaccati all’imbarcazione», racconta, P. Ramanamurthy, da Andra Pradesh, in India. «C’erano bambini che giocavano sulla spiaggia: sono scomparsi inghiottiti dalle onde», dice Sounder Rajan, da Madras, in India. «Era mattino presto e stavo preparando le reti quando ho visto le onde montare, sono corso in casa, ho afferrato i bambini e mia moglie e siamo scappati e il mare ha distrutto la capanna», racconta Ravichandran, un pescatore di Elliot's Beach, a Madras, India. Da Pukhet, George si chiede: «Perché non siamo stati avvertiti della possibilità di uno tsunami dopo il terremoto? Per caso gli scienziati erano in vacanza?».
Un’onda inghiotte mezza Asia. Uccise dodicimila persone
Uno tsunami alto come un edificio di tre piani ha lasciato dietro di se devastazione e morte
