Meriam Yehya Ibrahim è atterrata all'aereoporto di Ciampino questa mattina. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, accompagnato dalla moglie Agnese, e il ministro degli Esteri Federica Mogherini sono saliti a bordo dell'aereo di Stato italiano che la portava in Italia. Ha 27 anni ed era stata condannata a morte per apostasia in Sudan, poi liberata dopo che i riflettori internazionali si sono accesi sulla sua storia. "Anche oggi siamo felici. Vi dirà tutto il viceministro Pistelli che ha curato questa operazione. Oggi è soltanto un giorno di festa", ha commentato il premier. Meriam nasce da padre musulmano, si converte dall'islam alla religione cristiana in età adulta, quando sposa un cristiano, Daniel Wadi. L'uomo ha doppia cittadinanza sudsudanese e statunitense ed è in sedia a rotelle a causa di una malattia. Da lui ha un figlio, Martin, ed è incinta quando viene condannata e incarcerata. L'incontro con il Papa. Subito dopo l'arrivo nella Capitale Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano la donna sudanese cristiana. Il colloquio è durato circa mezz'ora e si è svolto nel salone della Domus di Santa Marta. Il Papa ha ringraziato Meriam e la sua famiglia dando atto della "bella testimonianza di fede", mentre la donna ha a sua volta ringraziato per la vicinanza, le preghiere e il sostegno da parte del Pontefice e della Chiesa. Quindi, la conversazione è proseguita parlando della loro vicenda familiare e dei prossimi, auspicati sviluppi. " La conversazione è stata serena e affettuosa e il Papa è stato davvero molto tenero e ha donato alla famiglia i rosari - racconta Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano -. Da parte del Papa, questo incontro con Meriam e la sua famiglia vuole essere anche un gesto di vicinanza, di solidarietà e di presenza per tutti coloro che soffrono a causa della loro fede in situazioni in cui vi siano difficoltà o limitazioni per la pratica religiosa. Si è trattato di un gesto che va anche al di là di questo incontro così bello e attento con questa famiglia e che diventa un po' il simbolo per tutte le persone che vivono la difficoltà a testimoniare la propria fede. Il Papa ha voluto dimostrare la sua attenzione e la sua vicinanza". Il processo. Viene arrestata con le accuse di apostasia e adulterio, pare a causa di una denuncia da parte di un membro della famiglia. Incriminata formalmente per apostasia il 4 marzo 2014, a maggio è condannata per entrambe le accuse con una pena di cento frustate e morte per impiccagione. Agli occhi del tribunale, essendo nata da padre musulmano ed essendosi convertita avrebbe commesso il crimine di aver abbandonato l'islam, punibile in Sudan con la morte, ed essendosi sposata in chiesa quello di relazione sessuale adultera. Lei ha sempre affermato di essere in realtà sempre stata cristiana. I legali di una organizzazione per i diritti umani di Khartoum hanno presentato ricorso in appello contro la sentenza. Meriam è tenuta in carcere insieme con il figlio di meno di 2 anni. Le proteste. Le proteste per la sua liberazione si allargano a tutto il mondo. Manifestazioni si sono tenute in molti Paesi, spingendo diversi governi a diffondere dichiarazioni di condanna e richieste di scarcerazione e di rispetto dei diritti di espressione e umani. Le organizzazioni per i diritti umani hanno dato il via a diverse campagne di pressione. Anche su Twitter e sui social network si sono moltiplicati gli appelli, così come le notizie sui giornali di tutto il mondo. La scarcerazione. Il 23 giugno, la Corte d'appello di Khartum ha ribaltato la sentenza di condanna nei confronti di Meriam e l'ha prosciolta da tutte le accuse. La donna e i due figli sono stati rilasciati dal carcere. Il secondo arresto. Il giorno dopo, Meriam, il marito e i due figli sono stati arrestati dall'intelligence interna all'aeroporto di Khartoum per preoccupazioni di sicurezza nazionale. La famiglia si trovava in aeroporto per imbarcarsi su un volo con cui lasciare il Paese. Lei viene interrogata dalle forze dell'ordine per presunte irregolarità nei documenti di identità, emessi dai diplomatici sudsudanesi e dagli Usa. Viene poi accusata di aver falsificato i documenti, reato punibile con il carcere fino a sette anni. Dopo tre giorni è stata rilasciata e si è potuta riunire con la famiglia. Tutti il 26 giugno rifugiano nell'ambasciata Usa, in attesa di poter lasciare il Paese verso questa destinazione.
Meriam atterra a Roma e incontra il Papa
La donna condannata a morte in Sudan per apostasia arriva in Italia. Ad attenderla il premier Renzi e il ministro degli Esteri Mogherini
