Esteri

Pedofilia, l'arcivescovo Wesolowski condannato allo stato laicale

L'ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana riconosciuto colpevole di abusi nei confronti di minori

Condannato l'ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia. La Congregazione della Dottrina della Fede lo ha riconosciuto colpevole di abusi nei confronti di minori e quindi ha disposto che ritorni allo stato laicale: si tratta della pena più dura possibile nei confronti di un chierico. In pratica non può più svolgere mansioni sacerdotali o presentarsi come un prete. “Il primo grado di giudizio del processo canonico a carico di Wesolowski - si legge in una nota della Santa Sede - si è concluso con una sentenza di condanna alla dimissione dallo stato clericale”. L'accusato ha ora due mesi di tempo per proporre eventuale appello. Il procedimento penale presso gli organi giudiziari vaticani proseguirà non appena sarà definitiva la sentenza canonica. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha precisato che Wesolowski  sarà sottoposto a limitazioni della libertà personale, perché non si sottragga agli ulteriori processi penali, a cominciare da quello del Tribunale Vaticano. Finora l'arcivescovo, ha spiegato Pader Lombardi, "ha usufruito di una relativa libertà di movimento in attesa che la Congregazione per la Dottrina della Fede procedesse a verificare il fondamento delle accuse mosse a suo carico". Ed ora, "tenuto conto della sentenza pronunciata dal Dicastero, saranno adottati nei suoi confronti tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso". L'ex nunzio era stato richiamato in Vaticano l'estate scorsa, alcune settimane dopo che l'arcivescovo di Santo Domingo, il cardinale Nicolas Lopez Rodriguez, si era rivolto direttamente a Papa Francesco riferendo sulle accuse di pedofilia mosse in loco all'arcivescovo polacco. Ciò accadeva a metà luglio, poco prima del viaggio di Bergoglio in Brasile, e la Segreteria di Stato è intervenuta rapidamente, già all'inizio di agosto, richiamando a Roma il nunzio Wesolowski, sollevandolo dal suo incarico, e avviando un'indagine affidata alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nello stesso mese di agosto la Segreteria di Stato ha anche dichiarato, tramite l'ambasciatore della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede, l'intenzione di collaborare con le autorità dominicane. "Il richiamo del nunzio - fu precisato all'epoca - non manifesta quindi assolutamente l'intenzione di evitare la sua assunzione di responsabilità per quanto venga eventualmente accertato". Lo scandalo che ha coinvolto Wesolowski è scoppiato dopo le denunce di una giornalista di Santo Domingo che in un'inchiesta, andata in onda su una televisione privata, sosteneva che il porporato pagava per far sesso con i minori e frequentava assiduamente una zona di Santo Domingo, nota per la prostituzione minorile.

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