Barack Obama aggiorna la sua strategia per l'Iraq per evitare che il Paese cada in mano agli jihadisti sunniti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis). Per questo inviera' oltre ai 275 marine a protezione dell'ambasciata americana a Baghdad, altri 300 soldati ma in funzione di consiglieri militari per le truppe irachene e che non parteciperanno ai combattimenti. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, sono pronti ad effettuare operazioni militare mirate in Iraq ma prima Obama ha chiarito che si consultera' con il Congresso e i leader della regione. Il presidente americano ha ribadito che la priorita' per i politici irachena a partire dal premier, lo sciita Nouri al Maliki e' superare le loro divergenze basate sulle differenze interconfessionali tra sciiti e sunniti per definire un piano politico per il futuro del Paese. Rispondendo alle domanda sul futuro del premier iracheno, lo sciita al Maliki, cui non ha risparmiato critiche, Barack Obama ha detto che non spetta agli Usa determinare quali debbano i loro leader ma solo un capo con un'agenda "inclusiva", che non escluda alcuna parte, potra' riuscire a guidare il Paese attraverso questa crisi. Obama ha quindi ripetuto che nel programma dell'esecutivo iracheno ci deve essere spazio per le posizione dei sunniti, degli sciiti e dei curdi. Sul terreni, intanto, il governo iracheno ha ripreso il controllo della piu' grande raffineria del Paese. "Le forze di sicurezza hanno il pieno controllo della raffineria di Baiji", ha annunciato in tv il generale Qassem Atta, portavoce del premier Nuri. La raffineria era sotto assedio da quando i miliziani, la scorsa settimana, avevano lanciato la massiccia offensiva verso Baghdad. Una situazione che ha portato alcune compagnie petrolifere a evacuare gli staff. "La situazione" - ha sottolineato Emma Marcegaglia, presidente di Eni, a margine della Relazione dell'Autorita' per l'energia - "e' complessa, ma i nostri impianti sono lontani dalle zone a rischio. Per il momento - ha aggiunto - i nostri siti sono in sicurezza, quindi non abbiamo ritirato il personale". Eni aveva precedentemente confermato che per il momento manteneva il presidio del "personale essenziale alle operazioni". Intanto gli Usa hanno inviato in perlustrazione caccia F-18, decollati dalla portaerei George H.W. Bush, per controllare le postazioni dei miliziani prima di un eventuale attacco aereo. Secondo il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, l'amministrazione americana tuttavia non vedrebbe positivamente l'opzione dei raid, per il rischio di colpire civili, anche se una richiesta di intervento e' arrivata direttamente da Baghdad. Secondo fonti saudite, i Paesi occidentali avrebbero concordato con Riad di tentare una soluzione politica, spingendo il premier sciita Maliki a farsi da parte. Intanto, secondo quanto riferito al 'Washington Post' da fonti del Dipartimento di Stato, gli jihadisti dell'Isis avrebbero sequestrato un vecchio deposito di armi chimiche dell'epoca di Saddam Hussein ad al Muthanna, 80 chilometri a ovest di Baghdad. Tuttavia, secondo fonti dell'intelligence americana, le armi chimiche, tra cui gas sarin e tabun, sono "vecchie" e ormai inutilizzabili. La portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, ha spiegato che gli Usa "sono preoccupati del sequestro di un qualsiasi sito militare da parte dell'Isis, non crediamo che il complesso contenga materiale chimico di valore militare e sarebbe molto difficile, se non impossibile, muovere quel materiale in sicurezza", ha spiegato Psaki.
Obama: "Non torneremo a combattere in Iraq"
Il presidente Usa invierà i consiglieri militari che non parteciperanno ai combattimenti
