Esteri

La Capitale in piazza per i ragazzi israeliani rapiti

Lunedì prossimo al Portico d'Ottavia la manifestazione pacifica per i tre giovani scomparsi. Per lo Stato ebraico sono stati sequestrati dai guerriglieri di Hamas che minacciano: "Nuova Intifada se Israele non si ferma" E sui muri spunta #bringbackourboys

Roma non lascia soli i tre ragazzi rapiti dai guerriglieri di Hamas. La sera del 23 giugno al Portico d’Ottavia ci sarà una riunione pacifica dove saranno distribuite maglie e gadget con le loro facce per ricordarne l’innocenza e chiederne subito la liberazione. Ma rapire dei ragazzini, il più grande dei quali ha appena diciannove anni, è un segnale forte e inequivocabile della fine di un’era e l’inizio di una nuova. Hamas ha dato la spallata finale al Moloch decadente della Autorità Palestinese e si appresta a prendere il controllo totale dell’area della West Bank. Siamo alle porte di una nuova Intifada. Per arrivare a questa conclusione è sufficiente leggere i siti adeguati. Molti commentatori al movimento hanno criticato aspramente l’Autorità Palestinese e le politiche di coordinamento con Israele e hanno chiamato il popolo palestinese a non collaborare in alcun modo con le forze di occupazione per rintracciare i tre ragazzini rapiti. Il portavoce di Hamas, Hussam Badran, ha dichiarato «La resistenza è legittimata; questa è una opportunità per estendere il confronto fino alla West Bank».   Nonostante i tentativi di pace messi in campo anche da Papa Francesco, sembra proprio che Hamas non vedesse l’ora di iniziare una guerra. Sempre il portavoce del movimento esorta i suoi compatrioti a combattere, fisicamente, contro gli israeliani. Ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Chiamiamo tutti i nostri fratelli palestinesi della zona del West Bank a unirsi alla guerra, sia di gruppo o sia solitaria. È una grossa opportunità di estendere l’area di combattimento». Hamas vuole armare il popolo. E sono chiari i segnali. Basta saperli leggere. Se addirittura il portavoce di un movimento così eminente come Hamas invita ad agire singolarmente o anche di gruppo, questo è l’invito alla guerra totale. E ancora. Lo Speaker del parlamento palestinese, Ahmad Bahar, anche lui di Hamas, ha incaricato il primo ministro e il ministro degli interni del nuovo governo di unità nazionale, Rami Hamdallah, «di istruire le forze palestinesi affinché smettano di collaborare con quelle sioniste, e di silenziare le voci di aiuto che potrebbe far rintracciare i tre rapiti». Questo lo ha detto un politico palestinese. Non soddisfatto della presa di posizione tattica, lo Speaker si è pure lanciato in una analisi teologica: «La resistenza è un diritto legittimo, riconosciuto, da tutte le religioni monoteistiche e dalle risoluzioni UN. È un diritto del nostro popolo difenderci con tutti i mezzi per cacciare gli occupanti». Tutto ciò indipendentemente da chi siano le vittime delle strategie, se soldati o singoli civili minorenni. Il rinomato Dr. Yousuf Rizq, consigliere politico di Ismail Haniyeh, ha scritto: «Non ci sono prove tangibile dell’operazione Hebron (quella che ha portato al rapimento dei tre adolescenti). Ma l’azione era stata pianificata ottimamente. Questo è il coraggio del popolo di Hebron». Nella sua analisi non esiste pietà né per bambini, donne o uomini indifesi. Quando arriva a sostenere «quando c’è occupazione l’operazione Hebron è più che giustificata, per combattere contro una occupazione razzista che non mostra pietà, per bambini, anziani o prigionieri». A detta di Rizqa «La resisteza è l’ultima risorsa per il popolo palestinese», indipendentemente da chi colpisca. Alla base delle dichiarazioni dl Rizqa sta il rifiuto delle operazioni politiche messe in atto dalla PA congiuntamente con Israele, che, ad avviso di buona parte dell’establishment palestinese, non sarebbe per niente adeguato: non riuscendo a rimarginare la ferita originale dell’affronto stesso dato dall’esistenza dello Stato sionista. «Per questo motivo – continua Rizqa – il popolo palestinese ripone la sua fede nelle armi». Ibrahim Al_Madhoun, l’editore del sito di Hamas «Siraj Al-I’lam» ha scritto: «La scomparsa dei tre ragazzini e che possano essere nelle mani della resistenza è una buona notizia per i seimila palestinesi prigionieri di coloro che ci trattano con arroganza e brutalità». Per il sito che fa da portavoce al Movimento la posizione dell’AP è condannata da tutti i palestinesi. Sono altre, dicono, le forme di coordinamento che si stanno mettendo in piedi. L’autorità ha perso il controllo. È solamente una struttura in grado di rappresentare se stessa. Hamas è riuscita nella facile operazione di entrare nelle case della povera gente e fornirgli acqua, gas ed elettricità e ottenere in cambio il voto. Così come fecero anche i Fratelli Musulmani in Egitto di Nasser. Il dovere di non abbassare la guardia a questo punto diventa categorico. Perché sono tanti i segnali che avvisano di un conflitto imminente. Anche dalla parte israeliana sembra essersi persa la ragione.   Una pagina su Facebook invita gli israeliani a uccidere un assassino palestinese ogni ora fino a quando i ragazzi non saranno tornati a casa. https://www.facebook.com/lehaselmehabel Finora ha raggiunto i 20mila like. Non si sa chi abbia sviluppato la pagina, che è nata il 13 giugno. Il giorno dopo il rapimento. Ma secondo le statistiche di Facebook che è in grado di stimare quale settore di età si sia interessato di più alla pagina, risulta che i like più convinti vengano dai 18enni  e 24enni. Quelli che dovevano essere educati alla pace, sembra che invece siano pronti alla guerra. Intanto dalla Casa Bianca è arrivato un silenzioso Twitter di sostegno: «i nostri pensieri e le nostre preghiere per i tre ragazzi scomparsi». Un messaggio un po’ misero da una delle forze politiche più influenti nel mondo.

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