In Egitto sono iniziate le elezioni presidenziali. Si tratta di una sfida a due, uno scontro tra l'ex capo delle Forze armate, generale Abdel Fattah Al-Sisi, e l'intellettuale dissidente di sinistra Hamdeen Sabahi. Le operazioni di voto termineranno domani notte. I risultati saranno resi pubblici venerdì 30 maggio. Tutti gli analisti sono concordi nel dare come "quasi certa" la vittoria di Al-Sisi. Il militare ha assicurato un impegno costante per garantire la fine delle violenze di piazza e una lotta senza quartiere contro l'estremismo islamico. La situazione certe volte sfiora il ridicolo. In un’intervista, durante un talk show pro Sisi, Abdel Aziz Salman, il segretario generale della Commissione per le elezioni presidenziali, ha dichiarato che i votanti possono votare anche disegnando un cuore accanto al nome del loro eletto. La scheda non si considera nulla nemmeno nel caso il votante decidesse di scrivere “ti amo Sisi”. Il New York Times riporta la storia di una donna di Alessandria che ha partorito in una cabina elettorale. Al figlio ha decido di dare il nome di “Sisi”. Entrambi i candidati rappresentano l’eredità politica nasseriana. Ma Al Sisi è considerato il candidato delle forze armate e quindi della sicurezza, così come il rappresentante legittimo dell’élite d’affari egiziana. Molti altri possibili candidati si sono rifiutati di correre per le presidenziali perché davano già per scontati i risultati. La Fratellanza Musulmana, il partito che ha vinto le elezioni del 2011 e del 2012, ha invitato i suoi iscritti al boicottaggio elettorale. Ma dal cambio di regime dell’estate scorsa, il governo instaurato da Al Sisi ha ucciso più di un migliaio di Fratelli Musulmani, imprigionato decine di migliaia di sostenitori, compresi alcuni leader influenti, come l’ex presidente Morsi. Nel dicembre 2013 il governo egiziano ha dichiarato l’organizzazione un gruppo terroristico illegale. L’invito al boicottaggio non arriva solamente da parte degli estremisti. Anche molti gruppi liberali o formazioni di sinistra, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella sollevazione del 2011 contro l’ex presidente Mubarak, hanno dichiarato di volersi astenere. Il nuovo governo di Al Sisi ha imprigionato molti dei coordinatori di questi movimenti, compreso Ahmed Maher, il coordinatore del network dei movimenti laici, mettendo fuori legge il gruppo. Si tratta della decima elezione per l’Egitto. Inclusi tre referendum costituzionali. Due elezioni per ogni Camera, e due tornate elettorali per eleggere i presidenti ora deposti. Al Sisi diventerà il quarto presidente in appena quattro anni. Dopo Mubarak, Morsi e l’attuale presidente ad interim Adly Mansour. Per quest’ultimo si prospetta un record invidiabile, quello di essere l’unico presidente egiziano ancora in grado di muoversi liberamente. I predecessori o sono morti o sono finiti ai ceppi. Un’altra sfida non da poco che riguarda Al Sisi è il voto dei più giovani. Controllando i dati dei referendum costituzionali di gennaio, le percentuali di voto divise per fasce d’età sembrava che il generale ottenesse un largo sostegno dai più giovani. L’aria però è cambiata. Molti commentatori hanno cominciato a registrare un evidente mutamento nelle simpatie degli elettori giovani: infatti, tra chi dichiarava di scegliere Al Sisi si nota una fortissima assenza degli under 40.
Egitto al voto per le presidenziali
I seggi si chiuderanno domani notte, i risultati verranno resi pubblici il 30 maggio. Favorito l'ex capo delle Forze armate, generale Al-Sisi
