Neppure il tempo di mangiare: il pranzo è stato servito in aereo. Papa Francesco non vuole perdere nemmeno un minuto del suo breve ma intenso viaggio in Terra Santa, iniziato ieri mattina con il volo che lo ha portato da Fiumicino ad Amman, capitale della Giordania. «Qualcuno di voi ha detto che sarà un viaggio massacrante ma nel rientro ho intenzione di fare la conferenza stampa» ha detto il Papa, aggiungendo una battuta: «Come ho detto un’altra volta, scendo come Daniele, ma so che i leoni non mordono. Quindi vado in pace». Cristiani e musulmani si sono ritrovati uniti nell’entusiastica accoglienza del Pontefice, lungo le strade che lo hanno condotto al palazzo reale per il primo incontro ufficiale con il sovrano hashemita Abdullah. In Giordania la comunità cristiana è largamente minoritaria ma perfettamente integrata. Il suo ruolo è stato uno dei temi al centro del colloquio con il sovrano («i cristiani si sentono e sono cittadini a pieno titolo ed intendono contribuire alla costruzione della società insieme ai loro concittadini musulmani»), come pure quello della guerra nella vicina Siria che ha spinto verso la Giordania migliaia di profughi. Il Papa ha sottolineato che «tale accoglienza merita la stima e il sostegno della comunità internazionale» ma ha anche ribadito che «si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese». Pace e dialogo interreligioso. Sono i due cardini, insieme alla «carezza» per gli ultimi, siano essi i pochi cristiani di queste terre o i rifugiati costretti a vivere in condizioni precarie, del primo viaggio internazionale deciso da Papa Francesco (quello di Rio per la Gmg era stato programmato da Benedetto). Argomenti toccati anche nell’omelia della Messa allo stadio di Amman. In 40.000 hanno attesto l’arrivo del Papa dentro e fuori l’impianto. Francesco è giunto sulla jeep scoperta: imponenti le misure di sicurezza, con 10.000 agenti dispiegati, ma il Papa non ha voluto rinuncare al contatto con i fedeli. Meditando sullo Spirito Santo, ha invitato a invocarlo «con cuore ardente chiedendogli di preparare la strada della pace e dell’unità». Francesco ha ricordato che «è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione» che sono «premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura». Infine, ha sottolineato che «la pace non si può comperare: essa è un dono da ricercare pazientemente e costruire "artigianalmente" mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana». Durante la Messa 1400 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione: tra loro, tanti rifugiati provenienti da Palestina, Siria e Iraq. La prima giornata del viaggio si è conclusa con un’altra tappa significativa, sulle rive del Giordano. Il Papa è stato accompagnato su un «caddie» dal re Abdallah a «Betania oltre il Giordano», nel luogo dove si ritiene che Giovanni abbia battezzato Gesù, individuata dall'archeologo francescano Michele Piccirillo. Qui il Pontefice è sceso lungo la ripida scalinata (cosa che non fece Benedetto) e ha toccato l’acqua, prima quella della «piscina» naturale dove sarebbe avvenuto il battesimo, poi quella del fiume. Il Papa si è toccato la fronte con la mano bagnata ed è rimasto per qualche istante in preghiera. Poi è risalito verso la chiesa latina, ancora in costruzione, la cui prima pietra fu benedetta dal Papa emerito durante il suo viaggio del 2009. Qui Francesco ha incontrato 600 tra rifugiati e disabili. «Ci colpisce sempre - ha detto - il chinarsi di Gesù sulle ferite umane per risanarle. E a nostra volta siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo alla Siria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi». Il Pontefice ha rinnovato il suo appello accorato per la pace: «Cessino le violenze e venga rispettato il diritto umanitario, garantendo la necessaria assistenza alla popolazione sofferente! Si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei problemi e si ritorni alla via del negoziato». Poi, a braccio, ha aggiunto: «Tutti vogliamo la pace, ma guardando a quello che accade vediamo che la radice del male è l’odio e la cupidigia del denaro delle fabbriche e della vendita delle armi. Questo ci deve fare pensare: chi è dietro a tutto questo, chi è che dà a tutti quelli che sono in conflitto le armi per continuare il conflitto? Dio converta i violenti e coloro che hanno progetti di guerra» ha concluso. Prima di ripartire per Amman, il Papa ha scritto alcune parole nel libro d’oro del santuario: «Denudati l'anima e i piedi si avvicinarono al battesimo dodici tribù di Israele. Chiedo a Dio onnipotente e misericordioso che ci insegni a tutti a camminare nella Sua presenza con l'anima e con i piedi spogli, e il cuore aperto alla misericordia divina e all'amore ai fratelli. Così Dio sarà tutto in tutti e regnerà la pace. Grazie per offrire all'umanità questo luogo di testimonianza». Questa mattina trasferimento a Betlemme dove il Papa celebrerà la Messa nella piazza della Mangiatoia e nel pomeriggio l’arrivo a Gerusalemme, per lo storico incontro con il patriarca ecumenico Bartolomeo, nel ricordo di quello, 50 anni fa, tra Paolo VI e Atenagora.
Pellegrino di pace alle radici della fede
Il Papa ha celebrato la Messa ad Amman ed è sceso sulle rive del Giordano Appello per la fine del conflitto in Siria e duro attacco al commercio di armi