Esteri

Israele punta sull'Oriente

Alla cinese Bright Food il controllo dell'israeliana Tnuva, azienda leader del settore agroalimentare

Non è solo l’Africa il piatto nel quale la Cina si sta nutrendo da molto tempo. Anche il Medioriente è da, un po’, al centro delle mire espansionistiche dell’economia del dragone. L’obiettivo, non dichiarato, è quello di mettere sotto il cappello le aziende leader del settore agroalimentare israeliane. Un punto a favore di Pechino è stato centrato da poco: essere entrati in possesso del 56% di Tnuva, azienda leader del settore agroalimentare. Per il mercato israeliano l’arrivo dei cinesi equivale a una boccata d’aria fresca. Minacciata dalle recenti ondate di boicottaggi anti-israeliani, l’economia del Paese ha cominciato a risentire positivamente di questo tipo di politica.   L’accordo, annunciato giovedì, ha dato alla Cina l’accesso al know how dell’high tech israeliano. Ha consentito anche un ritorno in termini di consumatori che erano diventati diffidenti dopo i recenti scandali nella produzione di cibo in Cina. Inoltre, si è aperto un nuovo mercato dove poter allocare risorse finanziare evitando così il mercato americano, ormai diventato troppo sospettoso. In cambio, la Cina ha offerto a Israele una nuova fetta di mercato, che è andata a coprire i mercanti europei, ormai diventati difficili per la produzione israeliana. Si pensi soltanto che su internet è possibile rintracciare siti nei quali sono descritti puntualmente tutti i prodotti da evitare perché si riesca a danneggiare l’economia del Paese. Naturalmente tutti questi movimenti sono tutti, chi più velatamente chi meno, legati ai movimenti filopaletinesi. Non tutti gli israeliani però sembrano essere contenti delle mosse cinesi, preoccupati principalmente di svendere gli assett principali del Paese alla concorrenza. Il capo del dipartimento scientifico del Ministero per l’economia, Avi Hasson, ha dichiarato che il paese, l’anno scorso, era al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per i progetti comuni tra aziende israeliani e straniere. «Nel 2014 – ha aggiunto – penso che la Cina sarà al primo posto nell’economia mondiale». Il ministro dell’Economia israeliano, Naftali Bennet, ha dichiarato che «Israele si muove verso Oriente», dichiarando che il continente asiatico ha superato quello americano come target per le esportazioni dopo l’Europa. «Stiamo spostando le nostre risorse economiche verso Bangalore, Africa e Cina». Ma aver venduto il 56% della azienda Tnuva, un’azienda leader del settore, alla Bright Food Group Co Ltd ha toccato molto nervi scoperti. Fondata più di ottant’anni fa la Tnuva è un simbolo del potente passato agricolo del Paese. «Quale Paese svende la sua sicurezza alimentare e tutto il suo sistema industriale lattario alla Cina?» ha dichiarato il membro dell’opposizione parlamentare Shelly Yachimovich giovedì. Ma Israele non abbassa la guardia. Non sottostimando le possibilità di spionaggio industriale, la sicurezza interna di Israele, coordinata dallo Shin Bet, sta monitorando il numero crescente di visitatori cinesi. Il Ministero dell’Economia ha voluto dichiarare, per bocca del Capo del dipartimento per il commercio estero Ohad Cohen, che, a suo avviso, il problema principale sta nel fatto che «la Cina resta un enigma ancora per molti di noi».

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