ANKARA Proteste in Turchia dopo l’oscuramento del social network Twitter voluto dal premier Recep Tayyip Erdogan, in difficoltà in vista delle cruciali elezioni amministrative del 30 marzo. Contro la misura si sono schierate sia Berlino che Londra, sostenitrici del «ruolo vitale» dei social media nella democrazia, e da Bruxelles il Commissario per l’allargamento Stefan Fuele ha sottolineato che «essere liberi di comunicare è un valore fondamentale dell’Unione europea». Il principale partito d’opposizione, il Republican People’s Party, ha annunciato che presenterà appello in tribunale, insieme a una denuncia penale contro lo stesso premier per violazione delle libertà personali. Persino il presidente turco Abdullah Gul, co-fondatore del partito filoislamico di Erdogan, ha espresso il proprio disappunto proprio con un tweet: «Un divieto completo sulle piattaforme dei social media non può essere approvato». «È solo un blocco temporaneo», è intervenuto il governo. Nonostante il blocco di Gli utenti di Twitter hanno aggirato il blocco modficando le impostazioni degli account.
Erdogan blocca Twitter È rivolta
ANKARA Proteste in Turchia dopo l’oscuramento del social network Twitter voluto dal premier Recep Tayyip Erdogan, in difficoltà in vista delle cruciali elezioni amministrative del 30 marzo. Contro la...