Due tronconi bianchi, di metallo, spuntati dall’Oceano Indiano, potrebbero metter fine alla ricerca dell’aereo scomparso sulla rotta Kuala Lumpur-Pechino. Li ha visti galleggiare ieri mattina, 2.500 chilometri a sudovest di Perth, uno dei ventuno satelliti che dall’8 marzo sta cercando il volo MH 370 della Malaysia Airlines. «Il primo oggetto è lungo 24 metri e il secondo cinque», ha annunciato il premier australiano Tony Abbott parlando in Parlamento, a Canberra. Poi ha telefonato al presidente del consiglio dei ministri malese Mohammad Najib Abdul Razak e al Ministreo dei Trasporti Hussein Hishammuddin. Quindi un caccia dell’aeronautica australiana ha raggiunto il punto in cui si trovano i due tronconi. Affiancato da altri tre velivoli, uno australiano, uno statunitense e uno neozelandese. Pioggia e vento fortissimo non hanno consentito di individuarli correttamente e così è stato chiesto il supporto del cargo norvegese Hoegh Saint Petersburg, in navigazione da Durban a Perth con un carico di auto. La nave ha raggiunto il punto indicato, ha avvistato gli oggetti galleggianti. A causa della tempesta in corso, non sono però iniziate le operazioni di recupero. «È un ritrovamento credibile ma non è detto che siano pezzi del Boeing 777 scomparso dodici giorni fa con 239 persone a bordo», ha sottolineato Hussein Hishammuddin. «Per saperlo con certezza ci vorranno due-tre giorni, una volta recuperato tutto ed effettuate le dovute verifiche». «Accertare che i resti siano del B777 è una priorità» per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’area del ritrovamento è compatibile con l’analisi delle possibili rotte prese dopo che all’1.19, mentre il Boeing era sul Golfo di Thailandia, qualcuno ha spento il trasponder che trasmette nome e coordinate del volo. Radar militari lo hanno però seguito fino alle 2.15: il jet è tornato indietro, è salito da 23mila a 45mila piedi di quota, è ridisceso fino a 5mila e ha raggiunto lo Stretto di Malacca. Poi più nulla. Alle 8.11 il satellite Inmarsat lo ha «visto» dando due possibili coordinate. La prima ha portato ad analizzare i tracciati nel «corridoio nord», che copre i cieli dal Laos al Khazakistan. La seconda vira verso il «corridoio sud», che attraversa l’Oceano Indiano. Questa pista è stata battuta più assiduamente dopo che i residenti dell’isola di Kuda Huvadoo, alle Maldive, hanno segnalato di aver notato alle 6.15 dell’8 marzo «un grosso aereo bianco con strisce rosse sulla carlinga che volava basso facendo molto rumore». Notizia poi smentita e quindi riconfermata, con tanto di apertura di un’inchiesta da parte della polizia. Notizia che ha alimentato una spy story. Visto che nel computer e nel simulatore di volo che il comandante del Boeing Ahmad Shah Zarie aveva in casa sono state trovate piste di India, Sri Lanka e Maldive dove si esercitava ad atterrare. Oltre a quelle della base Usa Diego Garcia, che si trova su un atollo a sud delle Maldive. Parte dei dati sul pc risultano cancellati e l’Fbi ha offerto tecnologie per recuperarli. Se l’aereo fosse stato in difficoltà sull’oceano, il comandante potrebbe aver tentato l’atterraggio di emergenza su piste che conosceva. Almeno nella realtà virtuale. L’ipotesi, rilanciata da siti Internet specializzati e poi ripresa dal «Washington Times», vuole invece il jet dirottato, costretto a volare basso per sfuggire ai radar e fatto atterrare a Diego Garcia. Scalo utilizzato dai velivoli delle «extraordinary rendition» eseguite nei confronti di terroristi islamici. Nella base il Boeing malese sarebbe stato rifornito e scortato da caccia negli Stati Uniti. Il 7 marzo, giorno precedente la scomparsa, la Guardia Nazionale Usa ha annunciato un’esercitazione nella Carolina del Sud per sabato 8 con aerei militari a scortare un velivolo civile fino a Myrtle Beach. Un’esercitazione per testare un’eventuale intrusione nei cieli americani. Strana coincidenza alla vigilia di un possibile dirottamento aereo.
Pezzi di un aereo nell’oceano
La Malesia: ritrovamento credibile ma non è detto sia il B777 Giallo sul jet scortato dai caccia. Gli Usa: era un’esercitazione
