Esteri

Droni Usa in Crimea. È di nuovo guerra fredda

Mondo col fiato sospeso per il referendum

Il mondo col fiato sospeso per il referendum di domani in Crimea. Secessione? Londra terreno neutrale per risolvere la crisi ucraina. La guerra si combatte (anche) con la diplomazia. Ed è quello che ha tentato di fare il segretario di Stato Americano Kerry, incontrando proprio nella Capitale inglese il ministro degli Esteri Lavrov, per parlare e cercare di trattare sulla Crimea. Per la Merkel il referendum di domani è «illegittimo», figuriamoci la frontiera alzata sul confine tra Crimea e Ucraina. Nella «guerra fredda» tra la Russia e l’America, sarebbe impossibile un «sì» della Merkel alle divisioni, visti i precedenti tedeschi. Putin ha dalla parte la maggioranza della popolazione della Crimea che si è detta, appunto, a favore di Mosca. E così ha chiamato l’Oriente. E lo ha fatto con una telefonata al presidente iraniano Rohani. C’è una foto che dice più di mille parole sullo stato attuale delle relazioni tra Stati Uniti e Russia. È quella che ritrae John Kerry insieme Serghei Lavrov al termine delle sei ore di incontro in cui a Londra non sono riusciti a trovare un «terreno comune» sul dossier Crimea a 48 ore dal referendum che deciderà la secessione della regione dall'Ucraina. I due capi delle diplomazie, nel click dei fotoreporter durante la conferenza stampa, prendono atto con uno sguardo quasi rassegnato e senza i sorrisi di rito che da qui a domenica nulla potrà essere fatto per allontanare questa nuova escalation politica, mentre quella militare resta latente, affidata per adesso allo spionaggio reciproco. È il caso di un drone a stelle e strisce che sarebbe stato intercettato sul cielo della regione contesa. «Il drone -secondo Rostec, la holding pubblica russa che opera nel settore della difesa- volava ad un'altezza di 4.000 metri ed era invisibile da terra e abbiamo interrotto il collegamento di controllo con gli operatori americani». Nella Capitale britannica, nelle stesse ore, il ministro degli Esteri russo e il Segretario di Stato americano rinnovavano il nulla di fatto in un dialogo nutrito da vecchi rancori. Lavrov ha tirato in ballo anche le passate vicende del Kosovo e delle isole Falkland: la Crimea per Mosca ha la stessa importanza. Anzi: di più, ha spiegato. Così, il Cremlino è pronto a riconoscere il risultato del referendum di domani, visto che - ha detto Vladimir Putin al segretari generale dell'Onu, Ban Ki-moon - questo «non viola il diritto internazionale, come invece sostiene l'Occidente». Certo, ha sottolineato Lavrov, Mosca «non ha e non può avere piani per invadere le regioni sud-orientali dell'Ucraina» ma intanto l'esercito russo ha intensificato le manovre militari nelle zone al confine con l'Ucraina e il Cremlino ha irrigidito il controllo sulle fonti di informazione indipendenti. Da giovedì sera, su decisione dell'Authority per il controllo dei media, è bloccato l'accesso al blog e dell'oppositore Alexei Navalny su LiveJournal, al sito vicino all'opposizione Ej.ru e al sito dell'ex campione di scacchi e figura anti-Putin, Garry Kasporv (kasparov.ru). Usa e Ue non riconosceranno il referendum, e preparano altre sanzioni, che Mosca ha già definito «uno strumento controproducente che non gioverà alle relazioni» tra la Russia e l'Occidente. Si tratta di una consultazione «illegale», ha ribadito Kerry, confermando il «forte sostegno» Usa al nuovo governo ucraino. Con Lavrov, ha detto Kerry, abbiamo avuto un colloquio «sincero» e «diretto». Il segretario di Stato ha poi sottolineato che Putin «non prenderà decisioni» per risolvere la disputa prima di conoscere l'esito del referendum. Il capo della diplomazia americana aveva presentato a Lavrov varie «opzioni» per risolvere il conflitto e aveva già avvertito che Usa e Ue prenderanno «serie misure» se Mosca dovesse annettersi la Crimea.

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