Esteri

La Crimea verso il referendum, sale la tensione. Tonfo della borsa di Mosca

Domenica la penisola vota sull'annessione alla Russia. Usa: voto illegittimo, le prospettive peggioreranno. Oggi incontro Kerry-Lavrov. Ieri morti due manifestanti

A due giorni dal referendum che deciderà le sorti della Crimea, la borsa di Mosca sprofonda. Domenica nella penisola si vota sull'indipendenza da Kiev e la borsa russa sta perdendo il 5%. La Russia ha lanciato nuove esercitazioni militari ai confini con il Paese, nonostante le minacce di Londra e Washington. Circa 4mila paracadutisti, 36 aerei militari e 500 veicoli sono in mobilitazione. In Crimea intanto continuano gli scontri. Ieri sono morte due persone. A Donetsk, città nella parte est dell'Ucraina, i filo-russi hanno assassinato un manifestante pro-Maidan. Nelle banche della penisola i correntisti hanno inizato a formare lunghe file per prelevare contanti. Per gli Usa il referendum è illegittimo. Il segretario di Stato americano, John Kerry, è giunto a Londra per un faccia-a-faccia con il collega russo, Serghei Lavrov, nel tentativo in extremis di disinnescare la tensione alla vigilia del voto. Gli Stati Uniti e l'Europa hanno ripetutamente avvertito Vladimir Putin che in caso di annessione della repubblica autonoma ucraina le prospettive sulla crisi peggioreranno sensibilmente. Dall'Occidente vengono minacciate sanzioni che potrebbero distruggere i risultati economici raggiunti dalla Russia negli ultimi dieci anni. L'Unione europea, che ha già iniziato il suo programma di aiuti economici a Kiev, lunedì dovrebbe innescare un piano di sanzioni mirate. Governo, businessman e compagnie di Stato russi si stanno preparando a uno scenario “in stile iraniano”, che potrebbe seguire quella che ormai pare la certa annessione della Crimea alla Federazione. Ipotesi contro la quale, ieri, il neo-premier ucraino si è scagliato con durezza: “La Russia sta portando avanti in Ucraina un'aggressione militare che non ha ragioni né fondamento e questo è inaccettabile”, ha detto il primo ministro ad interim Arseniy Yatsenyuk, parlando al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Yatsenyuk si è detto convinto che i russi non vogliano in realtà la guerra e ha invitato i leader di Mosca a prestare attenzione al volere del popolo e tornare al dialogo con l'Ucraina.

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