Esteri

Parte la macchina delle elezioni-kolossal

I marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, ostaggi del voto indiano

Il destino dei marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, è sempre più chiaro che dipende dal risultato delle elezioni generali e non dalle decisioni dei giudici. Si terranno, infatti, a partire dal 7 aprile le elezioni in India, la più grande democrazia del mondo, che dovrebbero portare al potere il nazionalista hindu Narendra Modi e il suo partito Bharatiya Janata Party (Bjp), grazie al suo programma che promette ripresa economica. Il voto per l’elezione dei 543 membri del Parlamento avverrà in nove fasi fino al 12 maggio e i risultati verranno resi noti il 16 maggio. Alle più grandi consultazioni della storia parteciperanno 814 milioni di persone, dalla remota regione dell’Himalaya al sud tropicale del Paese, cento milioni in più rispetto al 2009. In India si vota dal 2004 con il sistema elettronico, con un sistema maggioritario uninominale. Da quest’anno gli elettori potranno anche esprimere un «non voto». Infatti la Corte suprema indiana ha compiuto un primo passo verso l’adozione dell’opzione di voto «none of the above» (nessuno tra quelli indicati ndr) alle urne, in tutto e per tutto simile alla nostra «scheda bianca». Prima il cittadino che non voleva esprimere preferenze doveva pubblicamente dichiararlo al presidente di seggio. Si tratterà delle più imponenti elezioni mondiali, cui prenderanno parte centinaia di milioni di elettori, in gran parte giovani, cui spetta la responsabilità di eleggere i propri rappresentanti alla Lokh Sabha, la Camera Bassa del Popolo presso il parlamento di New Delhi. La battaglia vedrà impegnati da una parte Modi, figlio di un venditore ambulante di Gujarat e dall’altra Raul Gandhi, il laureato a Cambridge e Harvard, che dopo due mandati al governo alla guida del Partito del Congresso sembra destinato alla sconfitta. Ai tradizionali partiti marxisti e maoisti si è accodato un terzo incomodo: Arvind Kejrival, del partito Aam Aadmi Party (AAP), il Partito dell’Uomo Comune già soprannominato il «Grillo d’India» per la sua campagna contro la corruzione e i privilegi dei politici. Non a caso ha scelto come simbolo del suo partito una scopa e il suo partito della «ramazza» vuole fare piazza pulita dei rampolli delle dinastie che controllano l’India dall’indipendenza. Sul voto pesano infatti i numerosi scandali che hanno visto coinvolti i membri del Partito del Congresso, ispirazione centrosinistra. Dal Coalgate, lo scandalo delle miniere a quello che vede coinvolta a margine anche Finmeccanica. Non solo, il sostegno del partito al governo alla grande distribuzione straniera ha visto la sollevazione degli agricoltori e dei piccoli commercianti che temono di perdere affari a vantaggio dei produttori stranieri in particolare cinesi. La crisi economica globale ha frenato la crescita dell’India che viaggiava intorno all’8 per cento e nonostante negli ultimi dieci anni la popolazione che vive in condizioni di povertà si sia ridotta resta sempre un terzo dell’intera India. Su questo punta il candidato degli Hindu, Narendra Modi governatore del Gujarat che tutti i sondaggi danno in vantaggio. La vicenda dei due fucilieri di Marina italiani è l’ultimo argomento sbandierato dal partito Bharatiya Janata Party (Bjp) contro il governo espressione del Partito del Congresso guidato da Sonia Ghandi, italiana di nascita e vedova di Rajiv figlio di Indira. La vittoria scontata del partito Hindu di Modi rischia così di complicare la situazione di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Non solo. Anche quella dei cristiani e dei musulmani. Proprio il candidato Modi è stato accusato di non aver fatto abbastanza, quando era governatore dello stato del Gujarat per fermare le violenze indu contro i musulmani: nel 2002 ci furono oltre 2000 vittime in gran parte musulmane. E Modi punta a conquistare il voto dei cristiani e per questo gran parte della sua campagna si è svolta negli stati dove è maggiore la presenza dei cristiani: il Nordest dell’India e nel Kerala. Lo stato dei due pescatori che secondo le accuse dell’India sarebbero stati uccisi dai due marò italiani in servizio antipirateria.

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