Esteri

La Russia è pronta alla guerra in Ucraina

La Camera alta ha dato il via libera alla richiesta avanzata da Putin di autorizzare l'uso della forza in Crimea e ha chiesto il rientro dell'ambasciatore negli Usa. Dal Cremlino spiegano: nulla è stato deciso

L'avevano detto: "Non ignoreremo la richiesta d'aiuto della Crimea". Così è stato. Vladimir Putin ha chiesto al Consiglio della Federazione (la Camera alta del Parlamento russo) di autorizzare l'uso della forza in Ucraina. E il "Senato" russo ha dato il via libera chiedendo, contestualmente, il ritiro dell'ambasciatore negli Usa. L'intervento armato, hanno spiegato, si rende necessario per proteggere la Flotta del Mar Nero in Crimea e la "vita dei cittadini russi". A questo punto tocca a Putin decidere se e quando dare l'ordine di attaccare. La guerra sembra ormai ad un passo anche se il viceministro degli Esteri russo Grigory Karasin spiega che "il consenso che il presidente ha ricevuto non significa letteralmente che questo diritto verrà usato in fretta". Non caso il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov spiega che per ora nulla è stato deciso e Mosca spera che non ci sia un'ulteriore escalation in Ucraina. Insomma quello messo in campo dalla Russia sembra piuttosto uno "strumento di pressione". E qualcosa di più si capirà stasera quando alle 20, su richiesta inglese (Londra ha anche convocato l'ambasciatore russo per chiarimenti), si terrà una riunione d'emergenza del consiglio di sicurezza dell'Onu. Lunedì, invece, si ritroveranno a Bruxelles i ministri degli Esteri dell'Unione europea. Il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, ha chiesto a Mosca di non schierare forze armate in Ucraina e di rispettare il diritto internazionale. Mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto "l'immediato ripristino di un dialogo calmo e diretto tra tutte le parti interessate per risolvere l'attuale crisi" e a breve ha in programma un colloquio telefonico con Putin.     L'intervento della Nato. Il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha scritto un messaggio su Twitter in cui chiede alla Russia di "rispettare la sovranità, l'integrità territoriale ed i confini dell'Ucraina".     #Russia must respect #Ukraine's sovereignty, territorial integrity & borders, including w/ regard to movement of Russian forces in Ukraine — AndersFogh Rasmussen (@AndersFoghR) 1 Marzo 2014     Accelerazione in mattinata. La decisione russa era scontata. Solo poche ore prima Valentina Matviyenko, presidente del "Senato" russo, aveva auspicato "l'invio un contingente limitato di truppe per assicurare la protezione della Flotta del Mar Nero e dei cittadini russi. Sebbene la decisione spetti al presidente del nostro Paese e comandante in capo (Vladimir Putin) guardando oggi alla situazione uno scenario del genere non può essere escluso. Dobbiamo proteggere la (nostra) gente". Da parte sua la Duma, attraverso il presidente, Serghei Naryshkyn, aveva chiesto a Putin di "usare tutti i mezzi possibili per proteggere", la popolazione della Crimea.     Forze in campo. In territorio ucraino sono già presenti migliaia di militari russi e, secondo il ministro della Difesa di Kiev, Ihor Tenyukhè, Mosca ha portato il contingente totale a 6.000 militari, gli ultimi 2.000 giunti ieri sera con un ponte aereo. Il ministro della Difesa di Kiev ha avvertito che le Forze Armate nazionali sono state poste in stato di massima allerta nella penisola di Crimea. E il premier Arseny Yatseniuk ha definito "inaccettabile" la presenza di "blindati russi nel centro delle città dell'Ucraina".

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