I nostri marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono il giorno della verità, quello in cui sapranno di cosa sono accusati, e lo attendono da ben due anni. Quel giorno potrebbe essere oggi: è infatti prevista l’ennesima udienza davanti alla Corte suprema, massimo ente giuridico indiano, al quale spetta il non semplice compito di sbrogliare la matassa che, passando di mano tra autorità e tribunali locali e centrali, si è terribilmente complicata. Mentre il ministro della Difesa dell’India, A.K. Antony, tuona attraverso la stampa che per i marò «non si faranno compromessi», ci sono altri ministri e altre autorità che vorrebbero vedere la vicenda risolta attraverso appropriati contatti diplomatici. La scorsa settimana, nel rinviare l’udienza a oggi, la Corte suprema ha richiesto al governo indiano di definire la sua posizione, cioè se vuole che venga applicata la legge antiterrorismo e antipirateria o meno. Evidentemente la decisione di accusare due soldati in missione internazionale di pace contro la pirateria, proprio di atti di pirateria è una tale assurda enormità che la autorevole e rispettatissima Corte suprema indiana proprio non si sente di prendere. Almeno non senza un parere preciso e scritto dell’esecutivo attualmente in carica. La vicenda si trascina così ormai da due anni: nell’udienza ancora precedente, quella del 10 febbraio, il governo indiano aveva proposto l’applicazione del Sua Act, assicurando però che non sarebbe stata prevista la pena di morte. Questa proposta era stata naturalmente respinta dall’Italia, che pretende, supportata dalle massime autorità internazionali, la Ue, la Nato e l’Onu, che non si parli mai più di legge antipirateria contro i due militari italiani. Mentre le autorità indiane continuano a passarsi la patata bollente, il nuovo governo italiano, a guida Matteo Renzi, ha fatto subito quadrato attorno ai nostri militari ingiustamente sottoposti a fermo giudiziario in India. Una manciata di minuti dopo il giuramento e il primo consiglio dei ministri tanto il premier, quanto le responsabili dei dicasteri della Difesa, Roberta Pinotti, e degli Esteri, Federica Mogherini, hanno contattato telefonicamente Latorre e Girone assicurando loro tutto il possibile impegno per garantire il rispetto dei loro diritti in base al diritto internazionale. I due militari italiani, infatti, hanno agito in acque internazionali su una nave italiana e, se devono essere giudicati, devono esserlo in patria. In attesa che si sblocchi la situazione in India nel nostro paese continuano le manifestazioni di solidarietà. Oggi, in attesa del pronunciamento della Corte, continua la mobilitazione promossa dal vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dai giovani del Nuovo Centrodestra per chiedere «l’immediato rientro dei marò in Italia». A partire dalle ore 8,30, davanti all’ambasciata dell’India di via XX Settembre a Roma, si terrà un’iniziativa simbolica in attesa dell’udienza. Intanto Gianni Alemanno invita il premier a «muoversi con grande decisione», perché saranno necessari «molto più di un tweet e di una telefonata a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per risolvere questo caso vergognoso e drammatico». E prosegue: «La nuova udienza di questo processo che non comincia mai sarà la prima vera prova del premier. Ogni arma di pressione deve essere messa in campo per dimostrare che anche l’Italia è irremovibile sulla questione dei nostri marò».
Per il giorno della verità il giudice attende un segno dal governo
Antonio Angelia.angeli@iltempo.it I nostri marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono il giorno della verità, quello in cui sapranno di cosa sono accusati, e lo attendono da ben due...