Esteri

I soldati di Nuova Delhi specializzati in violenze

Negli ultImi cinque anni sono oltre 400 i caschi blu delle Nazioni Unite sotto inchiesta per stupri e violenza nei confronti della popolazione civile

Negli ultImi cinque anni sono oltre 400 i caschi blu delle Nazioni Unite sotto inchiesta per stupri e violenza nei confronti della popolazione civile che dovevano proteggere. Il segretario Ban Ki-moon si è limitato a esprimere aspre critiche e a chiedere che i militari coinvolti siano processati in patria. Ma la i soldati dai contingenti internazionali una volta a casa sono stati semplicemente ammoniti. E nelle pagine più ignobili della storia delle Nazioni Unite i militari indiani si sono gudagnati un ruolo da protagonisti attivi in violenze e stupri. Il contingente militare di New Delhi faceva parte, ancora oggi ci sono 4.554 soldati indiani, della missione Monuc una delle più costose e più numerose messe in campo dall’Onu. Dal 2000 oltre 17.000 caschi blu provenienti dal Sud America, dall’Africa e dall’ Asia hanno il compito di interposizione tra le fazioni in lotta e per mettere fine alla guerra civile e soprattutto all’ondata di stupri così diffusa che oltre duecentomila donne sono rimaste vittime di violenza sessuale da parte delle varie milizie. In questo contesto, i militari che dovevano impedire queste tragedie sono diventati loro stessi carnefici. E l’estate del 2008 quando scoppia lo scandalo che coinvolge i caschi blu delle Nazioni Unite. Donne e bambine picchiate, stuprate, costrette a prostituirsi. L’inchiesta dell’Onu e quella delle autorità del Congo individua senza ombra di dubbio i responabili: sono i caschi blu che vengono da Nuova Delhi: 12 ufficiali e 34 soldati del 6° Battaglione Sikh schierato nel contingente Onu nel Nord Kivu. Sotto accusa anche il maggiore dell’esercito indiano RR Ghumman appartenente al Battaglione fucilieri Jammu e Kashmir. Un barattolo di latte in polvere, un sacco di riso per comprare una ragazzina e trasformarla nel passatempo della truppa. Alcune bambine erano state attratte nel girone infernale della caserma del contingente indiano in cambio di un biscotto e una tazza di latte. I soldati più generosi le davano un dollaro. “One dollar baby” erano chiamate dai caschi blu e così il contingente internazionali si comportava allo stesso modo delle milizie che erano andato a fermare. Nel mirino dei soldati indiani finiscono anche bambini di sesso maschile sodomizzati a turno dai soldati che avrebbero dovuti proteggerli proprio da questo tipo di violenze. Secondo l’inchiesta delle autorità congolesi e delle Nazioni Unite le donne venivano fatte entrare nelle caserma dei caschi blu dopo aver indossato una divisa dell’esercito indiano come emerge dalle testimonianze di alcune delle donne che hanno partorito figli avuti da soldati indiani: i cosidetti “peacekeepers-babies”.. Mentre sono ancora in corso inchieste del Palazzo di Vetro su attività illecite dei soldati indiani in Sudan e Etiopia, dove i militari di Delhi sono coinvolti in contrabbando di armi e abusi sessuali, nel marzo 2008 finirono nelle galere di Pretoria tre ufficiali indiani in licenza dal Congo. Un tenente colonnello e due maggiori del contingente Monuc furono accusati di stupro da una ragazza sudafricana di 20 anni che denunciò di essere stata violentata a Plettenberg Bay dai tre ufficiali dell’Onu. I tre dopo mesi nella foresta del Nord Kivu al comando delle truppe Onu per garantire la tregua in Congo, si presero qualche libertà di troppo con la giovane costringendola a subire violenza ripetuta per più giorni in un motel. La ragazza raccontò alla polizia di essere stata costretta a subire abusi di ogni genere dai tre indiani. I tre furono trasferiti al consolato indiano dove ricevettero una lasciapassare diplomatico e tornarono in patria. Il tenente colonnello e i due maggiori, tornati in patria, ricevettero una reprimenda e tornarono ai loro battaglioni. Quello dello stupro è un vizietto tutto indiano. Il Katamndu Post ha riferito tempo fa di due addetti alla sicurezza indiane dispiegate lungo il confine con l'India sono stati accusati di aver violentato due donne tribali nepalesi.

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