Esteri

Marò, accuse confermate Ritiriamo l’ambasciatore

L'India rinvia l’udienza e conferma l’accusa di terrorismo Solita protesta italiana. Ora basta, prendiamo iniziative forti

Schiaffo numero 27: tanti sono stati in questi due anni i rinvii del procedimento a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, due soldati italiani in missione antipirateria per i quali, ora, la pubblica accusa indiana chiede il giudizio come terroristi. La linea del «basso profilo», dei gesti diplomatici di distensione non ha prodotto risultati. Il Tempo ha affisso sulla facciata della storica sede di Palazzo Wedekind, nel cuore della Capitale, la scritta «Riportiamo a casa i marò». Poi ha avviato una raccolta di firme in loro favore che ha ottenuto adesioni entusiastiche, da Francesco Totti a Enrico Letta. Ora Il Tempo chiede che il governo italiano ritiri l’ambasciatore a New Delhi: un’iniziativa forte, in risposta a decisioni inaccettabili delle autorità indiane. Ieri infatti c’è stato l’ennesimo rinvio dell'udienza presso la Corte suprema indiana, che doveva esaminare il ricorso italiano per conoscere i capi di imputazione. L’udienza è stata rimandata a martedì 18 febbraio. Durante il procedimento il procuratore generale E.G. Vahanvati ha chiesto alla Corte suprema di applicare la legge antipirateria (Sua Act), ma senza la specifica richiesta di pena di morte. L’accusa ha scoperto le carte e chiede che i due militari siano processati come terroristi. La notizia ha scatenato una grandinata di proteste: «Inaccettabile l’imputazione proposta dalle autorità indiane». Così il premier Enrico Letta. «L’uso del concetto di terrorismo è da rifiutare in toto. Italia e Ue reagiranno». E da Bruxelles il ministro degli Esteri, Emma Bonino: «L’accusa che ipotizza il reato di terrorismo per i due marò italiani è irragionevole. Significa pensare che l’Italia è un paese terrorista». Questo, ha commentato il ministro, «non è pensabile: questo è un Paese che assume la presidenza dell’Unione Europea fra pochi mesi». Il presidente di Fratelli d'Italia, Ignazio La Russa ha detto che il governo deve «adire l’arbitrato internazionale sotto l’egida dell’Onu, uscire progressivamente dalle missioni di pace, ad iniziare da quelle antipirateria e mobilitare l’opinione pubblica».

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