Ancora un rinvio, al 18 febbraio. Anche se stavolta dovrebbe essere la settimana decisiva. Stamattina la Corte Suprema ha infatti ascoltato le posizione della pubblica accusa nel processo contro i due marò italiani detenuti in India da due anni. Accusa che ha ribadito la richiesta di applicazione della legge anti-pirateria (Sua Act) ma senza la clausola della pena di morte. Confermate quindi le indiscrezioni della vigilia con i due fucilieri che, a questo punto, rischierebbero fino a 10 anni di carcere. Netta l'opposizione delle difesa con il governo italiano che sarebbe pronto a ricorrere anche al tribunale dell'Onu per evitare che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone siano giudicati come terroristi. L'avvocato dei due marò ha già annunciato la presentazione di una specifica memoria di opposizione all'applicazione del Sua act. Visto lo stallo il giudice si è preso una settimana per decidere. E ora la battaglia si sposta sul piano legale con l'inviato Staffan de Mistura che al termine dell'udienza rilancia: «Abbiamo riproposto con forza la richiesta che i marò tornino a casa in attesa di una soluzione sul processo». Nel frattempo il ministro della Defiesa Mario Mauro è arrivato a New Delhi e si trova nell'ambasciata italiana. Tra le ipotesi circolate in queste ore come forma di protesta nei confronti del governo indiano anche quella di richiamare in Italia l'ambasciatore. L'affondo del premier Letta. Il presidente del Consiglio ha commentato la notizia su Twitter. #Marò, inaccettabile l'imputazione proposta da autoritá indiane.Uso del concetto di terrorismo da rifiutare in toto.Italia e Ue reagiranno. — Enrico Letta (@EnricoLetta) 10 Febbraio 2014 Palazzo Chigi. La replica di Palazzo Chigi alla decisione della Corte Suprema indiana resta nel solco di quanto affermato già nei giorni scorsi. «Il capo d'imputazione presentato oggi in India dall'Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due fucilieri di marina italiani sulla base della legge antipirateria è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l'incidente a un atto di terrorismo. L'Italia non è un Paese terrorista. Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile. Si tratterebbe di una decisione lesiva della dignità dell'Italia quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria conformemente alla legislazione italiana, al diritto internazionale e alle decisioni rilevanti del Consiglio di sicurezza dell'Onu», si legge in una lunga nota dell'esecutivo. Palazzo Chigi aggiunge che si tratterebbe di un esito di estrema gravità, sconcertante e contradditorio. Esso comporterebbe conseguenze negative nelle relazioni con l'Italia e con l'Unione Europea, con ripercussioni altrettanto negative anche sulla lotta globale contro la pirateria. Il governo italiano chiede che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la Sua Act tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio. Alla luce della decisione della Corte Suprema, il governo si riserva di assumere ogni iniziativa: «Dopo due anni senza un capo d'accusa, non intendiamo recedere dal nostro obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità ed i loro diritti». Bonino. Fa eco a questo comunicato Emma Bonino: «L'accusa per la legge sul terrorismo è assolutamente inaccettabile, non solo per i marò. Infatti, non solo si ipotizza che l'Italia è un Paese terrorista, ma anche che i marò sono dei terroristi mentre in realtà sono dei funzionari nell'espletamento delle loro funzioni». Per questo, ha proseguito il ministro «abbiamo duramente contestato in aula questa posizione» e l'Italia continuerà a fare tutte le pressioni possibili, dando anche un senso di ragionevolezza. L'accusa indiana «non solo è sproporzionata ma va anche al di là degli stessi paletti che aveva dato la Corte Suprema un anno fa. Vogliamo che la Corte Suprema prenda atto dell'inaccettabilità e della irragionevolezza totale di questo capo di imputazione». Anche un ricorso al tribunale dell'Onu fa parte di tutte le «strade eventuali sul tappeto» ma, ha aggiunto Bonino, «penso anche che non sia il caso di rendere pubbliche tutte le carte che abbiamo». In ogni caso, ha concluso, «certamente» il caso sarà sollevato oggi in occasione del Consiglio dei ministri Ue.
Caso marò, la Corte Suprema si prende una settimana per decidere
L'accusa chiede l'applicazione della legge anti-pirateria, ma senza pena di morte. Netta opposizione della difesa. E il giudice rinvia l'udienza al 18 febbraio. Letta: «Inaccettabile, reagiremo»
