Esteri

Mauro: «Liberateli o basta missioni»

Il ministro della Difesa minaccia lo stop degli interventi di pace e sicurezza. Il governo indiano rinuncia alla pena di morte ma non all’incriminazione

I marò Latorre e Girone devono tornare a casa con onore oppure diremo basta alle missioni internazionali di pace: non usa mezzi termini il ministro della Difesa, Mario Mauro, nel porre l’importanza dei nostri due fucilieri imprigionati in India sul piatto della bilancia internazionale. «È notizia di ieri la dichiarazione dell’Alto Rappresentante Ashton che sui marò ha espresso "serie preoccupazioni" perché la questione, a suo dire, rischia di avere ripercussioni negative sulla credibilità degli sforzi della Ue nella lotta alla pirateria - ha affermato Mauro ieri rispondendo alle domande dei parlamentari delle commissioni Difesa di Camera e Senato riunite a Palazzo Madama - È mia premura sottolineare che la partecipazione italiana alle future missioni antipirateria della Nato e della Ue è legata intrinsecamente alla soluzione della vicenda dei nostri marò, che dovrà concludersi positivamente con il ritorno a casa, con onore, dei nostri due fucilieri». Parole chiare e decise, pronunciate in Senato nella sede istituzionale delle comunicazioni del governo sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione finalizzati ai processi di pace e stabilizzazione. «Prendo atto - ha proseguito Mauro - che c’è un’intenzione del Parlamento di presentare un ordine del giorno che vincoli la nostra partecipazione alla questione dei marò, una decisione che spetta al governo nella sua interezza e non solo al ministro della Difesa. Torno a sottolineare che sono intrinsecamente collegate la soluzione di questo caso e la conduzione di questo tipo di missione». Anche perché, ha puntualizzato il ministro della Difesa, «quel caso investe la legittimità delle azioni che sul piano internazionale i governi fanno per porre freno al flagello della pirateria». Tutto questo considerando inoltre che, grazie alla presenza dei marò «secondo i dati più recenti - ha aggiunto - nel corso del 2013 le navi attaccate sono state un quarto di quelle del 2012 e, cosa ancora più importante, nessuno degli attacchi ha avuto successo». La presa di posizione netta del responsabile del dicastero della Difesa ha subito incassato il plauso di Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d’Italia: «Qualcosa finalmente si muove. Noi lo chiediamo da mesi». Intanto in India la pressione internazionale porta le autorità a riconsiderare l’intero caso. Il governo indiano avrebbe trovato, con la mediazione del procuratore generale, una «via d’uscita» per sbloccare l’impasse sull’incriminazione di Girone e Latorre. Lo riporta il quotidiano The Indian Express, precisando che la soluzione proposta è quella di presentare un atto di accusa in cui viene mantenuta l’applicazione del Sua Act, la legge antipirateria, escludendo però a priori il ricorso alla pena capitale. Da tempo è in corso un braccio di ferro tra il ministero dell’Interno e quello degli Esteri indiano sulla questione del Sua Act e la pena capitale, con quest’ultimo impegnato a bloccare ogni tipo di impostazione «che potrebbe avere gravi effetti nelle relazioni dell’India con l’Italia e l’Unione Europea», scrive ancora il giornale indiano. E si attende per lunedì il pronunciamento della Corte suprema.

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